Zone rosse. Lockdown all’italiana

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Io credo che dovremmo ogni tanto ricordare il lockdown di un anno fa per comprendere che i contagi caleranno lentamente, molto lentamente nonostante i messaggi positivi che provano a iniettarsi e succederà soltanto quando saremo vaccinati. Ecco, il quando continua a restare un’incognita.

     Fermo immagine tratto dal video della Gazzetta di Modena     


Vi ricordare l’arrivo della pandemia e il primo lockdown nella primavera del 2020? Nessuno per strada, negozi chiusi, le forze dell’ordine che dal megafono ricordavano: “State in casa”, le sirene come unico suono, le file davanti ai negozi perché le entrate erano contingentate e severamente sorvegliate, i guanti necessari ovunque, vietate perfino le passeggiate, l’ingresso ai parchi sbarrati.

I risultati arrivarono, anche senza vaccino; sembrò anzi che tutto sarebbe gradualmente finito, ma l’autunno ci ha riportato contagi e morti e da allora il coronavirus è sempre con noi. I morti continuano ad aumentare, con un ritmo di quasi 500 al giorno.

Dati, notizie e i commenti si sommano a dati, notizie e commenti, diversi, contrapposti, in un fiume nel quale ormai sappiamo solo galleggiare lasciandoci trasportare, Cinque morti in una sparatoria negli Stati Uniti ci impressionano più dei 500 decessi quotidiani nel nostro Paese.

Le norme diventano cervellotiche, spesso senza coerenza né senso, Ad aprile 2021 non siamo riusciti nemmeno a mettere in sicurezza gli ospiti delle rsa (all’appello manca il 25%); i tempi si allungano, come i problemi legati a normative e regolamenti.

Viviamo nell’era del forse,

Così stiamo facendo il callo a tutto e le zone rosse diventano all’italiana, neanche rosè.

Nei negozi si entra a prescindere e non basta una gentile voce all’altoparlante a ricordarci di mantenere le distanze; così le corsie sono affollate in un continuo incontrarsi, anche se con mascherina.

I giovani, quando sono in gruppo, hanno la mascherina dappertutto ma non dove dovrebbero e gli anziani, con la scusa del naso che respira, a malapena si coprono la bocca e, se fumano, neanche quella. Chi fa passeggiate salutistiche, anche nei centri abitati, si sente in diritto di non portare la mascherina o di portarla come reggi mento. Gli umarel sono davanti ai cantieri come prima.

Le aziende lavorano e sento diverse persone lamentarsi che le protezioni e le distanze sono disattese, talvolta dagli stessi manager e dirigenti.

Parrucchieri e barbieri sono chiusi, danneggiati da chi abusivamene si reca a domicilio e, a guardare le teste altrui, si vedono cappelli corti e perfettamente tagliati.

Io credo che dovremmo ogni tanto ricordare il lockdown di un anno fa per comprendere che i contagi caleranno lentamente, molto lentamente nonostante i messaggi positivi che provano a iniettarsi e succederà soltanto quando saremo vaccinati. Ecco, il quando continua a restare un’incognita.

L’Italia si conferma nazione dal grande cuore, pronta a mobilitarsi nelle emergenze, capace perfino di diventare disciplinata e ordinata, ma le manca l’ossatura di strutture pubbliche e di regole che consentano trasparenza ed efficacia. Appena finisce l’emergenza, entriamo nelle paludi della burocrazia e non ne usciamo più.

 

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