Vittime dei reati: al via dal primo marzo “Non da soli”

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Lo sportello gestirà il nuovo fondo comunale per l’erogazione di contributi ai cittadini formiginesi vittime di reati predatori

 

Dopo la costituzione di 26 gruppi di controllo di vicinato, l’installazione di oltre 110 telecamere (visionate in diretta dagli agenti) e 13 varchi, la firma di due protocolli con le istituzioni e di due accordi di programma con la Regione, l’impegno per la sicurezza del territorio formiginese si arricchisce di un nuovo tassello di non minore importanza: la costituzione di un fondo di erogazione contributi per le vittime di reati predatori.

Lo sportello “Non da soli”, attivo presso la sede della Polizia Municipale di Formigine in via Unità d’Italia 24, attivo dal primo marzo, concederà contributi ai cittadini formiginesi per: spese di riparazioni di danni materiali arrecati all’abitazione (ad esempio infissi o inferriate) o a sue pertinenze, a seguito di effrazioni per furto o tentato furto o sostituzioni in caso di danni irreparabili; sostituzione di serrature e rifacimento delle chiavi dell’abitazione della vittima anche a seguito di scippo; duplicazione di documenti personali rubati (carta d’identità, patente di guida, passaporto, permesso/carta di soggiorno, codice fiscale).

È necessario ovviamente presentare allo sportello la denuncia sporta all’autorità di pubblica sicurezza, nonché la documentazione relativa alle spese sostenute. Modalità di accesso ai contributi e modulistica per fare domanda saranno a breve disponibili sul sito del Comune di Formigine www.comune.formigine.mo.it. Lo sportello fornirà anche informazioni utili e supporto nel percorso burocratico di chi deve riprodurre documenti personali sottratti. “Aggiungiamo questo tassello importante alle nostre politiche per la sicurezza – sottolinea il sindaco Maria Costi – Pensiamo che oltre agli interventi di prevenzione e repressione, non sia meno importante rimanere vicini alle vittime dei reati (in particolare dei furti in abitazione, episodi particolarmente odiosi per le famiglie), dimostrando che le istituzioni possono attivare strumenti perché in queste situazioni si sentano non da soli”.

 

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