Usi ad ubbidir tacendo: L’intervista impossibile.

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Negli altri Paesi ci vuole coraggio per fare i delinquenti, in Italia ci vuole coraggio per fare il proprio dovere.Intervistiamo un rappresentante delle forze dell’ordine, uno dei molti che operano nelle nostre città.

Sicurezza e criminalità sono alcuni dei problemi più utilizzati delle demagogie elettorali. Rappresentano anche, sfortunatamente, un’emergenza continua : possiamo ancora fare qualcosa?

 

Indubbiamente si può e si deve fare qualcosa. Ma sembra che a mancare sia la volontà politica di fare qualcosa. Siamo in un continuo stato d’emergenza perché i nostri politici, di ogni schieramento, hanno voluto che si arrivasse a questo per reale mancanza di collaborazione.

Per prima si dovrebbe attuare la collaborazione tra governo e opposizione.  In mancanza di questo ogni provvedimento sarà rallentato. Per esempio se parliamo del problema dell’immigrazione. oggi fuori da ogni ragionevole controllo, è urgente che siano approvate le norme che rendano effettivi e sicuri i rimpatri, altrimenti il  nostro lavoro sarà sempre più difficile e inutile.         

 

L’opinione pubblica reagisce negativamente alle scarcerazioni facili, alla concessione degli arresti domiciliari, all’impunità apparente, o reale, per chi commette i crimini.

 

L’opinione pubblica fluttua da un estremo all’altro con facilità,  dietro la spinta emotiva dei fatti. Inoltre la pubblica opinione è spesso manipolata  da vari interessi, anche personali. Tutti vogliono la massima efficienza e severità quando queste non  intacchino la propria sfera di interesse. Ciò che indigna e sorprende i cittadini qualsiasi  è previsto dal Codice  al quale è tassativo attenersi, per il magistrato e per gli operatori di Polizia.

 

Il Codice di Procedura Penale, anche se recente, quindi mostra  certe lacune. Quali sarebbero  le prime correzioni da apportare al Cd P, per rendere più efficaci le misure di coercizione personale?

 

Per prima cosa non dovrebbero  esistere le attenuanti, i benefici di legge, perché essi sovente portano ad una effettiva impunità dei rei. Gli sconti di pena e altri vantaggi hanno permesso scarcerazioni, anche per i colpevoli di  omicidi. Per quanto riguarda gli arresti domiciliari, con la moderna tecnologia, cellulari, Internet e quant’altro,  essi perdono di qualsiasi efficacia in quanto è possibile comunicare con il mondo esterno, inquinando  di fatto le prove, o alterandole, vanificando le indagini.

 

I recenti fatti di cronaca dimostrano in modo chiaro l’inadeguatezza dei provvedimenti posti in essere per garantire la sicurezza ma è vista con preoccupazione anche la  mancanza di censura rispetto a comportamenti che insultano la civile convivenza, come i cosiddetti   piccoli reati.

 

Se  esistono piccoli e grandi reati la pena deve essere  commisurata evidentemente, ma nessun piccolo reato è tale per chi lo subisce. Pertanto, senza che possa  apparire una vendetta civile, essi devono essere puniti per garantire  il cittadino onesto.

Ai cittadini inoltre le forze dell’ordine chiedono collaborazione, è inammissibile che ci siano persone, come è accaduto per lo stupro a Bologna, che i passanti tirino dritto dicendo che non erano affari loro.

 

E’  innegabile che la massiccia presenza sul territorio di stranieri ha complicato e reso ancora più problematica la situazione sicurezza. C’è una possibilità di recupero in termini di sicurezza e vivibilità delle città?

 

Il carcere e la certezza della pena sono importanti per ogni reato, anche se non saranno la soluzione al problema.

Ma sapere che ogni reato verrà perseguito e punito sarebbe già un buon deterrente. Sicuramente renderebbe  meno appetibile il nostro Paese per tutti coloro che vi giungono da irregolari.

L’istituzione del reato di clandestinità sarebbe un ulteriore modo per scoraggiare chi vede le nostre città come il luogo ideale per delinquere indisturbati, godendo nel frattempo dei benefici
di ogni cittadino per quanto riguarda ad esempio le cure mediche. Sarebbe utile, a questo proposito, l’obbligo, e non la semplice possibilità,  per i medici di segnalare il paziente clandestino, indipendentemente dal fatto che sarà comunque curato.

L’immigrazione dai paesi dell’Est, inoltre,  ha portato con sé anche uno strascico di violenza balcanica sconosciuta persino ai nostri malviventi e ha complicato non poco il nostro lavoro. Il clandestino è incontrollabile, vive di spaccio, di furti, di altri reati. La mancanza di sicurezza e di  vivibilità nelle nostre  città sono direttamente collegate alla presenza di chi delinque, anche se non parlo soltanto degli extracomunitari o dei clandestini in generale. Essi , tuttavia, nella condizione di clandestinità sfuggono ai controlli e possono, come abbiamo visto dalla cronaca di questi ultimi giorni compiere reati gravissimi.

 

Una volta nella lotta alla criminalità la Polizia si avvaleva anche di mezzi  che si chiamavano infiltrati, spie, informatori, ecc

Oggi più elegantemente e in modo più sofisticato si chiamano  “”servizi di INTELLIGENCE””che mi pare non vengano  sfruttati al massimo delle loro  possibilità sia come impiego di uomini che di mezzi. È per una lacuna dovuta a mancanza di fondi o di volontà politica?

 

Purtroppo questo aspetto è dovuto solo ad una mancanza  di volontà politica!

 

 Grazie per l’intervista, e un ringraziamento particolare a lei e ai suoi colleghi per il vostro impegnativo lavoro

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