Una politica indisponente

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Alfano, i rottamatori, maggioranza e minoranza continueranno a deludere a prescindere. Fino a quando…art. di Dieffe

«…Mi dispiace, parlare di politica mi indispone, per questo evito di commentare». Così si esprimeva una lettrice in un post del 2 luglio 2011.
Nel leggerla fui subito colpito negativamente dalla perentoria schiettezza di quella affermazione, ma poi riflettendo, subito dopo, quanto scritto da una lettrice altro non era che una denuncia di uno stato d’animo più che comprensibile. Si trattava solo dei nefasti risultati che venivano suggeriti e comprovati dalla inarrestabile sequenza di fatti negativi di cui giornalmente l’attualità politica era tempestata.
Tuttavia nonostante tutto ci solleciti ad un convinto distacco dalla “politica in quanto tale “dobbiamo anche prendere atto che molto del nostro vivere quotidiano dipende o è strettamente  condizionato da quest’ultima umana attività. Ragion per cui mettervi mano, interessarsi, porvi rinnovata attenzione è un imperativo al quale la parte migliore e più sensibile della società civile non può rinunciare.
Ultimamente il voto in Parlamento per l’abolizione delle Province che ha visto contrari il PdL, la Lega nord e con la strana e ambigua astensione del Pd ha dimostrato che i partiti italiani oggi non hanno al loro interno  le energie necessarie per avviare un deciso  risanamento, un sostanziale rinnovamento, un concreto ripensamento della attuale degenerazione “politica”
Da quando questa è stata trasformata  e snaturata in professione “in mestiere” con il quale  alla pari di tutti gli altri ognuno deve guadagnarsi da vivere ha perduto i suoi punti fondamentali di riferimento.
Dal “mestiere” si è passati al riconoscersi come “casta” alla quale vengono garantiti tutti i privilegi che giorno dopo giorno maturano e germogliano come in un fiabesco “paese delle meraviglie”. Questa mutazione genetica porta a riconoscere a se stessa privilegi di ogni sorta e non conosce la possibilità di rinunciarvi spontaneamente.
La politica, quando più che ventenni, a differenza di Angelino Alfano, ci emozionavano le sollecitazioni di JFK ad intraprendere un cammino verso nuove frontiere, era da intendersi come un servizio. Oggi sono più che mai convinto che l’approdo alla politica deve ritornare ad essere inteso come una  sorta di “servizio civile” al quale per alcuni anni si può dare il meglio delle nostre capacità. E’ questo ciò che pretende da noi il nostro paese  ed è solo questo  ciò che gli dobbiamo.
Senza questa pregiudiziale premessa tutto diventa vano, non credibile, discutibile.
Al buon Angelino Alfano al quale perdoniamo il fatto che a 23 anni, come se fosse Pinocchio nel  paese dei balocchi, rimase fulminato da un accattivante jingle e da un signore che aveva in tasca il sole, per il suo nuovo e gravoso impegno politico dobbiamo riconoscergli un’altra decina di anni di attività che dovrà spendere per la politica. Il tempo necessario che occorre per  valutazioni e sperimentazioni di proposte idonee a trasformare il PdL da macchina elettorale del suo leader carismatico in un partito di popolo.
Totale: trent’anni della propria vita professionale fatta solo di politica attiva…a prescindere, in quanto questo appunto vale per tutti, oggi non sono più credibili, non sono più proponibili, non sono più richiesti come un servizio al paese.
Dopo l’esperienza di due legislature spese nel “servizio civile alla politica” si deve ritornare nel circuito della società produttiva tradizionale.
Si verrebbe così a configurare una continua osmosi tra privato e pubblico e viceversa fonte di un sicuro arricchimento culturale ed ideologico. Sono certo che il ritorno alle attività non politiche premierebbe chi si è dimostrato tra i migliori a dimostrazioni che il merito può vincere sulle raccomandazioni anche in assenza di una specifica norma in tal senso.
La politica non la si qualifica solo con regolamenti, norme e opere di maquillage all’interno dei partiti.
Infatti una concezione anche utopistica del cammino da garantire all’uomo non è terreno valido solo per la religione o per speculazioni filosofiche.
Queste mete rappresentano e giustificano la speranza di un progetto di futuro realizzabile.
E’ la mediazione tra fede religiosa e politica; tra tensioni filosofiche laiche e la politica, e non le seduzioni di un “comunicatore” che determinano la sostanza, lo spessore  e la ragion d’essere di un partito degno di questo nome.
Sono solo partiti siffatti che contengono in se le pregiudiziali valoriali  che intendono la politica come l’attività nobile per eccellenza al servizio degli altri.
Ma come arrivarci, quali ostacoli occorre superare ?

Dieffe

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(Fine della prima parte.
La seconda parte verrà pubblicata giovedì 14 luglio 2011)

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