Versi di un tempo che fu … Funere mersit acerbo

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Forse è stato per effetto dell’inchiesta sullo stato della scuola o, forse, l’aver ritrovato il decrepito sussidiario di quinta elementare. Fatto sì è che sfogliando quelle pagine di un tempo straordinariamente lontano sono riaffiorati alcuni versi che era costume far imparare a memoria agli scolari.

Cose di poco conto, non impegnative, poesiole in rima senza pretese letterarie, ma traboccanti di ricordi, di tenerezza. Un’onda di nostalgia che mi ha inumidito le palpebre.

Oggi di quei versi, di quelle rime baciate non v’è più traccia, si ha orrore di allenare la memoria degli alunni con siffatte sciocchezzuole.

Però, ho pensato (forse m’illudo), che a qualcuno potrebbe fare piacere ritrovarle, rileggerle …

 

Alberto Broglia

 

Funere mersit acerbo                                      

O tu che dormi là su la fiorita 
Collina tosca, e ti sta il padre a canto;
Non hai tra l’erbe del sepolcro udita 
Pur ora una gentil voce di pianto ?

È il fanciulletto mio, che a la romita
Tua
porta batte: ei che nel grande e santo
Nome te rinnovava, anch’ei la vita
Fugge
, o fratel, che a te fu amara tanto. 

Ahi no! giocava per le pinte aiole,
E arriso pur di vision leggiadre
L’ombra l’avvolse, ed a le fredde e sole 

Vostre rive lo spinse. Oh, giù ne l’adre
Sedi accoglilo tu, ché al dolce sole
Ei volge il capo ed a chiamar la madre. 

Giosuè Carducci

“àbstulit àtra diès et fùnere mèrsit acèrbo” [1] . Ce lo insegnavano così, scandito in metrica, l’esametro da cui è tratto il titolo del sonetto, uno dei più delicati e commoventi delle “Rime nuove”, scritto nel 1870, nella tragica circostanza della morte di un figlio[2] di appena tre anni.

Studiata a memoria, parafrasata e commentata nell’immancabile tema in classe, eravamo in seconda o terza media, la poesia vibrava e scuoteva i nostri animi appena adolescenti, sull’onda emotiva dell’altra più famosa ode, “Pianto antico” e dell’altrettanto celebre “L’aquilone” di Pascoli.

Tutto ciò è ormai trapassato remoto: un tempo che la skuola doggi non conoscie +.


[1] Un nero giorno lo strappò e lo sommerse in acerba morte (Eneide, VI, 429 e XI, 27)

[2] Il figlioletto Dante, morto di tifo nel 1870, a soli tre anni.

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