Voto con il mal di pancia

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Non andare al voto è legittimo, ma non per questo automaticamente giusto. Secondo
me non lo è. Vado con il mal di pancia, imprecando contro l’attuale classe politica perché
usa come strumento i referendum, ma non li tutela affinché abbiano valore.

Domenica 12 giugno andrò a votare, confermando la promessa fatta a me stesso, dopo che, per una volta, avevo accolto l’invito all’astensione, una scelta tatticamente vittoriosa, ma strategicamente dannata perché annulla il principio del voto come dovere, oltre che come diritto ed è una zappa sui piedi ogni volta vorrei invece si raggiungesse il quorum.  Non andare al voto è legittimo, ma non per questo automaticamente giusto e infatti, secondo, me non lo è.

Vado con il mal di pancia, imprecando contro l’attuale classe politica perché usa come strumento i referendum, ma non li tutela affinché abbiano valore. Pensare infatti di raggiunge il quorum del 50%+1, nonostante il traino delle amministrative, è quantomeno azzardato, se non praticamente impossibile.

Sarebbe stato indispensabile, prima, modificare le norme, come secondo me andrebbe fatto: chi va a votare decide, Mettiamoci poi la bella stagione, il fatto che si voti soltanto la domenica, che comunque ci sono cinque schede da manovrare, che, sapendo di non incorrere in sanzioni o punizioni, si può semplicemente evitare di pensarci su, dall’inizio. Aggiungiamo che sono cinque quesiti complessi e richiedono, per una risposta consapevole, la conoscenza del sistema giudiziario italiano che io non ho e più mi aggiorno, più aumentano i dubbi invece delle risposte.

Abbiamo eletto i nostri rappresentanti; siano loro a modificare la legge per superare i nodi legati alla giustizia; non siamo certo noi competenti a farlo, lasciando ai referendum di interrogarci su questioni non riducibili ai partiti e alla politica, ma alla vita umana, ad esempio il fine vita.

Vado a votare con il mal di pancia perché ci convocano ai seggi ma poi, se non piace il risultato, lo disattendono. Vi ricordate l’abrogazione delle norme che consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori privati, del 2011?

Quorum  raggiunto, 95,80% a favore… e non è cambiato nulla.

E allora, governanti, governate.

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