VERDE E ZAFFERANO a voce alta per la Birmania”

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La giornalista-scrittrice CARMEN LASORELLA ricostruisce e racconta l’eroismo dei monaci e della popolazione birmana e rende omaggio al Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyk

Carmen Lasorella è nata a Matera il 28 febbraio 1955. E’ iscritta all’albo dei giornalisti professionisti daL 14 dicembre 1983. Laureata in giurisprudenza, con il massimo dei voti (tesi sul diritto all’informazione e la diffusione Radio-TV in Italia e all’estero).

Comincia a scrivere – già ai tempi del Ginnasio- e a collaborare con giornali di taglio economico (“Piccola Industria”; “Specchio economico”; “Espansione”; “Il Mondo”) Esercita il “praticantato” a “Il Globo”, quotidiano di politica, economia e cultura. Collabora alle agenzie “Radiocor”  e “ANSA”. Ha esordito alla RAI (con un programma di un’ora sul Premio letterario “Basilicata”) a soli 24 anni. Ma la “gavetta” è stata lunga 8 anni prima dell’assunzione, nel 1987 (a seguito di una transazione per i diritti maturati)

Ha firmato innumerevoli reportage televisivi sulle grandi crisi internazionali del XX secolo in Africa, Medio e Vicino Oriente, America latina.

Anchorwoman e inviata di guerra del TG2 per 10 anni (al TG2 è stata prima redattore ordinario, poi anchorwoman, infine inviato speciale, quindi titolare della rubrica “TG2 Dossier notte” : cinque giorni su sette di approfondimento in diretta.) Sono gli anni delle corrispondenze dai teatri di crisi internazionali, dal Mar Rosso al Golfo Persico, dall’Africa al Medio Oriente , all’America Latina.

Firma numerosi speciali: “Donne di Somalia”, “Somalia ultimo atto”; “Siad Barre”; “Siria, sulla via di Damasco”; “Etiopia: il regno del leone”; “Libano:una pace difficile”; “Salvador”; “Iraq:verso la guerra”

Collabora come autrice e conduttrice a RAIUNO a diversi programmi, tra cui :” Gli ultimi giorni di Pompei”; “Rinascimento:una fabbrica del futuro” , due programmi che hanno rappresentato una sfida :fare cultura in TV con gli ingredienti dello spettacolo e dell’informazione”.

Nel 1995, rimane vittima di un agguato in Somalia, nel quale muore l’operatore Marcello Palmisano (il dramma è ricordato anche nel libro “Verde e zafferano”) . Sono giorni difficili, anche per le polemiche, i processi, l’interrogativo se il diritto/dovere di cronaca può arrivare al punto di mettere in pericolo la vita ?

Nello stesso anno (1995) lascia il TG2 per passare a RAIUNO : per 52 puntate va in onda il suo programma “Cliché”, seconda serata dedicata alla cronaca e al costume.

Nel 1996 conduce anche serate  di forte impegno socio-culturale  e politico come “Contro l’Aids” , “Una serata per l’Europa”; “Il paese delle sirene”.

Nel luglio 1996 è nominata responsabile delle relazioni esterne della RAI (Paolo Scaldaletti) , Assistente del Consiglio di Amministrazione della RAI e del presidente Enzo Siciliano, con la qualifica di vice-direttore . Nel novembre 1996, torna ai reportage : E’ in Ruanda, Zaire, Uganda e Tanzania, dove realizza i “Laghi del sangue”. Poi, in Medio Oriente (speciale “Il sogno di Abramo”) poi nel Sud Est asiatico (“Sfida di Hong Kong, Macao e Taiwan” con due ospiti in studio più il reportage).

Nel 1998 il programma di cui è autrice è “Prima donna”: con la formula reportage più intervista delinea e racconta dodici ritratti di prime donne che segnano il nostro tempo in Italia e nel mondo . Tra queste la vice-presidente  dell’Iran Massone Ebdekar e la Rafsanjani; sul problema dei neri d’ America ad Atlanta, Bernice King, pastore battista come il padre, Martin , a Parigi Martine Aubry, ministro francese numero due di Jospin, ad Algeri, la dissidente berbera Kalida Messaoudi, colpita da una fatwa, la condanna a morte degli integralisti; in Birmania , An San Suu Kyi, eroina della resistenza e Premio Nobel per la Pace , nel 1991; a Ginevra , Maria Beatrice di Savoia; a Madrid la figlia di Fidel Castro, Alida.

Dall’agosto 1999 è responsabile della sede RAI di Berlino con competenza sui Paesi dell’Europa dell’Est ed è corrispondente RAI  per le testate radio e televisione . Tra i tanti temi trattati : la “Germania dieci anni dopo la caduta del muro”, in uno speciale per RAIUNO.

Tra i tanti e prestigiosi premi ricevuti: il “Max David” , il “Premiolino”, il “Guidarello” e il “Premio della critica radiotelevisiva”

Scrive anche per magazine italiani e stranieri. Svolge attività di volontariato con campagne di solidarietà.

 

“Verde e zafferano a voce alta per la Birmania” (il verde è il colore della dittatura militare, della paura; il colore zafferano è quello dei monaci ed è il colore della speranza)

Come sottolinea a pagina 17 del libro, “In Tv sono disoccupata. Accade contro la mia volontà, nel pieno periodo della maturità professionale. Come si reagisce alla rabbia? Lavorando lo stesso. Il lavoro mi aiuta a vincere il disagio di questa stagione di miserie cortigiane alle corti dei barbari” (alla RAI, capita spesso. Anche Bruno Vespa. Un tempo erano 3-4 “a disposizione”. Oggi sono decine e decine a disposizione. Vedi “Mediaddress. La banca dati dei giornalisti”, trimestrale abbonamento annuo 800 euro)

Il 27 giugno 2007, 44 Parlamentari di tutti i partiti (tra cui Sergio Zavoli, Sinisi, la Finocchiaro, il Gen.Ramponi, la Binetti, Sterpa, Storace, Bianco, la Procaccino,LaTorre, la Palermi ecc) hanno presentato un’ Interpellanza sulla RAI, sul caso Carmen Lasorella, ai Ministri delle Comunicazioni, dell’Economia e delle Finanze . In questa Interpellanza, tra l’altro, si legge: “La RAI , concessionaria del servizio radiotelevisivo, non riesce ad uscire da una fase di grave stallo che ormai si protrae da troppo tempo; tale stallo riguarda, tra l’altro, la sostanziale incapacità di utilizzare le numerose . e spesso assai pregevoli- risorse umane di cui l’azienda dispone, facendo viceversa ricorso  in molti casi a contratti esterni, con costi che appesantiscono la già difficile situazione finanziaria, oltre a non rispondere ai criteri di efficacia e correttezza di gestione:

Un caso particolarmente eclatante, e per molti versi emblematico della crisi che attanaglia l’azienda, è quello che riguarda la giornalista Carmen Lasorella, professionista di riconosciuta competenza ed esperienza, oltre che notissimo volto televisivo.

Dopo una carriera ventennale nel servizio pubblico, in qualità di conduttrice del telegiornale, come inviata di guerra, come autrice di reportage dall’estero, di programmi di prima e seconda serata, quindi come corrispondente da Berlino con qualifica di vicedirettore, Carmen Lasorella è stata inspiegabilmente “accantonata” dalla RAI, senza alcuna apparente ragione;

da più di tre anni, infatti, continua ad essere regolarmente inserita negli organici dell’azienda e ad essere pagata dalla medesima, benché con uno stipendio decurtato, senza che le sia stato assegnato alcun incarico. E ciò nonostante i progetti da lei presentati, le proposte e le sollecitazioni avanzate dalla stessa all’attenzione personale dei componenti il Consiglio di Amministrazione , del Direttore generale  e del Presidente;come è stato notato da un autorevole commentatore (Giovanni Valentini su “la Repubblica” del giugno 2007), “al contrario di altre vittime dell’epurazione, Carmen Lasorella è considerata politicamente neutrale, non appartiene a questo o quel partito, a questa o quella corrente o gruppo di potere.  La sua emarginazione, dunque, non ha nulla a che fare con la lottizzazione che imperversa a Viale Mazzini, ma semmai con la paralisi, l’incapacità, l’impotenza che incombe sulla gestione dell’azienda pubblica; si chiede di sapere se non si ritenga opportuno invitare l’attuale Consiglio di amministrazione coerentemente con gli obblighi di corretta ed efficiente gestione descritti nel contratto di servizio alla tutela dell’insostituibile ruolo del servizio pubblico proprio dell’azienda, ad una gestione che impedisca il verificarsi ed il protrarsi di casi come quello descritto in premessa, valorizzando viceversa,in modo adeguato,le risorse interne della RAI, senza dar luogo a gravi sprechi, oltre che di risorse economiche, di preziose risorse umane”

Il 28 maggio 2008, Carmen Lasorella “è stata designata come nuovo Direttore generale di “San Marino RTV”, la Radiotelevisione di Stato della Repubblica di San Marino di cui la RAI possiede il 50%  (e spetta alla RAI indicare il Direttore generale dell’emittente di San Marino)

 

VERDE E ZAFFERANOa voce alta per la Birmania”

è dedicato al regime militare birmano che  è “diventato uno dei più repressivi al mondo”, con l’intero paese che è “un carcere”, dove i più non guadagnano 250 euro all’anno. Dove  si spende il 40% del bilancio dello Stato per la Difesa e per i militari al potere, ma per la salute si spendono solo 10 euro all’anno per ciascun cittadino e per l’istruzione si spende ancora di meno.

Libri come questo fanno bene – scrive Emma Bonino in un testo del  7 gennaio 2008, pubblicato

alle pagine 239-240 –241 e 242- e ricavato da una  “lettera aperta” pubblicata dal “Corriere della Sera” il 26 settembre 2007- perché “sono testimonianze importanti che contribuiscono a mantenere viva l’attenzione, a non dimenticare troppo in fretta”.

Infatti “in queste pagine ci sono la lettura dei fatti birmani, le riflessioni sul mestiere di un inviato e il racconto dettagliato di quell’incontro” con il Premio Nobel per la Pace 1991, Aung San Suu Kyi, incontro-intervista durata 90 minuti, in segreto, presso la sede di un’Ambasciata di Rangoon. Perché, nonostante abbia vinto le elezioni nel 1990, le prime elezioni in 16 anni, il Parlamento votato-eletto non si è mai insediato e la vincitrice è stata posta agli arresti domiciliari, è stata isolata dal mondo. In proposito, ci viene alla mente una frase del libro che dice: “Strano Paese la Birmania: i ponti erano una rarità. Un mondo chiuso con la sindrome del bunker, diviso in 10 lingue, 70 etnie, 30 gruppi armati”. Mentre storicamente, la storia della Birmania , da sempre e fino al 1962, è stata vista come “un albero con tre rami: il popolo, i monaci, i militari. Un albero che ha dato frutti. Fino ai tempi dell’eroico padre di Aung San Suu Kyi.

Anche Emma Bonino aveva incontrato questa donna eccezionale e ricorda quell’incontro anche attraverso una dedica a fianco della sua foto, dedica che dice “la pace inizia con la compassione”. Compassione, non nel senso comune di compatire ma nel senso più profondo, etimologico di sentire insieme.  Perché, come sottolinea in più parti, Carmen Lasorella, è giusto tenere duro, è giusto sostenere “la battaglia, politica, civile e morale” di Aung San Suu Kyi. Perché tutto il mondo conosca gli orrori di questo presunto socialismo asiatico di Rangoon, sia informato di “questa  tragedia lunga quarant’anni”. Perché è giusto parlarne, ogni volta che è possibile.

A pagina 175, Carmen Lasorella, citando Tun Tun, il corrispondente di “Human Rights Watch”, invita “Parlane, ogni volta che puoi… Bisogna tornare a parlarne”.

Bisogna parlare di questa dolcissima, sempre serena e sorridente ma altrettanto determinata, eroica leader dell’opposizione e Premio Nobel per la Pace, che , pur avendo vinto le elezioni nel suo Paese, nel 1990, degli ultimi 18 anni, ne ha trascorsi 12 agli arresti domiciliari. E’ stata arrestata, la prima volta, il 19 luglio 1989, lo stesso giorno ma 42 anni prima, era stato assassinato, nel 1947, suo padre. Aveva 33 anni. Era considerato il Comandante dell’esercito di liberazione. Aveva il carisma del leader della resistenza, dell’eroe popolare, dell’architetto della libertà”

Quando suo padre è stato assassinato , nel 1947, la figlia Aung San Suu Kyi aveva due anni. Fino al 1988, cioè fino ai 43 anni, lei è vissuta all’estero, ha studiato e si è laureata, aveva un lavoro prestigioso, si era sposata con Michael ed ha avuto due figli , Alexander e Kim , che, oggi, hanno rispettivamente 15 e 11 anni . Continuano a vivere , sicuri, all’estero, lontani dalla madre.

“Verde e zafferano a voce alta per la Birmania” è un bellissimo libro dedicato a Aung San Suu Kyi, a tutti i giornalisti che si sono sacrificati per la verità e a favore dell’informazione  e della giustizia

(dall’operatore RAI Marcello Palmisano assassinato in Somalia, in “un  agguato durato 38 lunghissimi minuti” ricorda Carmen Lasorella, alla giornalista russa Anna Stepanova Politkovskaia, assassinata il 7 ottobre 2006, nella sua casa moscovita, agli “amici giornalisti dell’agenzia Reuters a Mogadiscio ecc. I giornalisti uccisi nel 2007, documenta Carmen Lasorella, sono stati ben 89.

 I giornalisti  scomodi- scrive Carmen Lasorella- si celebrano quando sono morti, mentre da vivi hanno scontato l’ostracismo pavido della categoria, la solitudine, il rifiuto, lo scherno dei sistemi”), dedicato ai bambini soldato (la Birmania è il primo paese al mondo nell’uso dei bambini soldato) dedicato a ricostruire, raccontare e denunciare “la storia degli ultimi vent’anni in Birmania” che è “una storia di saccheggi autorizzati da uno stato caserma” Perché –come si legge a pagina 60. “la Birmania è un mondo a parte, che rovescia il linguaggio dei segni e il senso dei colori: verde la paura, zafferano la speranza. Il bieco fatalismo delle uniformi, che indigna. La fede delle tonache, che commuove. L’autorità morale dei monaci, usata come un maglio contro il regime, non era prevista dai militari”. Un Paese dove “la paura alimenta la corruzione, dove c’è la paura, la corruzione si diffonde” Si torturano i civili e i monaci, si combatte la lettura e la cultura ( a pagina 169 si legge “non sono permessi i libri”)

 Anche perché “la vera rivoluzione nasce dallo spirito” in un Paese come la Birmania dove “la madre di tutti gli affari, si chiama energia” , dove “gli affari e la politica si fanno senza chiasso” , con i protettori della dittatura birmana che “alloggiano a Pechino, Mosca, New Delhi”

E’ un libro che denuncia un sistema blindato, dal 1962, dove “monaci e cittadini disarmati” cercano di combattere “una corazza lubrificata dalla corruzione”. Nella Birmania della dittatura militare, “il denaro schiaccia lo spirito, che ingrassa la vita dei generali che, a loro volta, ingrassano la vita dei soldati, che ingrassano la macchina del potere, che a sua volta ingrassa il sistema degli interessi, che ingrassano, infine, chi ha bisogno dei generali. E dunque, chi li sostiene. Il cerchio si chiude”

“E’ un libro che documenta e denuncia la storia degli ultimi vent’anni in Birmania”, che è “una storia di saccheggi autorizzati da uno Stato-caserma”, che spende il 40% del bilancio per la Difesa e per i generali, arruola più di centomila bambini-soldato, uno Stato-caserma dove “i generali si prendono una commissione dell’11% sull’esportazione dei prodotti”.

E’ una continua, documentata denuncia contro “una dittatura asiatica contemporanea, spietata, corrotta e tecnologica, che sembra essersi ispirata a George Orwell de “Il Grande Fratello che vive senza essere visto, che vede e non si vede, che controlla da lontano, che incombe. Che sopravvive, anche se il corpo muore”

Le citazioni ad Orwell e al suo capolavoro di pensiero e di scrittura che è  “1984”, sono ricorrenti. Proprio perché nel libro “1984”, si assiste alla prefigurazione di un crudele dispotismo su scala mondiale, con l’eclissi di ogni valore individuale e sociale

E’ un libro ispirato e dedicato a Aung San Suu Kyi, che “è una donna vera, semplice, perfino ingenua, con l’ostinazione di un progetto più importante della sua vita, è una donna che sa parlare al cuore della gente” non ha paura, aborre la forza, ma non cerca il dialogo con i generali che “per lei non esistono”.

Nel libro di Carmen Lasorella, il Premio Nobel per la Pace 1991, rimane “ la figura di riferimento, l’icona della resistenza. In quanto donna, incarna il dono quotidiano della vita. Dunque la speranza”

Aung San Suu Kyi “non è solo un’eroina e il capo di un partito”. Lei incarna   il dramma birmano e lei è “l’unica che potrebbe usare il suo carisma per risolverlo. Con l’aiuto degli altri. Se non saranno lasciati soli, finanziando la democrazia”

Ma questo libro, alla pagina 123, canta ed esalta anche “il coraggio delle tonache –zafferano dei monaci e rosa delle monache- , che “ ha dimostrato che il valore dell’amore per gli altri, può trascendere il misticismo. E’ diventato il fondamento dell’agire sociale, la rivendicazione di una cultura, il servizio della convivenza. Religione e società politica si sono unite, come mai in passato. Sotto lo stesso cielo, hanno detto no all’oppressione”.

E’ un libro coraggioso, estremamente documentato, impegnato sul piano civile, morale e culturale , che, tra stupri, violenze, orrori inimmaginabili, tra arricchimenti stratosferici (dei militari e dei loro “amici conniventi”) all’insegna dalla prostituzione , del commercio,  delle pietre preziose, dei rubini soprattutto, delle delazioni più sordide,  lascia aperta “la speranza di una svolta democratica” che si può e deve raggiungere all’insegna della non-violenza , dell’utopia (ripetuti sono i riferimenti a Orwell ed al suo capolavoro  “1984”) , delle emozioni e del cuore, perché, sottolinea il Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, “per vincere, bisogna vincere i cuori”

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