Una sola ciminiera in più è scelta delittuosa

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Un grande deposito di gas sotterraneo sta creando il panico nella Bassa e in particolar modo a San Felice. Abbiamo registrato alcuni autorevoli giudizi

Il progetto prevede un impianto di stoccaggio di oltre 3.2 milioni di metri cubi di gas da iniettare nel sottosuolo per poi riportarlo in superficie attraverso compressori. I cittadini si sono mobilitati per criticare questo insediamento, l’amministrazione comunale, che in un primo momento aveva taciuto il progetto, adesso si è schierata dalla parte dei san feliciani (almeno il sindaco Meschieri, visto che i Ds ancora tentennano). Ora intervengono anche i medici per portare il loro contributo.

«Mettere anche una sola ciminiera in più su questo territorio equivale a commettere un delitto». Sono state le sconcertanti parole del dottor Merighi, pneumologo. E a parlar chiaro sono i numeri, svelati dal medico nel suo intervento: 3/4 broncoscopie annue prescritte per sospetto tumore a fine anni Settanta, 230 quelle attuali. Un quarto delle quali risulta purtroppo positiva. Se non fa paura l’inquinamento che porterà la Cispadana (altro progetto che ha trovato diversi detrattori), preoccupano le emissioni del deposito gas, in un territorio già al collasso.
 Il compito di spostare l’attenzione dal progetto sotterraneo agli impianti di superficie (4 compressori con emissioni di calore e una candela a freddo alta 100 metri, ovvero il dispositivo di sicurezza per la depressurizzazione in caso di emergenza) è toccato in primis al dottor Mantovani, medico di base. Il quale ha elencato gli effetti dell’ossido di azoto – nel progetto ne è prevista l’emissione, suppur in percentuali che rientrano “nei limiti stabiliti” – che, a contatto con l’umidità, si trasforma in acido nitrico: «Può portare problemi alle foglie delle piante e delle colture agricole e provocare irritazioni nell’uomo, ai polmoni, agli occhi e alle mucose. Gli ossidi di azoto sono molto reattivi in presenza di calore ed elevate temperature liberano i radicali liberi, che sono molto più tossici e agiscono sulle cellule dell’organismo: sulla pelle, sugli acidi grassi, sugli enzimi e sugli acidi nucleici. Questi ultimi sono costituenti del Dna: le conseguenze sono le mutazioni genetiche e i tumori».  E fanno davvero rabbrividire i numeri del Registro Tumori della Provincia di Modena, svelati da Mantovani, che fotografano una realtà di cui tutti siamo a conoscenza, ma di fronte alla quale è difficile non farsi impressionare. «La provincia di Modena è al secondo posto, in Italia, per l’incidenza di tumori – ha spiegato il medico – Quello che ha maggiore incidenza è il linfoma di Hodking. Il tumore al polmone è al quinto posto. La zona di Mirandola e della Bassa registra un ulteriore scostamento peggiorativo rispetto alla media provinciale per il numero di casi, in particolare sui soggetti di sesso maschile».

Ma vediamo anche cosa dicono i sindaci interessati dall’insediamento progettato dalla Independent. È toccato al sindaco di Finale, Raimondo Soragni, sfoderare l’affondo più duro nei confronti del progetto e della presentazione offerta da Roberto Bencini. Finale, che non sarà direttamente coinvolto dall’impianto di stoccaggio, è però a pochi chilometri da Rivara di San Felice e gli studi dicono che per buona parte dell’anno il vento (che porterà a “passeggio” il gas espulso dalla ciminiera) tira proprio verso Finale.

«Come sindaco mi sento portavoce ufficiale della volontà dei miei cittadini – ha detto Soragni – sinceramente, mi ritengo insoddisfatto da questa presentazione». «Dopo quello che ho sentito, ritengo che certi studi e approfondimenti scientifici avrebbero dovuto essere già stati fatti. Da parte mia, e a nome dell’Unione, non dico di sì a nulla senza prima essere convinto che tutto va bene. Questo territorio ha già subito troppo. Se l’Emilia Romagna è il cuore pulsante del gas, la Bassa non deve diventare il cuore dei rifiuti e di tutto quello che gli altri non vogliono». In linea con lui, il sindaco di San Felice, Mario Meschieri. «Ci facciano capire se si tratta di un progetto determinante per lo sviluppo o se invece questo territorio deve accettarlo supinamente».

 

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