Welfare. Gibertoni (Misto) chiede sostegni economici per l’adozione, la cura e il mantenimento degli animali domestici

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Tre i tipi di buoni spesa che la consigliera chiede di istituire: uno per il mantenimento degli animali familiari per le persone indigenti, uno per farmaci e cibo e uno per chi adotta da canili e gattili
 

Sostegni economici alle famiglie per l’adozione, la cura e il mantenimento degli animali domestici. Questo è quello che propone Giulia Gibertoni con una risoluzione nella quale chiede all’esecutivo regionale l’impegno di istituire alcuni buoni per aiutare le famiglie nelle cure veterinarie e nell’alimentazione degli animali.

Tre i tipi di “”buoni”” proposti: “”Un buono emergenza Covid-19 – scrive la consigliera del Gruppo Misto nell’atto d’indirizzo – per tutte le persone indigenti, concesso una tantum, del valore di 200 euro per ogni cane e 100 euro per ogni gatto (animali iscritti in anagrafe), finalizzato a garantire in un momento di profonda crisi economica la sussistenza degli animali familiari, un buono spesa animal”” annuo da 500 euro, per le persone con reddito inferiore a 8.000 euro l’anno, per l’acquisto di cibo, farmaci e spese veterinarie e, infine, un buono adozioni una tantum, per coloro che adottano un animale da un canile o gattile da spendere nei 18 mesi successivi all’adozione per l’alimentazione dell’animale e per le cure veterinarie (1.000 euro per adottanti con redditi fino a 55.000, 500 a quelli con redditi superiori)””.

La consigliera sottolinea infatti: “”La crisi economica generata dalla pandemia da Covid-19 non ha risparmiato neppure gli animali, sia quelli randagi sia quelli nelle famiglie che stanno affrontando un dissesto economico imprevisto e dalle conseguenze molto serie. Numerose famiglie si sono trovate in condizione di indigenza dovuta all’improvvisa sospensione delle attività lavorative e per molte di loro è quindi diventato quasi impossibile riuscire a sostenere le spese relative al mantenimento e alle cure del proprio animale d’affezione. A livello nazionale, negli atti economico-finanziari conseguenti alla pandemia, non sono previste misure a favore degli animali e delle famiglie con animali””. E aggiunge: “”L’associazione Lav ha presentato proposte dedicate agli animali al fine di prevedere un adeguato sostegno””.

Ma non sono le uniche proposte inserite nella risoluzione. Gibertoni invita la Giunta ad “”attivarsi nei confronti del presidente del Consiglio dei ministri, del ministro dell’Economia, di quello della Salute e dei presidenti delle commissioni Bilancio e Affari sociali e Sanità della Camera e del Senato per ottenere l’adeguamento dell’Iva dal 22% al 4% sulle prestazioni veterinarie e sugli alimenti per animali, un aumento della quota di detraibilità fiscale delle spese medico-veterinarie, l’equiparazione terapeutica tra farmaci umani e veterinari di identica composizione, la regolamentazione dei farmaci generici anche in veterinaria, per i quali non esiste una norma che preveda che essi debbano avere un prezzo di vendita inferiore e la commercializzazione di confezioni di farmaci veterinari commisurate alle patologie alla cui cura sono preposti, con la possibilità di garantire somministrazioni anche minime a costi proporzionali, anche per evitare il rischio di cure fai da te””.

La consigliera ricorda, infatti, che sono “”alcuni anni che le associazioni di protezione degli animali e la categoria dei medici veterinari denunciano che l’Iva sui prodotti alimentari per animali e sulle prestazioni veterinarie è pari al 22% e non agevolata al 10% o al 4%. Di conseguenza – continua – chi vorrebbe adottare un cane, magari liberandolo da canili o rifugi e spesso così sollevando le amministrazioni comunali da ingenti spese di mantenimento, ci ripensa, non potendoselo permettere. L’abbassamento dell’aliquota Iva sugli alimenti per animali renderebbe meno gravoso il costo per il mantenimento di un animale da affezione e incentiverebbe le adozioni””. E aggiunge: “”Le detrazioni Irpef previste sono minime e non sostengono adeguatamente il contribuente. Il rimborso massimo ottenibile per spese veterinarie, indipendentemente dal numero di animali che vivono con il contribuente, è pari a 49,06 euro, ossia il 19% della differenza tra il tetto massimo (387,40 euro) e la franchigia (129,11 euro), situazione valida ancora per l’anno fiscale 2019. Dall’anno fiscale 2020 la cifra di detrazione è stata innalzata dall’ultima legge di bilancio a 70 euro ed è ancora insufficiente””. Infine, Gibertoni porta all’attenzione il problema dei farmaci veterinari: “”Rappresenta un problema grave. Ci sono casi in cui il farmaco è identico nella composizione a quello umano, la cui confezione costa in media 5 volte meno, ma il medico veterinario è costretto a prescrivere quello più costoso, pena una sanzione fino a 9.296 euro””.

(Andrea Perini)

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