Verità vo’ cercando

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Provo a fornire una mia lettura ragionata sull’ultimo botto che sta coinvolgendo la Protezione civile e la persona di Guido Bertolaso messi sotto inchiesta da alcune Procure.

C’è, a parer mio un modo  molto discutibile di affrontare anche questo fatto da parte di alcuni direttori e di giornalisti di alcuni quotidiani nazionali . Rinunciando a priori  al pudore e al senso della decenza si dilettano a sfornare idiozie o concetti insultanti le nostre individuali intelligenze mediante ormai indigeste banalità degne non più del famoso” bar sport” ma da crocchio informe  dove si blatera e si ascolta il peggio e l’incredibile. Ovviamente non sono interessato a cimentarmi in schermaglie su queste lunghezza d’onda.

Ci sono poi giornali che nel caso in cui si aprano indagini su alcuni esponenti politici si preoccupano di emettere a priori mediante la virtuale celebrazione di un  processo interno sentenze di innocenza o di colpevolezza attraverso l’adozione di un loro dogmatico negazionismo in grado di fare impallidire , messi a confronto, perfino  il fanatismo islamico. Non siamo interessati a perseguire nemmeno questa andazzo:

A voler ben guardare sarebbe invece necessario sapere se  il nostro sistema politico sia dotato di tutti  gli anticorpi necessari in grado di scongiurare l’ eventualità che mediante normali elezioni  poi gentaglia di infimo valore possa arrivare a ricoprire posti di grande responsabilità di governo del nostro paese

Ma nemmeno questo interessa più di tanto. Anzi oggi più che mai la legittimazione del voto popolare fa di Barabba un eroe e di Gesù un mascalzone.

Con queste premesse affrontare con la dovuta pacatezza questi  problemi sul tappeto mi sembra un’ impresa ardua , ma ci provo ugualmente.

La cricca? Figlia del Pd. La sinistra trema più di Bertolaso: furono Prodi, Veltroni e Rutelli a spalancare il mondo degli affari all’imprenditore ora in carcere. E la gestione degli appalti “”non limpida”” fu al tempo del ministro Tonino Di Pietro. (Libero del 13.02.2010)

Quindi? Voglio condividere e seguire questo metodo di ragionamento di partenza per vedere se anche le conclusioni possono  essere concordanti.

Voglio provare  a ricercare se oltre al teorema di Bettino Craxi che fu da lui esposto in Parlamento  “Chi non ha mai ricevuto tangenti o finanziamenti illeciti …si alzi e lo dica…” e quindi la successiva  sintesi -Poiché siamo tutti colpevoli…allora   nessun è da condannare- …Voglio vedere se oltre il “Vergognati” a cui prontamente la controparte risponde “ No, vergognati tu!” può esserci dell’altro.

Secondo me, ciò che sfugge al povero di spirito Belpietro, ma non solo a lui, è questa banale considerazione.

Proprio perché esistono politici “impuri” (comunisti, cattocomunisti, eredi di Stalin e di Maritain) che infettano o hanno infettato la politica del nostro paese  è obbligo per “i puri” e i veri “galantuomini” divenuti maggioranza di governo mettere mano a tutte le imperfezioni per il ripristino e il trionfo della legalità e della democrazia.

Un manipolo di uomini del fare, “del ghe pensi mi”, Berlusconi e Bertolaso in primis, in poche settimane ripuliscono Napoli , in tre mesi consegnano una abitazione a tutti i terremotati dell’Aquila.

Questo è stato possibile non perché si è realizzato il sogno di Berlusconi di vedere il trionfo del liberalismo sul politichese made in Italy, ma grazie a leggi speciali, a corsie preferenziali, a deleghe e a poteri straordinari. Ancora una volta   si cerca con testardo dilettantismo di imporre semplificazione che la complessa struttura della politica non è in grado di condividere.

I poteri eccezionali, “la licenza di uccidere”,  che può essere adottata e  garantita per uscire e vincere certe emergenze, viene invece adottata come regola per strabiliare dimenticando però di  aumentare i controlli, i limiti e non il contrario

Guido Bertolaso  ha affermato in una recentissima intervista: “Se sto correndo in macchina per salvare una vita e il semaforo segna il rosso, io passo nonostante il rosso”.

Il fatto che la legittimità e la possibilità per Bertolaso di passare con il rosso  permettesse ad altri senza scrupoli di accodarsi, a sua insaputa, per concretizzare fini ignobili, pone anche a lui delle perplessità oggettive.

Se grazie a
delle disinvolte negligenze  o a mancanze legislative era possibile per altri mettere insieme manovre illecite, illegali e truffaldine, ora si pone a tutti e a lui per  primo l’urgenza di porvi rimedio.

L’emergenza ha bisogno di procedure snelle e decisioni rapide, ma non di essere sottratta a qualsiasi controllo, specie se il livello degli anticorpi della nostra società si trova sotto il limite di guardia.

Cose ovvie, che sa anche Belpietro e anche qualche militante del PdL anche se per non pagar dazio…

Corriamo il rischio di passare da una situazione in cui non si fa niente a una situazione in cui molto diventa materia di sospetti e indagini.

La strada delle corsie preferenziali al di sopra e al di fuori delle regole conosciute non è di per sé malefica, ma l’Italia è oggi un paese  che riserva molte insidie perchè tanta è la vischiosità che regna indisturbata e popola i palazzi delle politica.

Chi oggi è chiamato a percorrere simili corsie rischia di diventare parte di un preciso disegno: che distrugge la politica al servizio dei cittadini, tramutando la cosa pubblica in business  privato.

Assurdo degli assurdi, nelle regioni sotto il giogo e il controllo della mafia, così operando  s’aggiungono spazi sempre più vasti, svincolati dal rispetto della legge. Bertolaso il servitore dello stato, non il Bertolaso , onesto eroe e galantuomo,  è oggi  a un bivio

Possono essere due, i motivi di una sua dimissione. O perché gli viene a mancare la fiducia dei vertici, o perché la richiesta nasce dalla sua sensibilità e coscienza individuale.

In queste ultime ore ha dichiarato in un colloquio con ‘Il Sole 24 Ore’

Le dimissioni “sono sempre sul tavolo del presidente Berlusconi. Gli ho detto: presidente, quando vuole, lei mi chiama e io faccio le valigie in un minuto, anche con un certo sollievo e una certa gratitudine”.

Ritengo questa dichiarazione molto discutibile:

Da Guido Bertolaso , un grande servitore dello Stato quale si è dimostrato di essere, mi sarei aspettato più spessore e sostanza culturale. Il ritenere che il massimo della correttezza sia l’obbedienza alle volontà e ai disegni  del Capo del governo e non alle superiori priorità delle leggi dello Stato democratico mi ha lasciato un po’ perplesso:

Mi auguro che non si ridiscuta alcune sintesi che appartengono ad una rinnovata cultura acquisita dopo il  Processo di Norimberga. Spero che non si riproponga la tesi dei comandanti tedeschi che vedeva come prioritaria e primaria l’obbedienza ai voleri del Capo più che agli imperativi e ai valori universali insiti nelle coscienze  individuali  dell’uomo.

 

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