Viva la differenza!

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""Ho desiderato bruciare un libro,tempo fa, un vecchio libro, comprato per farne dono ad un amico;anche se non l'ho fatto,provo vergogna, perchè bruciare un libro è un gesto meschino, che non placa l’anima né la priva dell’amarezza, né ripara in alcun modo i torti subiti."" art. di Maria


 

Sono profonde le divergenze tra Occidente e Islam, fra culture spesso in stridente contrasto, non solo religioso, ma politico e sociale,  data la commistione, nell’Islam, di religione, legge e politica. Motivo per il quale l’Islam, che si identifica anche come forma di governo politico,  non può essere considerato solo una religione, alla stregua delle altre religioni, che appartengono solo alla sfera privata e spirituale degli individui e che non hanno mai, o non dovrebbero avere mai, potere politico né devono mai interferire con esso.

Ma, all’asprezza dei contrasti, alla profonda divergenza, dovrebbe corrispondere comunque, e sempre,il rispetto “dell’altro da sé” e il criterio della reciprocità, il primo segno di civile convivenza fra le genti, nonché  normale aspettativa e speranza, nei rapporti umani.

È disatteso, invece,  e persino  ignorato, il  concetto di reciprocità, talvolta inesistente in assoluto,fra queste religioni, fra queste culture e questi assetti sociali differenti; non si contano, purtroppo, gli episodi, (remoti, del passato recente o attuali) che ne sono testimonianza.

Ha destato scalpore l’annuncio di un pastore protestante della Florida, Terry Jones, che minacciava di bruciare copie del Corano nell’anniversario dell’Undici Settembre, motivando il gesto col dissenso e l’indignazione, per il progetto  della futura moschea a Ground Zero.

A queste promesse, secondo me tutt’altro che condivisibili, del fanatico pastore Jones, fortunatamente  non sono seguiti i fatti. Tuttavia,  nel mondo islamico, a iniziare dall’Afghanistan, sono immediatamente scoppiate  le più violente proteste, contro il rogo del testo sacro. E, nonostante la rinuncia di Jones, ampiamente pubblicizzata, sono proseguite ancora, con altri manifestanti gravemente feriti, dopo le due vittime dei giorni scorsi. “”Morte all’America”” e “”Morte ai cristiani”” queste le frasi ricorrenti dei manifestanti nel Logar, a sud di Kabul, prima degli scontri con le forze dell’ordine.

Il processo all’intenzione, verrebbe da dire.

Non solo, l’imam di New York, Feisal Abdul Rauf, responsabile e promotore del progetto della moschea, non ha accettato di  incontrare  il reverendo Jones, ed ha spiegato che una rinuncia, con l’eventuale  spostamento della moschea stessa dalla zona di Ground Zero, potrebbe avere gravi conseguenze, suscitando ulteriore rabbia nel mondo islamico e incontrollabili reazioni soprattutto fra i fondamentalisti, con un’impennata nei reclutamenti.

“”Se davvero la moschea venisse spostata – queste le sue parole – si rafforzerebbero gli estremisti nel mondo musulmano. Se questa ipotesi si realizzasse, si aiuterebbe il loro reclutamento””.

Quindi la sola possibilità, per non avere conseguenze,  è quella di lasciar  fare ciò che salta il ticchio di fare, ad un imam, ad un signor nulla come Abel Smith, ad un altro qualsiasi dei fedeli in questione… altrimenti si arrabbiano. E quando si arrabbiano, sono guai.

Non era necessario che ce lo ricordasse la nostra CEI, comunque sempre pronta a censurare più noi cristiani, prima di chiunque altro…Ben sappiamo che bruciare  un testo sacro, anche se non crediamo nemmeno a una parola in esso contenuta, è indegno, oltre che inutile. È un gesto senza giustificazione, anche quando si è a siderale distanza dai contenuti, anche quando nulla si condivide…Perché un libro sacro  merita comunque rispetto per l’dea della trascendenza, per il concetto del divino che contiene.

E comunque bruciare qualsiasi libro è un gesto meschino, che non ha senso e, soprattutto, non placa l’anima né la priva dell’amarezza, né ripara in alcun modo i torti ricevuti.[1]

Ma,anche senza voler trovare il pelo nell’uovo, cercando una impossibile reciprocità, constatiamo che ai musulmani è permesso fare il tiro a segno con il crocifisso, come pure scaraventarlo dalla finestra di una stanza d’ospedale o spezzarlo se si litiga col cognato; è permesso trucidare otto medici volontari, armati di Bibbie, oltre che del loro sapere e della volontà di a
iutare le popolazioni afghane; è permesso dare fuoco a una scuola cristiana, facendo morire persone innocenti, è permesso dileggiare, offendere, dare alle fiamme fantocci  goffamente riproducenti le sembianze del Papa.

Ed è possibile calpestare, incendiare, offendere in ogni altro modo o distruggere,  simboli civili e religiosi, non solo della cristianità e dell’Occidente, ma, più in assoluto, tutto ciò che è patrimonio dell’Umanità, universale per bellezza, spiritualità, arte… se non è contenuto, se non è previsto dal Corano, o  se, per  qualsiasi altro motivo non va loro a genio.

Nessuno potrà mai dimenticare i millenari Buddha di Bamiyan (Afghanistan), devastati nel 2001 dai fondamentalisti. Tra lo sdegno del mondo intero, essi li crivellarono di colpi, offendendo non solo la religione, ma,  mi scuso per l’eventuale  blasfemia, offendendo qualcosa che è persino al di sopra delle singole confessioni religiose, cioè la Bellezza, l’assoluto valore che accomuna ogni uomo, senza distinzione alcuna…un valore cui tutti hanno diritto.

Cosa avrebbe dovuto fare, cosa dovrebbe fare, in casi come questi, l’Occidente, o, in generale, come dovrebbero reagire tutti coloro i quali, indipendentemente dal credo religioso, da questi gesti colmi solo di bestiale rabbia e ignoranza abissale, sono offesi, disprezzati, delusi, violati.

Ci sarebbe lo spazio, se esistesse la reciprocità, per mettere in atto reazioni altrettanto bestiali, in un “occhio per occhio, dente per dente” del quale sentiamo una certa nostalgia, di fronte a queste inqualificabili violenze.[2]

Eppure non accade nulla, e non certo per merito della Buona Novella, dato che gli stati e le nazioni sono organismi laici e non pie associazioni ispirate dal Vangelo…e  non è neppure  semplicemente paura.

Forse, anche se siamo tanto capaci, a nostra volta, di grandi crudeltà e ingiustizie, anche se siamo colpevoli di tante violenze e di tante azioni malvagie, attingiamo pur sempre a quella civiltà e umanità che dovrebbe guidare le nostre azioni.

Anche  anche nell’ira, anche  nello sgomento, anche nell’indignazione e nel disprezzo.

In questi casi, nonostante sia la negazione di un diritto, è un bene l’assenza di reciprocità.

Qui sta la differenza.

Non importa quale sia il motivo, l’importante è che questa differenza di comportamento ci sia.

Viva la differenza.

Quel “” Vive la différence”” con il quale un deputato francese elogiava ciò che  rende reciprocamente  interessanti gli uomini e le donne, è divenuto, col passare del tempo, talvolta assai impropriamente,  motto di gruppi e associazioni di ogni tipo e per molte situazioni. Usandolo, io estendo il concetto  a quando  la differenza   sta nel non rispondere alla barbarie con la barbarie, all’intolleranza con l’intolleranza, alla sopraffazione con la sopraffazione, alla violenza con la violenza.

Almeno fino a quando ci si riesce.

Maria



[1]

Confesso, con molta vergogna, di aver desiderato, qualche tempo fa, di bruciare  un libro, un vecchio libro che avevo comprato per donarlo ad un amico. Un giorno, chiacchierando,  mi disse che gli sarebbe piaciuto rileggere un libro, letto tanti anni prima, del quale non ricordava neppure il titolo, ma solo vagamente  la trama…Uno scambio di persona, un vestito, una crociera …Mi piace fare  sorprese alle persone, feci tesoro di quelle parole. Fu bellissimo per me ricercare quel libro misterioso, sulla traccia di quei pochi elementi, fino ad individuare il titolo, l’autore, l’editore. E fu bellissimo  poi, trovarlo, setacciando le librerie on line dedicate ai vecchi libri. Ne fui contentissima, anche per il mio successo come “”investigatrice libraria”” e, come era  già accaduto altre due volte, quando avevo ritrovato vecchi libri che gli piacevano, glielo avrei regalato, per fargli una sorpresa. Non ho avuto modo di farlo, per motivi che finirono per rendermi insopportabile anche la vista di quell’innocente libro. Pensavo, bruciandolo, di dimenticare le ingiuste offese ricevute, avrei, invece, soltanto compiuto un gesto inqualificabile.Non averlo fatto è stata una vittoria su me stessa. 

 

[2] Legge del “”taglione””  che la Buona Novella ha corretto, con suprema bontà e saggezza. « Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.(…)

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