Vedovi, orfani e la parola mancante

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Non dico una cosa particolarmente originale e intelligente, se affermo che l’Italiano, con le sue molte regole ed eccezioni, con le sue radici  latine, greche e con le varie “contaminazioni” e influenze,  è una lingua che annovera una grande quantità di termini e di  vocaboli.

Spesso, anche sulle pagine di Bice, accade che si faccia un po’ di ironia, o si accusi, cito testualmente, di “sterile sfoggio” chi parla e scrive con una certa proprietà di linguaggio.

Ma “ci può stare” , diciamo così.

Le cose devono sempre essere dette e scritte con cattiveria, per ferire, e in queste innocenti frecciatine  la cattiveria ovviamente non c’è, per questo si accettano.

Certo sarebbe un peccato esprimersi in un linguaggio approssimativo, a monosillabi, esclamazioni, grugniti e parole in gergo, come suggerisce l’andazzo generale, anche nello scrivere.

Ma, soprattutto, sarebbe un peccato non usare al meglio la nostra lingua splendida e ricca, così ricca da usare  ad esempio per definire il viso, decine di sinonimi[1], e così per molte altre parti del corpo, o per il mondo che ci circonda, e per gli eventi, le circostanze, i moti dell’animo e i sentimenti umani.

Eppure, per quanto complicata e meravigliosamente ricca, la nostra lingua è incompleta.

E’  vedovo chi perde la moglie, vedova chi perde il marito e talvolta a queste situazioni si accompagnano anche molte  divertenti battute e giochi di parole.

Si definisce orfano chi ha perso un genitore o entrambi e, anche se con minore frequenza, accade che ci siano barzellette e facezie anche sugli orfani, per chi ha del motto di spirito un concetto assai greve, che non tiene in gran conto, evidentemente,  la sacralità del rapporto tra genitori e figli.

Ma c’è una parola mancante, una parola assente, una parola contro il cui concetto cozzano, attoniti, il nostro cervello e il nostro cuore, forse per questo non esiste una parola corrispondente.

La condizione di chi ha perduto un figlio o una figlia, non ha un nome, è talmente innaturale e inaccettabile, così infinitamente totalizzante e senza possibilità di elaborazione, da non poter essere definita.

Non è un caso se, in un pigro e caldissimo pomeriggio di fine giugno ho desiderato scrivere queste due parole che dedico a  tutti i genitori che vedranno la loro vita domestica e sociale ulteriormente complicata, dalla chiusura delle scuole e dagli  impegni conseguenti ed emergenti, compiti delle vacanze, custodia dei figli, e quant’altro.

Soprattutto per le mamme che lavorano, ora inizia un periodo di maggiore impegno, certo di ulteriore sacrificio per far quadrare orari, lavoro, faccende domestiche e compagnia e aiuto ai figli.

Torna a loro merito riuscirci e tutto ciò, per quanto difficile e complicato da gestire, è pur sempre il “lavoro” più bello del mondo.

Proprio perché non è facile, proprio perché viene sottovalutato, proprio perché da chi ha capito assai poco di ciò che conta nella vita, viene poco considerato, perché  è così normale.

Ma di questi pareri, ovviamente, poco c’importa.


[1] Faccia, volto, sembiante, aspetto, connotati  apparenza, aria, aspetto, espressione, fisionomia, lineamenti, grinta, grugno, cera, colorito, muso, tratto, viso,figura, sembianza, maschera,  ghigna e altri ancora.

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