Vorrei che Modena…

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Intervistiamo Sandro Bellei,[1] giornalista e scrittore, modenese DOC, candidato al consiglio comunale della città per la Lega Nord alle prossime elezioni amministrative del 6-7 giugno.

 

La prima domanda è d’obbligo: che cosa l’ha spinta ad accettare l’invito della Lega, passando alla politica attiva?

 

Il desiderio di contribuire ad arrestare il degrado socio-culturale che da qualche tempo rende la nostra città incapace di valorizzare le proprie ataviche vocazioni e di offrire ai modenesi l’opportunità di frequentare di nuovo un centro storico che sta languendo e dove i negozi storici chiudono i battenti.

 

 

 

Che cosa prova, da semplice cittadino, e da cultore appassionato della tradizione modenese, di fronte ai mutamenti di questi anni, quest’ultimo decennio in particolare?

 

Un’immensa tristezza. Vedo una città dove il traffico è caotico, dove posteggiare costa troppo, dove il centro non offre più occasioni d’incontro soprattutto di sera, dove circolare in certe zone è diventato molto pericoloso, soprattutto per le donne. Una Modena, insomma, che ha perso le caratteristiche che aveva e alla quale si adattava perfettamente l’etichetta di “città a misura d’uomo”.

 

Che cosa, in particolare, vorrebbe salvare dalla perdita d’identità e dall’oblio?

 

La modenesità nel suo complesso, che è un mix di generosità e disponibilità all’accoglienza, frustrato, purtroppo, da un’immigrazione incontrollata che ha trasformato la città in un luogo che non assomiglia più a quello dove sono nato.

 

Si parla ormai di ghetti veri e propri, in riferimento a certi quartieri. Di quali iniziative intende farsi promotore, per recuperare la città e restituirla ai cittadini, che talvolta si sentono estranei in casa propria?

 

I ghetti sono nati perché l’immigrazione è stata massiccia e senza regole, ma soprattutto non controllata. Non si è impedito, ad esempio, che certe zone della città, o addirittura interi insediamenti edilizi, diventassero vere e proprie comunità etniche, dove la parte peggiore di quelle popolazioni trova protezione. Meglio sarebbe stato, per evitare il fenomeno, fare in modo che le varie attività commerciali gestite da extracomunitari fossero distribuite in diversi luoghi della città. Ciò avrebbe agevolato un’auspicabile fusione multietnica e multiculturale, con il reciproco rispetto delle proprie abitudini sociali.

 

La Lega ha le idee chiare su certi temi scottanti, soprattutto la violenza sulle donne, argomento tristemente attuale. Praticamente, a livello locale, quali azioni si possono intraprendere, a suo avviso, per rendere Modena più sicura?

 

La violenza sulle donne, purtroppo, è un tema che non tocca soltanto la nostra città, dove – per fortuna – non è ancora preoccupante come nei grandi insediamenti. Per prevenirlo, tuttavia, serve un maggior controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine e l’istituzione del poliziotto di quartiere. È necessario che tutte le zone della città siano meglio illuminate. Non debbono esistere luoghi pericolosi, come il Parco o i Giardini pubblici, che di notte, ma già al tramonto, diventano ritrovo di chi s’infratta per prostituirsi, smerciare o consumare sostanze stupefacenti. A questo proposito, da parte delle forse dell’ordine, va intensificato il controllo di chi guida in stato d’ebbrezza o in preda a droghe di qualsiasi tipo. Chi è trovato in queste condizioni, va pesantemente sanzionato. Non basta una contravvenzione. Serve il definitivo ritiro della patente.

 

Da studioso e cultore della tradizione modenese, arrestare il degrado socio-culturale che avvilisce e stravolge la città  sarà certamente uno dei suoi impegni principali. Quali azioni, in tal senso, vorrebbe intraprendere subito?

 

Vorrei che Modena recuperasse la sua identità, agevolando in qualsiasi modo lo studio delle nostre radici, che si stanno perdendo, sia a livello della “storia” del nostro dialetto, la cui funzione andrebbe insegnata anche a scuola, sia a livello della nostra gastronomia, stravolta dall’inutile ricerca del nuovo. Ognuno, è evidente, può scegliere come e cosa mangiare, ma recuperare la nostra cucina, una delle più complete fra quelle regionali italiane, è un dovere delle istituzioni. Modena e i modenesi sanno produrre tutto, ma faticano a promuoverlo nel mondo. Una città e una provincia che vantano le “dream’s cars”, le automobili sportive più sognate al mondo, le piastrelle di ceramica che tutti c’invidiano, i reni artificiali della Bassa, l’aceto balsamico tradizionale, il parmigiano-reggiano e il lambrusco, dovrebbero essere in grado di promuovere meglio i loro tesori. Due esempi per tutti. Lungo l’autostrada che collega il centro dell’Europa con la Padania, e che praticamente ha Modena come terminal, le istituzioni non hanno mai sfruttato come testimonial né Schumacher, quando era il campione della Ferrari e avrebbe potuto dire ai suoi connazionali “State andando nella città delle auto da corsa più veloci al mondo”, né Pavarotti, il tenore-simbolo di Modena e dei suoi tanti tesori gastronomici. Non abbiamo neanche mai riutilizzato, negli aeroporti e nelle stazioni dei cinque continenti, il vecchio slogan “Visitate Modena, città del Romanico”, tornato di moda quando nel 1997 il Duomo e la Ghirlandina sono stati inseriti dall’Unesco nell’elenco dei beni artistici patrimonio dell’umanità.

 

La Lega intercetta le esigenze dei cittadini e, più d’ogni altro partito, sembra farle proprie, ottenendo molti consensi. I detrattori accusano, invece, il suo  partito di cavalcare le preoccupazioni e le paure dei cittadini, esasperando i problemi. Qual è il giusto metro di valutazione?

 

Come il solito, la verità sta nel mezzo. La Lega parla il linguaggio dei cittadini, almeno di quelli che, cadute le barriere ideologiche, vogliono veder risolti, possibilmente in fretta, i loro problemi, di traffico, di sicurezza, di vivibilità. Chi è contrario, si rende conto che il successo della Lega dipende proprio dall’intercettazione di questi problemi e non può fare altro che minimizzarli. Per fortuna, purtroppo per un altro verso, ci sono però le cronache dei giornali a testimoniare quotidianamente che i problemi lamentati dalla Lega e dai cittadini aumentano con una frequenza esponenziale. Negare la realtà non serve. Tutti, del resto, vorremmo stare tranquilli nelle nostre strade e nelle nostre case.

 

Che cosa dice ai suoi concittadini, per invitarli a votare per Lei?

 

Che votando me non voteranno un politico di professione, ma un modenese che ama la propria città e che proprio per questa ragione ne vede i molti pregi ma anche i difetti che chi l’ha amministrata per troppo tempo non ha fatto niente per evitare che insorgessero. Non voteranno chi parla l’incomprensibile politichese, ma un modenese che, in 45 anni di giornalismo, ha imparato a parlare chiaro, a denunciare sempre ciò che non funzionava, ma anche a valorizzare le immense capacità di questa terra. Se fra due anni nascerà il Museo Casa natale di Enzo Ferrari, un gioiello che porterà a Modena migliaia e migliaia di visitatori, il merito è del sottoscritto, che sul suo giornale lanciò con insistenza l’idea a una città che non ne voleva sapere. Se non si è ancora costruito il Museo dell’automobile sportiva a Modena, l’unica città al mondo che vanta nel suo territorio la meravigliosa storia di marchi come Ferrari, Maserati, Stanguellini, De Tomaso, Bugatti e Lamborghini, un “unicum” al mondo, che porterebbe sotto la Ghirlandina altre migliaia di visitatori con un enorme vantaggio economico, la colpa è di amministratori poco avveduti e coraggiosi, che nell’ultimo mezzo secolo non hanno saputo costruire un’opera pubblica degna di questo nome.

[1] Sandro Bellei è modenese, giornalista e scrittore. Negli anni 60, ha frequentato contemporaneamente la Facoltà di Scienze politiche a Firenze e le redazioni dei giornali della sua città, divenendo giornalista professionista nel 1969. Ha lavorato per il Resto del Carlino a Modena, Bologna, Rovigo, Padova e Pesaro. Dal 1981 al 2000, è stato Capo servizio della Gazzetta di Modena. S’interessa di storia, folclore, dialetto, tradizioni locali e antropologia gastronomica. Collabora a diverse riviste e tiene conferenze sui temi di cui s’interessa da molti anni. Dal 1979 a oggi, ha dato alle stampe una cinquantina di libri. È socio da molti anni del Lions Club Modena Wiligelmo, di cui è stato anche presidente. È socio da molti anni dell’Accademia Italiana della Cucina, che lo ha scelto come componente del suo Centro Studi Nazionale “Franco Marenghi”. Ha vinto diversi premi letterari, l’ultimo dei quali, due anni fa, Castelnuovo Magra, per la divulgazione dei prodotti dell’enogastronomia italiana.

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