Vincenzo Policarpo: la Poesia

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Al “Circolo degli Artisti” di Modena, in Via Castelmaraldo, 21) appuntamento  con la Poesia-Filosofia  di Vincenzo Policarpo. In ciascun essere umano c’e’ un potenziale poeta.In Vincenzo Policarpo la Poesia è Vita, Sogno e Amore anche per le piante, i fiori, la natura. 

 


Sabato 25 novembre 2017 (ore 18,00) per il 62.mo anno di vita e attività del “Circolo degli Artisti” di Modena ( Via Castelmaraldo, 21)  ,   la Poesia-Filosofia  Di Vincenzo Policarpo . In ciascun essere umano c’e’ un potenziale poeta.  In Vincenzo Policarpo la Poesia è Vita, Sogno e Amore (anche per le piante, i fiori, la natura) . Dialoga con il poeta Vincenzo Policarpo, il giornalista Roberto Armenia. Lettura di poesie a cura degli attori Giovanna Lanzetta, Carlo Cammuso e Gennaro Giordano. Dal giugno 1995, Genova organizza il “Festival della poesia”, ospitando, ogni anno, un diverso poeta,  Premio Nobel della Letteratura. Nel 1999, l’UNESCO ha stabilito che il 21 marzo di ogni anno si celebra la “Giornata mondiale della poesia”. Dalla stessa data, a Vicenza la poesia diventa una “festa del dire e dell’udire”; città come Milano, Pordenone e Verona organizzano, rispettivamente, il “Poesia festival”, il “Pordenone poesia festival” e il “Verona poesia festival”. Dal 2004, nel nostro territorio, la “Fondazione di Vignola” organizza il “Poesia Festival” delle Terre di Castelli, giunto alla tredicesima edizione. Altre città (come Como, Venezia –nella suggestiva sede di Cà Foscari- , Porretta Terme e Treviglio) organizzano festival di poesia, ospitando alcuni tra i più importanti-prestigiosi poeti italiani e stranieri (a Genova, ogni anno un Premio Nobel; a Verona, il Nobel Josè Saramago). Quindi  (sembra) la poesia gode di ottima salute: piace, interessa, richiama migliaia di cittadini , perché, parafrasando Pablo Neruda “la poesia non cerca seguaci, cerca amanti”. Salvo, poi, guardare i dati dell’”Editrice Bibliografica” e delle diverse case editrici specializzate in raccolte, in lbri di poesie (Crocetti, Einaudi, Guanda, Mondadori, in primis), e constatare che la titatura-vendita di una raccolta di poesie si attesta sulle 120 copie (mentre nella narrativa, in Italia, abbiamo dai 12 ai 14 autori che, ogni anno, vendono più di 200.000 copie di ciascun loro titolo) . Ma la poesia piace, interessa.  Perché, come scrive Arthur Rimbaud, “il poeta si fa veggente attraverso un lungo , immenso e ragionato disordine dei sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia cerca in se stesso”, come annota Eugenio Montale “la poesia è un invito alla speranza” e “di poesia hanno bisogno tutti”  ( dice il poeta russo Josif Brodskij) anche perché (come sottolinea la direttrice generale UNESCO, Irina Bokova) “la poesia, con le sue parole e i suoi ritmi, dà forma ai nostri sogni di pace, di giustizia e di dignità” , o, come scrive Valerio Massimo Manfredi “la poesia, nella voce sommessa e nascosta degli autori, è capace di migliorare persino l’etica delle persone”  .  Soprattutto (per limitarci all’Italia) , ci sono due milioni di cittadini che scrivono poesie e, ogni anno, se ne aggiungono altri 15 mila. Molti sono poeti dilettanti, amatoriali. Ma anche per questi la poesia diventa vita, nei gesti, nel quotidiano, nel lavoro, nella scrittura, nella ricerca degli incontri amorosi, nell’immaginazione che corre, fervida, dietro ai progetti che non si sono potuti realizzare. Come ci ricorda il “poeta sdraiato” di Marc Chagall (opera suggeritagli da una poesia di Blaise Cendrars), dipinto sur-reale che trascende la realtà , sospeso in un circo di visioni che sanno di autentico, nonostante l’assurdo di animali che volano, dei fidanzati sospesi, dei violinisti sul tetto.

 Vincenzo Policarpo ,  è un matematico puro e docente, per decenni,  di discipline scientifiche, ma con la vocazione-interesse  per la ricerca e la sperimentazione in ambito artistico, che alterna la scrittura poetica e la pittura in una produzione che si fa via via più intensa e si apre ,infine, al dialogo con la musica , collaborando attivamente alla vita e attività dell’ “Ensemble Mandolinistico Estense” di Modena. Quindi è un uomo dalla molteplici sfaccettature, che coniuga insieme e porta ad unità l’arte, con la scienza , la poesia e la musica. Come pittore ha allestito diverse mostre personali (soprattutto presso il “Circolo degli Artisti” di Modena, che, nel 2007, gli ha dedicato una importante monografia “”Un concerto di ricordi” ). Come poeta, ha pubblicato sette raccolte di liriche (“C’è tempo per mentire” –pubblicata dal prestigioso editore “Guanda”- ; “Tentativo d’esistere”; “Sull’agave un apostrofo di luna”; “ Come oggi, da sempre”; “Il canto del silenzio” ; “Ultimo volo”; “L’illusione del tempo” ) ed oggi “Giambi surreali”  raccolta di poesie appena stampata dall’Editore “Elis Colombini-editore in Modena-“ (in una tiratura limitata e numerata di 170 copie) , dedicata alla “nuora Elisa e ai nipoti Gloria, Giulio e Federico, con infinito affetto” .  “Questa silloge di poesie è un omaggio a Quinto Orazio Flacco,  il più grande poeta lirico satirico dell’Antichità classica latina”,  autore di opere immortali come “Odi” “Giambi”, “Epodi”, “Epistole”, Sermoni” , “Satire”, il “Carme secolare”, la “Lettera ai Pisoni  (o Arte)”  Nelle sue quattro parti , “Giambi surreali” si ispira ad Orazio anche nel numero dei libri (3+1 libri in Orazio e 4 libri in Policarpo)  e dei componimenti (88 più 15, sempre in Orazio, per un totale di 103 componimenti e  in Policarpo  90 componimenti suddivisi i 4 parti: l’aritmetica della grammatica”  (correlazione tra la matematica e la lingua, con lo studio delle parti del discorso); la geometria della fonetica”  pronuncia dei suoni); “l’algebra della sintassi”   (quando si mettono in correlazione, si dà ordine a varie frasi); “l’analisi delle strutture”  (collegata con l’analisi logica, del periodo, spaziando dalle strutture classiche dell’antichità alla moderna linguistica e semiotica, ultimamente ottimamente interpretata da Umberto Eco) . Con questa sua nuova raccolta di versi, il matematico e artista “modenese” (di adozione, in quanto è nato in Sicilia, in un vivace paese della Conca d’Oro, ma dal 1960 residente ed attivo a Modena)  Vincenzo Policarpo  si conferma come grande, profondo estimatore dell’antico, della cultura dell’antica Grecia . Come lo è  stato Giosuè Carducci,  non solo nella sua opera poetica “Giambi ed epodi” ,  con la quale  si propone di castigare con la propria Musa i cattivi costumi, rifacendosi  alle tradizioni dell’ antica  poesia polemico-satirica  del greco Archiloco e del latino Orazio, che, come Vincenzo Policarpo ha criticato la realtà, con la sua filosofia di vita ispirata al rispetto delle regole, dei valori e dell’armonia. In Policarpo (che come Orazio era un “contadino” per scelta e vocazione: Policarpo fino ai 20 anni ha lavorato in campagna, studiando e approfondendo il suo pensiero filosofico e di vita)  questa critica si fa ancora più pregnante, ma sempre all’insegna della poesia, della malinconia e del sogno di una mondo diverso, dove l’amore, la vita, la morale e la religione recuperino i loro valori. Policarpo, in proposito, dice “vedo una specie di dissolvimento, che non porta ad alcun riscatto né miglioramento , per cui si ritorna indietro e si affermano sempre più il rancore e l’astio tra la gente… Occorrerebbe una resurrezione dei valori, e delle regole.. anche nel lingu
aggio… occorre recuperare l’armonia”
  Sono composizioni all’insegna della vis polemica ed anche di una sottile ironia, che sublima  la forza del pensiero nel rispetto dell’ eleganza stilistica dei componimenti poetici.  Come nelle “Odi” di Orazio, la raccolta presenta una estesa gamma di temi e interessi, spesso all’insegna della nostalgia, della malinconia (“mi afferra la malinconia/ e odio/ tutto ciò che mi circonfonde/ ti sento sempre” leggiamo nella lirica “Oh pensiero”) , dell’amarezza (“ aspettando il vento!/ il tappeto è carico di libri/ tanti sono i film e i vocaboli/ seduti al tavolo/ aspettiamo che venga qualcuno/ a rassettarli o a portarli via/… noi ubriachi di tanta amarezza”) .  Il tema della morte ( come  anche in Orazio) è molto presente in questa raccolta di poesie.  Ma il tema che prevale è quello degli affetti e dell’amore per i familiari, la nuora Elisa e i nipoti adorati, Gloria, Giulio e Federico,  per la moglie Mimma, soprattutto (nella lirica “attesa” l’autore confessa “Mimma, ti voglio bene! Lunga attesa”,  nella dolcissima poesia in dialetto siciliano, leggiamo “ si turnassi a nàsciri/ e t’incuntrassi pì strata nàtra vòta/ accussì còmu ti vitti,/ bedda allègra e splendida/ ‘na matina ri dicembri/ … ti vogghiu beni assai/ e assai t’amu/ e sùbitu maritàriti pi’ continuarti ad amàrici/ còmu avèmu fattu/ ‘na tutti st’anni passati,/ ‘a prima e l’ultima vota, pi sèmpi/ amùri miù!”) .  L’amore e i sentimenti per la natura, per gli alberi, le piante (ne “i miei barbagli” si legge “è sempre duro!/ spruzzi e lunghe spume di mare/ serti di zagara regina”; ne “i capelveneri” si legge “ ebbre sono le farfalle quando in aria vagano/ gentili eteree/  come per seguire la danza delle muse/ si posano sugli stami/ dei fiori le loro vibranti ali sfiorano….. è il loro sogno d’essere simili/ agli dèi e vano è il rammarico/ di non essere uccelli!/ oh dolci capelveneri”) )  ma anche per gli animali, come per la mitologia antica (greca:  in “scherzo e rido” leggiamo “non si nega mai un sogno!/  è sempre meglio ridere / che stare muti/ con lo sguardo triste e poi sognare /… non si nega mai un sogno/… perché il mattino/ noia non sia e l’infera Aletto/ ci trovi morti e mai vivi,/ non si nega mai un sogno”)  e i suoi “eroi” . In questi anni, gli scienziati  dispongono di strumenti tecnologici avanzati per studiare la vita segreta delle piante, dei fiori. E sentono che gli alberi cantano. Le piante si scambiano regali. I semi prendono decisioni.  Le piante avviano negoziati con parassiti e patogeni , stringono alleanze tra loro e i microrganismi. La cosiddetta Venere acchiappamosche è capace di contare. La sua trappola non scatta al primo stimolo, ma aspetta altri contatti, a intervalli ravvicinati, per ridurre il rischio di scattare a vuoto. Il linguaggio delle piante è chimico. Quello di Vincenzo Policarpo è un linguaggio poetico. La lirica che meglio illustra e sintetizza il pensiero e il “sentire” del “cocciuto poeta” (così si definisce nella lirica “altra fiamma” che sottolinea “divento avaro!/  rimane sul rosso sospeso il canto/ d’un cocciuto poeta che disconosce/ a volte zappe con feste solenni/ con amarezza”) è pubblicata nella seconda di copertina della pregevole (anche da un punto di vista grafico) raccolta “Giambi surreali” , che proprio perché è “surreale” evoca la sensazione del subcosciente, al di fuori di ogni controllo della ragione. Perché oltre la realtà (come dimostrano anche artisti come Marc Chagall o Magritte) , esiste ma  non sembra reale, offre suggestioni fantastiche e , spesso, oniriche. Come le liriche di Vincenzo Policarpo. Nella seconda di copertina, tra l’altro, si legge: “ cari versi è tempo d’andare altrove/ solleciti e pur colmi di mestizia/ c’ho dato tutto senza restrizione/ di tempo d’impegno e di grande spesa/ clini nella voce su larghe sponde/ tra segmenti fonetica e sintassi/nutriti con miele d’ape Matina/ spinti con giambi distici e gliconei/ vestiti con lunga toga virile/ la saffica strofa in classica stanza…. In questo mondo non ci son più cieli/ né paradisi né troni né guglie/… siate risoluti e pur sorridenti/ senza sospetti come virtù impone/ muovetevi senza voltarvi indietro/ oltre l’angolo c’è la vostra forza/ io resto di qua solo per poco/ spero d’andar dove mi spinge il caso”.                                     

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