Una Tribuna … possibile

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La scorsa settimana ha suscitato molto interesse presso i lettori l’argomento inceneritore.Su un argomento correlato ora cediamo la Tribuna a Vittorio Ballestrazzi delegato al settore per il WWF di Modena.

In questi ultimi tempi inceneritori e raccolta differenziata sono stati citati come elementi di una coppia indissolubile. Per fortuna non è così – dice Ballestrazzi – E’ dimostrato che dove il principale metodo di smaltire i rifiuti è l’inceneritore, la raccolta differenziata con il metodo a cassonetto non riesce superare la percentuale del 40-45%.

 

Mi scusi se la interrompo, ma che dati abbiamo a riguardo ? Dimostrato da chi?

 

Dovunque c’è un inceneritore in Italia la differenziata è a cassonetto e  raggiunge al massimo le percentuali di cui sopra.

L’esempio migliore è Brescia dove non aumenta da anni…E’ sufficiente guardare le statistiche di Legambiente quando premia i comuni che riciclano. Nessun comune che fa la raccolta a cassonetto supera il 40%- 45% e questo ha una sua spiegazione che viene evidenziata da queste due motivazioni principali: la raccolta differenziata con il cassonetto non è praticata dalla maggioranza dei cittadini perchè non è percepita come un dovere civico, ma come un ‘favore’ che si fa all’amministrazione che raccoglie i rifiuti tramite un gestore.

Se poi quel gestore è una spa che macina utili, la predisposizione ai favori diminuisce drasticamente.

L’altro motivo è che la raccolta differenziata a cassonetto è costosa, molto impura e quindi poco attraente per i vari consorzi che la ritirano e che la pagano poco.

E, se lo stesso gestore possiede un inceneritore, risulta per lui meglio bruciare visto che così incassa anche i contributi dei ‘certificati verdi’ che vengono prelevati dalle bollette che pagano i cittadini.

Dove la raccolta differenziata si fa con il metodo del porta a porta gli inceneritori non hanno ragione di esistere.

Il metodo porta a porta, se attuato correttamente, raggiunge percentuali che superano il 70% e il materiale raccolto viene pagato bene dai consorzi che lo ritirano.

Tale introito con la tariffa puntuale viene distribuito a tutti i cittadini che, da subito, si vedranno non aumentare la tariffa e dopo tre anni la tariffa inizierà a calare.

A Modena i cittadini stanno pagando le scelte ‘tecnologiche’ degli amministratori che hanno governato la gestione dei rifiuti. Sbagliare è umano ma non lo è perseverare; chiedo quindi che si fermi il raddoppio dell’inceneritore.

Diventerà un impianto che, anche economicamente, sarà un fallimento in quanto i contributi di cui si parlava sopra non ci sono più.

 Con i fondi che si risparmierebbero, nonostante i lavori siano già avviati, si finanzierebbero due scelte ‘umanistiche’:

il vuoto a rendere e la distribuzione alla ‘spina’ di tanti prodotti che attualmente sono venduti dentro a contenitori di plastica che deturpano il nostro ambiente e, quando vengono  inceneriti, sono un pericolo per la nostra salute.

 

Mi scusi, la interrompo di nuovo: cosa ha in mente? Ci faccia un esempio pratico di quanto asserisce in modo che sia comprensibile per tutti : “vuoti a rendere”;  “distribuzione alla spina”: ovvero in pratica?

 

Voglio dire che le bottiglie di plastica devono sparire: sono inquinanti e inquinano l’ambiente dove viviamo. La soluzione è il vuoto a rendere cioè pagare solo il contenuto e depositare una cauzione quando si acquista in vetro o in alluminio quello che ci serve per il nostro vivere quotidiano: acqua, vino, olio, latte, birra, caffè, detergenti, detersivi etc.etc

Tra le altre cose le strade perderebbero questo loro ruolo insano di essere anche delle discariche a cielo aperto e non si sprecherebbero materie prime.

La Germania è una maestra in questo ed è sicuramente una società multietnica con regole rispettate e fatte rispettare.

Quindi per tornare alle scelte “umanistica” la seconda via da perseguire riguarda l’adozione del metodo porta a porta su tutto il Comune e il Consiglio ha la possibilità, entro 3 mesi, di approvare la delibera di iniziativa popolare che 460 cittadini hanno firmato. Un ottimo esempio di partecipazione

 

Mi permetta: 460 firme su un argomento così scottante e sentito a livello di opinione pubblica non mi paiono un esempio di grande partecipazione. Sbaglio?

 

Guardi il metodo partecipativo che ha organizzato il comune negli ultimi due anni con ingenti investimenti ha riunito meno di 2000 persone e non ho compreso (ma sarà una mia colpa) che risultati ha portato.

Noi non avevamo fondi e abbiamo fatto tutto volontariamente, l’argomento è sicuramente complesso da spiegare e le firme sono tutte autenticate.

Ne occorrevano 300 ne abbiamo portato il 50% in più.

Abbiamo utilizzato l’istituto di partecipazione che è previsto dallo statuto.

La nostra colpa è di non riuscire a fare capire che il metodo che noi proponiamo è l’unico che permette di non utilizzare l’inceneritore prima non raddoppiandolo e poi spegnendo quello che è in funzione ora.

E’ difficile, ma ci riusciremo, far capire alla gente che il metodo dell’incenerimento non risolve nulla e avvelena lentamente ma inesorabilmente l’aria che respiriamo noi, i nostri figli etc.

La pianura padana è ormai un ambiente saturo di agenti inquinanti e ogni immissione in più  produce un effetto moltiplicatore di danno.

Se raddoppierà l’inceneritore Modena avrà quello più grande della regione con la possibilità di bruciare 240.000 tonn.te . Perchè? E’ questo il progresso?

 

In consiglio comunale a Modena chi sono i più attenti nel condividere le sue tesi?

 

 Tutto il Consiglio è attento a queste problematiche e questo lo si deve ai cittadini che si sono costituiti nel Comitato Modena Salute ed Ambiente che non hanno mai mollato anche quando sembravano dei “marziani” a parlare di certi argomenti…

 

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