Vorrei una politica a misura dell’uomo

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Bice ha raccolto le valutazioni del capogruppo Bruno Rinaldi di AN e PdL nel Comune di Castelvetro, inerenti all’attualità politica. Tra le diverse cose ascoltate, ci ha fatto una confidenza:

 Signor Bruno per cominciare le sottopongo tre domande : una all’imprenditore; una al militante in AN, una al Rinaldi “ politico in senso lato”

All’imprenditore chiediamo: secondo lei , il ciclone finanziario che sta flagellando i mercati di tutto il mondo sappiamo come affrontarlo oppure c’è ancora qualche dubbio per delle incognite non chiarite, ma che le autorità preposte non vogliono che si sappiano e quindi ci tengono nascoste?

 

In questi anni, potremmo dire pure decenni, abbiamo assistito al dominio dell’economia finanziaria, alla carta, alle righe su uno schermo del computer, ma  siamo anche sempre stati consapevoli, specie qui nel modenese, che alla fine di tutto ciò che conta è il lavoro, quello vero, quello legato alla produzioni dei beni, e così credo che l’Italia laboriosa riuscirà assai bene ad uscire da questa momento, attraverso la sua usuale laboriosità e fantasia

 

Al militante di AN chiediamo : In tutta sincerità come procede la marcia verso la costruzione del nuovo Partito delle Libertà? C’è qualcosa che  durante il tragitto  ha visto ma che non ha condiviso o che ha suscitato qualche sua perplessità? 

 

Quando con la famiglia si parte per un viaggio non serve accelerare troppo perché poi si esce di strada e non si arriva, nemmeno serve andare troppo piano perché si arriva all’albergo che la camera è già occupata, ma credo che la nostra velocità sia al momento quella giusta e soprattutto abbiamo ben chiaro dove si vuole arrivare d’altronde il PDL è già una realtà, la gente lo vive già

 

Al politico Bruno Rinaldi ci vuol dire se potesse acquisire la possibilità di governare, in quale settore specifico concentrerebbe le sue attenzioni ? Per intenderci quale sogno nel cassetto vorrebbe concretizzare come politico al governo e non all’ opposizione?

 

Se la domanda la pone come dice lei “al politico in senso lato” la risposta è solo una: Modena

 

Modena? Ma cosa c’entra Modena?

 

Siamo tutti modenesi e io in particolar modo mi sento e voglio pensare in Modenese.

Di sicuro so anche di non essere  un economista, non ho specifiche conoscenze del mondo del marketing, ma sono un cittadino attento, ed allora vorrei fare una considerazione semplice, perfino ovvia.

Alcuni decenni fa, le maggioranze rosse della nostra provincia erano animate dalla “voglia” irrefrenabile di costruire grandi centri commerciali, ovviamente monomarca…a quel punto erano necessarie tutte le infrastrutture utili per arrivarci, beh detto fatto, la lentezza che esiste e che è esistita nel costruire altre vie tipo la modena-sassuolo, la pedemontana e compagnia bella, è all’improvviso scomparsa lasciando la scena ad un virtuosismo politico amministrativo quanto mai sospetto, ma è solo la prima cosa…i centri commerciali oggi ci sono, straordinari, enormi, ben serviti e al nostro servizio, è però nato un problema, peraltro ampiamente prevedibile…il centro storico, quello stesso centro storico che quando visitavo da bambino insieme alla mia famiglia era una festa, un evento.

La via Emilia era una parola d’ordine, che comportava per noi bambini e per gli adulti una passeggiata nella nostra storia e nella nostra cultura, fatta di piccoli negozi e di quelli che una volta si chiamavano i bottegai…

Oggi non è più così, il centro storico vive momenti di profonda crisi, non solo economica ma soprattutto di snaturamento culturale e storico, una Modena sofferente quella di oggi, che come un malato sul letto di morte, ha solo ogni tanto una boccata di ossigeno rappresentata da qualche strano mercatino fatto e calato dall’alto per alleviare anche se di poco la oramai troppo lunga sofferenza, ma tutto ciò è momentaneo, la morte è rinviata a data da destinarsi???

Un’autentica vergogna, ma attenzione, le menti illuminate si sono accorte di una nuova cosa, uno scoop dell’intelligenza…i centri commerciali naturali, che poi altro non sono che i centri storici come erano una volta…insomma, “fer e desfer le tot un lavurer” dicevano i nostri vecchi,  tale detto è tenuto in grande considerazione da certi amministratori che piuttosto di ammettere le loro respons
abilità storiche preferiscono inventarsi nuovi termini, cose strane, ma molte suggestive che però ahimè arrivano in forma sbagliata e con enorme ritardo e aggiungo, anche senza troppa convinzione.

Vorrei un centro storico fatto di Modenesità e bottegai.

 

Quindi Lei ritiene che” Modenesità e bottegai “possano essere o diventare una proposta politica in alternativa all’attuale  governo della città?

 

Si, alla grande!

Premetto che l’imperativo categorico è risolvere in modo che duri nel tempo il problema sicurezza perché è impensabile che ogni modenese da grande debba fare lo sceriffo, il suo guarda macchina, il suo guarda appartamento e via  via in progressività fino a farsi stroncare dallo stress o dall’ansia da insicurezza

Il modenese da grande deve invece  ripensare il modo di vivere la sua città, per riprendersi la sua città  aggiornata o se vogliamo ripulita , riarredata con la riscoperta di nuovi e vecchi valori  da rendere tangibili e concreti , quasi respirabili passeggiando lungo la via Emilia come un tempo.

Ma sa che per fare questo c’è bisogno dell’apporto di ognuno e sarebbe il frutto di una quasi rivoluzione culturale? Sarebbe ridare alla politica il suo ruolo di pensare in grande, una politica come mezzo per la città di esprimere al meglio se stessa.

Stia pur certo che la modenesità se lasciata libera,  emergerebbe come per incanto, come spontaneamente  assieme  a tutti i suoi pregevoli collegati. Modena  è la classica città che non va mortificata, imbrigliata. Modena va liberata dal torpore iniettatole dai suoi burocrati ora al suo governo . Riscoprire e fare risaltare la nostra modenesità in tutti i suoi molteplici aspetti è la vera e innovativa risposta all’attuale  Modena decadente del sindaco Pighi

 

Ma i bottegai cosa c’entrano?

 

Vi entrano a buon diritto perché l’apporto del bottegaio, come dell’artigiano o del mercante è sinonimo di città aperta alla cultura.

Voglio dire che non siamo pregiudizialmente contrari alla mondializzazione o al vento della modernità. Ma io il grande supermercato lo individuo come una delle tante possibilità di acquisto, ma guai se lo facciamo diventare  la nuova Agorà ‘ il nuovo centro di grande aggregazione perchè il naturale “centro storico” dopo averlo desertificato togliendogli l’humus naturale che lo contraddistingueva, lo abbiamo poi trasformato in un insieme di strade invivibili ,  fredde e a volte dall’aspetto perfino ostile.  

 

Detto questo, ma Lei Bruno Rinaldi con questi suoi pensieri cosa ci sta nascondendo di politicamente  rilevante, ma che sta covando sotto la cenere?

 

Nulla di particolare, politicamente rilevante dice lei? Beh che c’è di più rilevante della cultura? Consideri che il problema di modena non è purtroppo il solo, molti paesi della provincia vivono il medesimo problema, vivono i centri storici “morti”, vivono la cultura preconfezionata stile prendi tre paghi due, Modena è in questo senso un esempio, un pregevole esempio, e sarebbe a mio modesto avviso, un buon inizio…

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