Valori, disvalori e cavalli

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""Forse l’amor di Patria è anacronistico, ma il vero elettore di Destra teme che l’Italia finisca per diventare, in un futuro più o meno lontano, non più una Nazione, ma una semplice entità geografica. "" articolo di Maria


“Non ho mai dubitato, cara Maria che Lei, di coraggio, ne abbia da vendere”

Mi piace pensare che le parole del nostro insostituibile commentatore emmeci non mascherino il suo pensiero, ma siano sincere.

Perché credo che anche scrivere questo articolo sia un atto di coraggio, da parte mia.

Non è facile scrivere quando si è consapevoli di essere fonte di ironia o comunque di essere letti con disprezzo, come se ogni articolo fosse una raccolta di scempiaggini più o meno nutrita, o quando ogni parola verrà fraintesa. Non è facile soprattutto quando, per motivi indipendenti dalla nostra volontà, qualcuno che consideravamo nostro ideale interlocutore, dal benevolo apprezzamento è passato alla totale irrisione.

E ci vuole coraggio per raddrizzare le spalle, rialzare lo sguardo.

Non rispondere alla domanda, posta più volte nei commenti, da parte del nostro Lettore summenzionato,su quali siano i valori che io considero “nostri”, non solo sarebbe una viltà, sarebbe anche una scortesia, per quanto il confronto fra lui e me sia impari. Invidio, non poco, l’abilità dialettica e la preparazione delle signore Franca e Sicura Mente, consapevole  di essere, confronto a loro, una pallida larva.

E, nonostante sia un onore per me essere citata sempre insieme alla nostra gentile lettrice Maria Luisa, ora parlo a titolo personale.

Sicuramente esistono valori universali, ma questo automaticamente non fa diventare disvalori i valori personali che non siano con essi contrastanti. Valori, o quelli che per comodo vengono chiamati tali, che differiscono da persona a persona, muovono le azioni umane, fanno giudicare persone ed eventi.

“I valori o sono universali o non lo sono” scrive emmeci.

Impegnativa come affermazione.

In un mondo in cui ciascuno, incurante e immemore di quei valori universali, ritiene di essere nel pieno diritto di agire e pensare come vuole, sembra che nessun valore sia davvero valido per tutti gli esseri umani, in ogni latitudine, e in ogni tempo.

Nemmeno la vita.

O comunque non la vita di tutti.

Credo sia inutile girarci attorno. Lo si capisce da come cambiano i valori , anche nella stessa epoca, da come si differenziano tra loro le culture dei vari popoli e persino dei singoli di una stessa civiltà.

Per alcuni mentire è una grave colpa, per altri può essere naturale come respirare, con la menzogna che è per loro un abito mentale, o una seconda natura.

C’è chi sacrifica la propria vita, per lavoro o per generosità, per salvare  uno sconosciuto, e c’è chi getta la sua bambina appena nata dalla finestra… Eppure  la Vita è un valore universale, come pure la Verità è un valore universale.

Come pure sono valori universali il rispetto delle idee altrui, la tolleranza, la non violenza, la mitezza.

Eppure c’è chi usa parole come queste,

“Il Porco e il Barbaro useranno le loro trombe e tromboni, noi useremo i nostri bastoni e forconi”

probabilmente nel nobile intento di risvegliare le coscienze[1], dove “Porco” sta per Premier e “Barbaro” sta per Bossi.

Quindi la domanda “Nostri, di chi?” ripetuta, più volte, dall’insostituibile nostro commentatore emmeci, sicuramente è una domanda che, non per insipienza delle interrogate (nella fattispecie Maria Luisa ed io), ma per effettiva impossibilità, non ha risposta, proprio perché non è riconosciuta a mio avviso realmente quella universalità di valori, che pure esiste, e che dovrebbe essere la nostra guida.

Preferisco quindi, per rispondere alla domanda “Nostri, di chi?” parlare di valori elettorali, giusti o sbagliati che essi siano, quelli sì, disattesi da Fini. Se è acclamato dalla parte che fino a poco tempo fa gli era così apertamente ostile, forse di Destra Fini non è più.

Per me essere di Destra significa essere un conservatore illuminato, che vuole conservare tutto ciò che di valido il passato ci ha consegnato, e mutare ciò deve essere mutato. Per il bene dei cittadini, per l’ammodernamento dello Stato, per il progresso. In queste idee mi riconosco e le vorrei vedere realizzate. La Sinistra, che ritiene di rappresentare sempre la parte migliore della nazione, come se stessero a cuore soltanto ad essa certe irrinunciabili priorità, dovrebbe riconoscere che anche gli elettori di destra vogliono il benessere e la libertà per tutti, la tutela e la dignità delle persone deboli, la sicurezza, il diritto allo studio, la giustizia sociale.

Forse l’amor di Patria è anacronistico, ma il vero elettore di Destra teme che l’Italia finisca per diventare, in un futuro più o meno lontano, non più una Nazione, ma una semplice entità geografica.

L’immigrazione, anche regolamentata, deve essere sostenibile nei numeri, non deve rappresentare un pericolo per la nazione ospite. Dall’arricchimento della multicultura, auspicabile e positivo, sarebbe davvero tradire “i nostri ideali” passare alla perdita della nostra cultura, fatta di tradizioni, consuetudini, fede, radici comuni, culturali e umane, lingua…

Un cavallo famoso, grande campione, a fine carriera sportiva, “”entrato in razza””[2], come si dice in gergo, all’estero, sentendo un giornalista in visita nell’allevamento, parlare in italiano, voltò la testa, riconoscendo l’idioma della sua giovinezza e dei suoi trionfi sportivi, quell’italiano mai dimenticato, che non sentiva ormai da molto tempo.

Con una conclusione apocalittica, delirante, grottesca, esilarante (come vede, lo scrivo già io) potrebbe accadere anche a noi.

 

Maria




 



[2] ENTRARE IN RAZZA Il cavallo entra in razza quando abbandona l’attività agonistica e viene destinato alla riproduzione

 

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