Una pittura femminile piccola piccola: Anna Campori Seghizzi e il suo tempo

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Alla Galleria Estense di Modena dal 15 febbraio una mostra dossier della nobildonna modenese protagonista di un genere che ha segnato l’Ottocento. Servizio fotografico di Corrado Corradi 

     Servizio fotografico di Corrado CORRADI    


Dal 15 febbraio 2021, alla Galleria Estense di Modena riparte il ciclo delle mostre dossier con un originale focus sulla pittura al femminile nella Modena d’inizio Ottocento. La rassegna, dal titolo Una pittura femminile piccola piccola. Anna Campori Seghizzi e il suo tempo, da un’idea di Martina Bagnoli e curata da Gianfranco Ferlisi, muove dall’esame di alcune tra le opere meno conosciute delle raccolte museali per aprire il discorso sulla condizione femminile di quel tempo.

Anna Campori (1781-1821), figlia del marchese Giuseppe e moglie del conte Paolo Seghizzi, ovvero la vicenda di una nobildonna modenese che, per rango e genere, poté praticare la pittura solo da «dilettante». Nella riscoperta delle sue miniature, meticolose e ispirate, possiamo intravvedere una passione e un impegno per l’arte a cui questa rassegna rendono omaggio. Dalle sue opere si snoda un «petit tour» con molti avori che ci parlano anche di un contesto di ceti abbienti che fondavano il proprio stile di vita sul piacere delle arti. La sua è una «pittura piccola piccola», espressa da opere giunte nella Galleria Estense grazie al lascito di Giulia Seghizzi (1807-1895), la figlia. Due ritratti di Adeodato Malatesta, in mostra, ci fanno conoscere le fattezze di entrambe e il loro profondo legame affettivo. Giulia non solo donò alla Galleria Estense le pitture della madre, ma ne commissionò anche il ritratto postumo ad Adeodato che, per eseguirlo, utilizzò uno di tali minuscoli dipinti. Le tele di Malatesta, insieme all’Allegoria dell’estate di Francesco Vellani, diventano così pietre di paragone tra la pittura delle aristocratiche «dilettanti» e quella dei «maestri».

Sullo sfondo emerge la dimensione di vita delle nobildonne d’allora, in un periodo in cui una giovane patrizia doveva saper suonare e cantare, parlare un po’ di francese, ballare con grazia, dipingere e, in poche parole, sapersi muovere in modo appropriato e raffinato nella società aristocratica. 

Con Bernardino Rossi e La famiglia di Francesco IV d’Este entriamo infine a corte per conoscere l’altra protagonista della rassegna, Maria Teresa Beatrice d’Austria Este (1817-1886), effigiata davanti al cavalletto mentre ritrae la sorella. Pure nell’atelier domestico della corte, dunque, si dipingeva. Di Maria Teresa Beatrice osserviamo un piccolo autoritratto e il San Francesco d’Assisi in adorazione del crocifisso: un pezzo, quest’ultimo, che si confronta ineludibilmente col dipinto di Elisabetta Sirani, di cui è copia.

Ci muoviamo sulla soglia dell’Ottocento, tra preziosismi di titolate «dilettanti» e le relazioni coi maestri: da Elisabetta Sirani a Francesco Vellani, da Adeodato Malatesta a Bernardino Rossi. 

 

https://photos.app.goo.gl/HguvF6ar1AUTeJq28

 

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