Venti di burrasca

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Forse dovremmo ricominciare a guardarci intorno invece di pensare sempre e soltanto al Covid. Forse dovremmo mettere in ogni casa i sacchetti, pieni non di sabbia, ma di educazione civica, di cultura, di informazione, di difesa della pace come valore primario, identificabile con la vita stessa.

 


Mosca sta ammassando truppe al confine con l’Ucraina, oltre centomila soldati con armi pesanti, ufficialmente un’esercitazione militare a Kazan, nel Tatarstan (avrei bisogno di ristudiare la geografia perché la fine dell’Unione Sovietica ha fatto riemergere nomi di stati e regioni che sembrano usciti dal Risiko). Putin vorrebbe la garanzia da parte degli occidentali del fatto che l’Ucraina non entrerà mai nella Nato, una nuova Finlandia insomma e ha fatto presente che reagirebbe se missili della Nato fossero piazzati in Ucraina. Gli Stati Uniti hanno garantito di rendere pan per focaccia in caso di iniziativa militare russa in Ucraina,

In oriente la Cina si è di fatto già mangiata Hong Kong; quanto a Taiwan il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha avvertito gli Stati Uniti che l’isola non ha come unico futuro la riunificazione con la Cina internazionale e nessun ‘status internazionale’ come paese indipendente dalla Cina, sostenendo che “”c’è una sola Cina al mondo””.

L’impero rosso e l’impero giallo approfittano della crisi d’identità dell’impero a stelle e strisce, che si è scoperto diviso, con la democrazia sempre meno valore assoluto, sempre più in mano alla finanza e alle grandi imprese, non più solo sette sorelle. Tante di più. La ritirata dall’Afghanitan ha minato la sua credibilità internazionale e Biden si sta rivelando incolore.

Contestualmente aumentano nel mondo le spese per gli armamenti; entrano in scena nuove armi (l’ultimo è il razzo sparato dalla Cina, chiamato ‘Lunga Marcia’ e il nome è purtroppo un programma).

Perfino l’Europa, patria delle democrazia, vede le sue fondamenta attaccate – lo ha detto Papa Francesco nella sua visita in Grecia – “da un autoritarismo selvaggio”, “dalle facili rassicurazioni proposte dai populismi”, da società “preoccupate della sicurezza e anestetizzate dal consumismo”. Aggiungo anche la voglia di uomini della provvidenza. In tutto il continente, come in Italia, la politica è passata da patrimonio condiviso e collettivo di partiti e movimenti, a patrimonio personale dei leader, radice del capo unico.

Forse dovremmo ricominciare a guardarci intorno invece di pensare sempre e soltanto al Covid, che più ne parliamo e meno capiamo, perché quando le voci sono troppe, diventano incomprensibile rumore. Forse dovremmo mettere in ogni casa i sacchetti, pieni non di sabbia, ma di educazione civica, di cultura, di informazione, di difesa della pace come valore primario, identificabile con la vita stessa.

Chi mai volete che vi racconti delle truppe russe, Invece, per invertire la tendenza, basterebbe sostituire, nei telegiornali, la sfilata di onorevoli dagli occhi fissi sulla telecamera recitare frasi fatte come i bambini i sermoncini di Natale, con un aggiornamento quotidiano delle principali notizie estere. Così, tanto per ricordarlo: l’Ucraina è Europa e centomila soldati russi stanno facendo manovre al suo confine.

 

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