Una polemica inutile e depistante

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Lo scambio di sonore bordate verbali tra Luca Caselli e Matteo Richetti indica che l’intolleranza politica sta ormai coinvolgendo anche i giovani ed autorevoli esponenti di partito. E’ un malcostume che va fermato anche se aiuta meglio a capire le mosse, le luci e le ombre dei politici. Art. di Dieffe

Francamente, forse per miei limiti, ammetto che non ho ben compreso la scelta di Matteo Richetti (PD) di intervenire in quel modo e con quei toni nel commentare la lettera di Luca Caselli al Sindaco di Firenze.

Probabilmente dal suo punto di osservazione il Presidente l’assemblea regionale dell’Emilia Romagna intravede nella realtà politica quotidiana anche delle sfumature che al contrario sfuggono  alla comune percezione popolare quale è la mia, ma ugualmente mi cimento in alcune analisi avanzando delle mie personali interpretazioni e valutazioni sull’accaduto che, in quanto prive di oggettive riscontrabili certezze, sono ovviamente del tutto opinabili.

 

Non vi è dubbio che il Caselli, dopo la sua sorprendente elezione a Sindaco di Sassuolo, si è trovato da subito a dover dimostrare di saper governare e di essere in grado di gestire una realtà complessa come quella  Sassolese.

La sua era una  consapevolezza suggerita dal fatto che la massima attenzione si sarebbe focalizzata sul suo operato in quanto “novità”: sindaco di cento destra risultato eletto in questa importante città del distretto ceramico: una vistosa contro tendenza  rispetto ai tradizionali risultati elettorali che da anni caratterizzano le elezioni amministrative nella  stragrande maggioranza dei comuni  del territorio modenese.

Impresa non facile e non di poco spessore da affrontare per Luca Caselli specialmente se si pensa che in questo impegnativo tragitto il PdL, suo partito di appartenenza, a cui toccherebbe un lavoro di sostegno assai rilevante per il suo governo, in realtà è una giovane struttura non sufficientemente preparata ed attrezzata a supportare con lucidità, destrezza e competenza quella profonda trasformazione nella e della città secondo le aspettative della maggioranza degli elettori che hanno creduto, determinato e voluto l’alternanza nel governo in quel comune.

Del resto è risaputo che la creazione del nuovo PdL risulta essere  ad oggi una progetto incompiuto. Infatti la sua composizione, risultato di una sommatoria di molteplici sensibilità culturali provenienti da vecchi partiti unitamente ad altri relativamente nuovi come An e Forza Italia, non ha poi concretamente saputo o voluto trovare il tempo e il modo di assimilare queste aggregazioni  in un solido e condiviso amalgama di proposta e di progettualità politica; ossia un partito non ancora attualizzato e organizzato come richiesto dalle nuove sfide che ogni giorno pone la complessa realtà politica, economica e sociale.

Così è evidente che la rappresentazione del PdL, partito efficiente e monolitico, che si ostenta all’opinione pubblica, in realtà è frutto di molta fantasia perché ciò che cementa buona parte dei suoi massimi dirigenti ed dei loro accoliti è la loro piena disponibilità a farsi coinvolgere in sempre nuove risse contro “il nemico alle porte” che il loro leader propone quotidianamente loro

Eppure per governare egregiamente la città di Sassuolo accorre ben altro e l’avv. Caselli di fronte a tutto questo che fa?

Su questo punto mi sembra vada riconosciuto all’avv. Caselli  un ammirevole coraggio politico dovuto al suo rifiuto di accettare lo ‘status quo’ nel quale si trova il suo partito, così come sembra scaturire dal suo costante e indefesso attivismo.

Il timore di vedere, con il passare del tempo, il suo governo appiattirsi su una gestione politica ed amministrativa, come se fosse la riedizione di un film già visto, inquieta giustamente il giovane Sindaco sassolese, anche se la propaganda continuerà a farlo apparire come efficiente ed innovativo

Infatti il governo burocratico dell’esistente è il rischio reale che coinvolge anche le migliori amministrazioni quando finiscono poi molto spesso di impantanarsi sulla non soluzione di problemi vecchi e nuovi che tormentano famiglie, gruppi, imprese e buona parte della comunità.

Per ovviare a tutto questo, non  basta la spinta innovativa portata dalla giovane e pimpante “squadra del sindaco”, ma serve anche il supporto di una solida struttura di partito guidata da mani politicamente preparate, che sia in grado di assorbire le spinte e le controspinte, i conflitti d’interesse che si muovono nella società e sul territorio che, in assenza di lucidi interlocutori politici, rischiano o di destabilizzare o di paralizzare l’attività di governo della città nonostante le migliori delle intenzioni!

Ma il sindaco di Sassuolo sa perfettamente che pure di fronte all’attuale impasse gestionale e organizzativa del PdL, il mettere in moto un progetto interno di reale, diffuso e sostanziale rinnovamento, richiede tempo e forze adeguate. Dunque, secondo il mio parere, con un coraggio politico che gli fa onore, il sindaco Luca Caselli pur consapevole che all’interno dei partiti a guida carismatica la “critica” logora innanzi tutto chi la fa (essendo a questa di gran lunga preferita “”l’autocritica”” come insegnano le recenti nomine di vice-ministri) ritiene che in ogni caso adesso sia opportuno e necessario dare un segnale. rompere gli indugi, fugare i dubbi e le perplessità del caso e ha scelto di gettare il pallone sugli spalti tentando così di interrompere la dissennata partita in corso, oggi  degenerata in una ri
ssa tra bande sempre più violente e non più una seria competizione fra avversari.  

…Sarei lieto di averti come gradito ospite della Città di Sassuolo per promuovere un convegno “bipartisan” nel quale iniziare ad approfondire questi temi anche dal punto di vista della parte politica di cui sono rappresentante (Luca Caselli, Lettera al sindaco di Firenze) 

Con questo ultimo passaggio che si legge nella sua lettera Caselli si fa perciò garante della serietà contenuta nella sua proposta spingendosi addirittura a garantire anche la parte politica di cui  è rappresentante.

Trovo questo ultimo passaggio un azzardo calcolato: infatti più che un dato acquisito ha tutta l’aria di essere una sollecitazione. Il partito sicuramente non è ancora unanimemente in piena sintonia con i piani e gli obbiettivi  del suo Sindaco, ma quest’ultimo, sentendosi in piena salute, mette sul piatto la propria autorevolezza per dire sostanzialmente ai suoi: attenzione o tutti insieme ci rinnoviamo e “cambiamo la marcia” o insieme tutti siamo destinati a sprofondare.

Così , con questa sua  uscita epistolare , Luca Caselli mi è parso un Sindaco politicamente sicuro di se e in buona salute che lo rende rafforzato agli occhi del suo partito al quale sollecita ad accettare la sfida ed il confronto anche, con la parte avversa, sui temi del rinnovamento della politica.

Di fronte a questa novità non è dato sapere se e come ha reagito la globalità degli iscritti, dei simpatizzanti e degli elettori di Sassuolo , ma in compenso, secondo me in modo maldestro, ha risposto il consigliere regionale del Pd Matteo Richetti.

Infatti con inaudito ed inspiegabile sarcasmo. questi ha declassato come proposta ridicola l’invito del Sindaco Caselli al suo collega fiorentino Matteo Renzi ad un convegno “bipartisan”.

Non si capisce quali obbiettivi intendesse raggiungere il consigliere regionale del Pd con questa suo durissimo intervento. A chi e a che cosa serviva il suo tono sprezzante ostentato in questa occasione.

Ho avuto la sensazione che il Richetti si sia sentito spiazzato dalla lettera del sindaco di Sassuolo forse a suoi occhi colpevole di aver scavalcato e di non aver coinvolto, su un tema così dibattuto e attuale anche per tutto il Partito democratico, nessun esponente del Pd modenese o dell’ Emilia Romagna.

Ma il risultato ottenuto con quel suo intervento, in sostanza è stato quello di volere  ricondurre il dibattito tra i partiti maggiori nella ormai insostenibile ed insoportabile rissa quotidiana, evidenziando in quest modo una debolezza ed una insicurezza politica del Richetti incomprensibile e ingiustificata per un esponente di rilievo quale egli è anche se la sua uscita fosse da ascrivere solo a momentanea tattica politica.

E’ comprensibile che all’interno di in ogni contrapposta barricata susciti apprensione tutto ciò che indica una crescita del nemico.

Di conseguenza può essere giustificato tutto ciò che serve per sabotare o frenare la crescita del nemico al fine di mantenerlo in uno stato di inferiorità e debolezza.

Ma nel caso della politica non ci troviamo in presenza di nemici in guerra , ma di antagonisti ed avversari che come  tali devono mantenersi anche perché , loro malgrado, nel bene e nel male si influenzano vicendevolmente.

In questo caso è quanto mai veritiero l’antica affermazione che ricorda che se Sparta piange Atene non ride.   E se ha bisogno di rinnovarsi l’uno, l’altro non è da meno e non può seraficamente  tirarsi fuori perchè al contrario una chiamata  a un collettivo bucato risanante sarebbe necessaria per entrambi i loro partiti.

Sono certo che anche Matteo Richetti condivida questi pensieri.

Mi auguro di leggere in futuro di uno scontro politico che recuperi credibilità alla politica che con le attuali risse sta toccando un fondo melmoso e pericoloso per le molteplici insidie che può sottendere.

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