Un’Officina per ricostruire l’Italia

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""...niente può avvenire al di fuori dei popoli. Il trucco può durare qualche anno. Ma poi la verità vien fuori. E la verità è che nessuna costruzione è durevole se è progettata sopra la testa dei popoli.""art. del Sen. Paolo Danieli

Sono solo segnali. C’è ancora molto da lavorare, ma qualcosa in Europa si muove. Grazie alla crisi. Paradossalmente. La sconfitta di Sarkozy e il successo simmetrico del Front National di Marine Le Pen sono segni che qualcosa si è mosso, che un assetto continentale fino a qualche mese fa dato per scontato, scontato non lo è più. Non lo è più perché c’è un fatto nuovo: i popoli si stanno risvegliando.

Si risvegliano da un lungo sonno alimentato dal benessere, dalla crescita considerata indefinita, dalla convinzione passiva che altri pensano al loro destino. Si risvegliano perché la crisi con i suoi effetti crudeli sta dissipando la nebbia delle illusioni che non faceva più vedere agli europei qual è la realtà.

Avevano dato da intendere che il modello fondato sul Pensiero Unico e sulle Banche avrebbe garantito benessere e progresso illimitati. Tanto che per averli valeva ben la pena rinunciare a pezzi di libertà, di sicurezza, di identità e di sovranità. Prezzo che è stato pagato. Ma per avere che cosa? L’impoverimento generalizzato, il progressivo smantellamento delle principali garanzie sociali, la disoccupazione, la precarietà. Perché?

La spiegazione, com’è sempre la verità, è più semplice di quel che si possa pensare: niente può avvenire al di fuori dei popoli. Il trucco può durare qualche anno. Ma poi la verità vien fuori. E la verità è che nessuna costruzione è durevole se è progettata sopra la testa dei popoli. Peggio ancora sulla loro pelle.

I segnali che vengono dall’Europa sono quelli del risveglio.  Di una presa di coscienza dei popoli che vogliono riappropriarsi del proprio destino dato in delega agli “altri”.

Il banco è saltato proprio in quella Francia che assieme alla Germania costituiva i pilastro portante di un’Europa arcigna, avulsa dalla realtà sociale, percepita sempre più come estranea, se non nemica. L’affermazione socialista, più che un ritorno all’utopia, va letta come il rifiuto popolare delle politiche tecnocratiche. E il successo del Front National, non come il ritorno a Vichy, ma come la ricerca di nuove sintesi nell’interesse del popolo. Allo stesso modo va letta la crescita generalizzata dei movimenti nazionali e popolari, in Olanda, Austria, Ungheria, Grecia, Finlandia ecc.

Anche in Italia è saltato il banco. I risultati delle amministrative parziali ne sono un segno più che eloquente col crollo del Pdl e della Lega; con la sterile stasi della sinistra; con il gonfiarsi dell’onda demagogica dell’antipolitica. Qui però manca ancora l’alternativa. Il successo di alcune liste civiche potrebbe essere l’inizio di qualcosa di nuovo che però va riempito di contenuti politici. C’è molto da lavorare. Ci vuole una grande Officina. Per la ricostruire l’Italia.

 

 

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