Violenze e saccheggi … in suffragio di Nahel

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Non solo Parigi brucia…brucia la Francia intera e le violenze si  sono estese fino alla  vicina Svizzera. Quale senso  può mai avere  mettere a ferro e a fuoco una nazione intera, persino  andando oltre confine, abbandonandosi a violenze, incendi, assalti a caserme, furti, vandalismi di ogni  tipo, saccheggi nei negozi … Tutto in suffragio del ragazzo morto?

Inutile  sottolineare quanto  c’è di ovvio e innegabile in questa vicenda, l’assurda morte di un diciassettenne, Nahel, giovane di origine marocchina e algerina ucciso martedì 27 giugno scorso, sfuggito a un normale posto di blocco … fino all’incredibile epilogo, ucciso da un poliziotto. La giustizia  ha immediatamente fatto il suo corso: accusato di omicidio volontario, il poliziotto è stato arrestato.  

Si è minimizzato, se non addirittura taciuto, su tutto il resto, la Mercedes “presa in prestitO” per  fare un giro per Nanterre, la  guida senza patente, viaggiare sulla corsia riservata agli autobus,   non fermarsi allo stop della polizia … la vittima, per così dire, con la morte viene mondata di ogni colpa anche perché, come ho precisato prima, è innegabile e ovvio che i precedenti penali, non obbedire all’alt della polizia, persino la guida senza patente,  sono sempre  cose minori di fronte alla morte.

Quello che rimane incomprensibile è  tutto ciò che si è scatenato  dopo.  Quale senso  può mai avere  mettere a ferro e a fuoco una nazione intera, persino  andando oltre confine,  in Svizzera? Perché scatenare violenze, dare alle fiamme cassonetti e arredo urbano, assaltare caserme, darsi a furti, danneggiamenti  di ogni  tipo e saccheggi nei negozi, arraffando tutto l’arraffabile, incendiare auto di innocenti cittadini, frantumare vetrine … Tutto in suffragio della persona morta?  

C’è una realtà amara e tristissima, dietro tutto questo, in una nazione che, almeno nei decenni passati, data la sua  bassa densità di popolazione, è sempre stata l’emblema dell’accoglienza. Ora, la situazione è decisamente mutata e sono negli occhi di tutti le immagini dei clandestini letteralmente scaricati a Ventimiglia,  con mezzi decisamente spicci, senza andare tanto per il sottile,  anche quando  si  tratta di donne in stato di gravidanza. Stato, a onor del vero, assai comune in buona parte anche delle donne che arrivano alle nostre coste con mezzi di fortuna.  Talvolta, sono scesi da quelle improbabili imbarcazioni anche neonati di un mese, sopravvissuti  all’inferno della traversata fortunosa ma, prima ancora, dei lager libici in  cui  sono  detenuti  questi sventurati.

Tornando all’argomento,  quale  integrazione dimostrano  di avere, nell’occidentalissima Francia, quella ospitale e liberale nazione che due generazioni, assai  sovente tre generazioni prima,  ha accolto i loro  avi?  Questo, preoccupa, che la violenza sia ritenuta il  solo modo  per reagire agli eventi.

Il messaggio che passa, è appunto  quello che l’unica comunicazione possibile sia fatta di  brutalità, di violenze, di  cassonetti incendiati, di vetrine infrante, di negozi  saccheggiati, di caserme assaltate. Rivalsa, vendetta, astio, un amalgama violento e pericoloso, come unico motore che muove questi francesi a tutti gli effetti, almeno per la burocrazia.

L’integrazione non sembra essere una meta vicina.

Oppure è impossibile.

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Una risposta

  1. La violenza non han una logica, mai.

    In Francia ci sono state recentemente manifestazioni popolari di protesta che avevano una sia pur minima motivazione.
    Ricordo Il movimento dei gilet gialli o giubbotti gialli , che , nato nel novembre del 2018, fu un movimento spontaneo di protesta che ha provocato scontri in Francia e con diverse manifestazioni pacifiche in altre nazioni.
    Il movimento era nato dalla protesta contro l’aumento dei prezzi del carburante e l’elevato costo della vita, e sosteneva che un onere sproporzionato delle riforme fiscali dei governi stesse cadendo sulle classi lavoratrici e medie, specialmente nelle aree rurali e suburbane. I manifestanti chiedevano la diminuzione delle tasse sul carburante, la reintroduzione della tassa di solidarietà sulla ricchezza, un aumento dei salari minimi.
    Il movimento si è segnalato per le numerose azioni violente perpetrate dall’ala più radicale, come blocchi stradali, scontri con la polizia, vandalismo su opere architettoniche e devastazione di proprietà private e beni pubblici..
    Ricordo ancora le manifestazioni di qualche mese fa contro la riforma del sistema pensionistico che ledeva diritti acquisiti delle classi lavoratrici.
    Tutte queste manifestazioni , seppur violente, avevano una qualche ragion d’essere,
    Ma questa volta devo dire che sono del tutto immotivate.
    La morte di un diciassettenne è una cosa terribile.
    V’è da dire però che il ragazzo aveva rubato un’auto, era senza patente, viaggiava sulla corsia riservata agli autobus, non si è fermato allo stop della polizia …Forse l’agente non ha prestato la dovuta attenzione ma il ragazzo non era esente da colpe.
    Senza contare che il poliziotto, accusato di omicidio volontario, è stato arrestato e sarà processato.Ritengo per questo questa volta del tutto infondate le manifestazioni di protesta popolari .
    Che senso ha mettere a ferro e a fuoco una nazione intera, persino andando oltre confine, in Svizzera, ponendo in essere violenze, incendi, assalti a caserme, furti, vandalismi di ogni tipo, saccheggi nei negozi , eccetera ? Non può essere solo la violenza l’unico mezzo per protestare contro presunte ingiustizie.
    Vi possono essere manifestazioni pacifiche in luogo di devastazioni e saccheggi di cui ne fanno le spese persone che non c’entrano niente e che hanno l’unica colpa di essere lì per caso quando si scatenano le violenze di massa.

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