
Il terremoto che si è abbattuto sul Venezuela ha falciato quasi duemila vittime, dato purtroppo provvisorio, perché i dispersi sono ancora decine di migliaia, un’ecatombe a cui il mondo ha risposto immediatamente inviando aiuti, mezzi e personale specializzato, anche perché il sistema sanitario locale è al collasso e privo del materiale medico di base.
In questi tragici momenti emergono prepotentemente la forza travolgente della natura e la fragilità dell’uomo, nonostante il progresso lo aiuti non a sconfiggere, ma ad arginarla, cercando di adattare il proprio stile di vita, piegandosi come canna al vento che non si spezza.
La commozione per il Venezuela è di tutto il mondo, eppure la stessa sensibilità non sappiamo dimostrare per eventi altrettanto nefasti, causati dall’uomo. Penso alla Palestina, con l’incapacità del mondo di impedire a Israele per mesi e mesi di bloccare gli aiuti internazionali; penso alla guerra russo-ucraina, alle guerre dell’Africa, del sud asiatico.
Una delle principali compagnie internazionali attive nel mondo dell’assicurazione, Munich Re, ha aggiornato il conto delle catastrofi naturali del 2025, con 17.200 morti e 244 miliardi di dollari in danni economici.
Ma l’anno prima, a causa della guerra, si sono registrate 72.960 vittime in Ucraina, 29.772 in Palestina, 19.771 in Myanmar, 15.526 in Sudan, 10.180 in Etiopia, 9155 in Nigeria, 8208 in Messico e altri 20.000 fra Burkina Faso, Siria, Somalia. E non sono compresi i decessi provocati dal cambiamento climatico.
Ne uccidono più gli uomini che la natura e quelli che uccide la natura sono spesso frutto di corruzione, leggi sbagliate, speculazione edilizia e finanziaria.
Come cambierebbe il mondo se la spesa militare mondiale calasse invece di continuare a crescere? Nel 2025 ha raggiunto i 2.887 miliardi di dollari, con un aumento del 2,9% in termini reali rispetto al 2024, segnando l’undicesimo incremento consecutivo (dati Stockholm international peace research institute).
Papa Leone XIV, parlando ai giornalisti del tg2 Rai ha ripreso le parole di Papa Francesco: “Tocca a voi mostrare le sofferenze che la guerra porta sempre alle popolazioni; mostrare il volto della guerra e raccontarla con gli occhi delle vittime per non trasformarla in un videogame”.
Non ci siamo abituati a vedere la natura esplodere la sua forza, ma ci siamo abituati alla quotidiana violenza dell’umanità contro sè stessa; ne siamo assuefatti; è una visione quotidiana che riduciamo a videogame per non esserne coinvolti. Soffriamo nel vedere bambini estratti dalle macerie di palazzi implosi accartocciandosi, ma soffriamo meno nel sapere le violenze contro i bambini nei paesi in guerra. Soffriamo nel vedere i palazzi del Venezuela crollati come castelli di carta, ma non se le distruzioni sono a Gaza, nel Libano, in Ucraina e ora in Russia.
L’umanità non deve temere la natura, anche se deve rispettarla e ad essa adattarsi; deve avere molto più paura di sè stessa. Lo dicono i freddi numeri, non le narrazioni che ci costruiamo.



