Una parola sporca

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""...non portiamo all’ammasso la dignità di molti, bollando per moralismo deteriore il ritegno, la pulizia morale, la rettitudine e la decenza.""
art.di Maria


 

Fra le parole ingiustamente stravolte nel loro significato c’è indubbiamente la parola privacy, quasi fosse una parola “sporca”” che copra realtà squallide, così come gli eufemismi, almeno fra le persone civili, si usano per definire certe parti del corpo o i  luoghi in cui espletare funzioni.

Ora,nel trito e ritrito copione di accusatori e difensori, in ogni scandalo e scandaletto, non solo quello sul premier,  che ahinoi, ci opprime da qualche mese,  si parla di privacy, si invoca la privacy, si invita a rispettare la privacy, cui tutti abbiamo diritto, nella quale siamo tutti uguali, nella quale ci comportiamo tutti allo stesso modo.

Quasi che la privacy fosse una sorta di lurida latrina, che tutti abbiamo nella nostra casa, latrina che teniamo in uno stato pietoso e nascondiamo ai nostri ospiti, ai quali mostriamo solo gli ingannevoli pavimenti lucidi e i mobili spolverati del salotto. Come se quella latrina fosse la nostra parte più privata, depositaria della nostra vera essenza, sintesi della nostra persona.

Mettiamo bene in chiaro che privacy non è sinonimo di lordume, accuratamente celato al mondo, privacy non sta per licenziosità sistematica, aberrazione, vizio; privacy non è sinonimo di volgari tresche, di ardori virtuali, di volgari espressioni e quant’altro. Privacy non è il vero volto, meschino e sozzo, contrapposto alla rispettabilità di facciata che presentiamo al mondo.

Non per tutti la privacy è composta di licenziosità e turpiloquio, non tutte le telefonate sono a becero sfondo sessuale, non tutto ciò che si scrive in e-mail private e in chat altrettanto private è turpe e irriferibile.

Il mondo non è solo questo.

Mi spiace che tutto ciò sia contingente ai guai e agli scandali che in questi giorni preoccupano il premier e tediano mortalmente e insieme indignano tutti noi…ma ho sempre avuto un moto di ribellione di fronte all’uso distorto della parola privacy.

La privacy è il riserbo degli affetti, l’attenzione e il riguardo verso gli affari, la famiglia, la salute personale. E’ il riguardo  verso la sfera privata che è fatta di ben altro, non siamo tutti alle prese con tresche, feste con lustrini, false infermiere, false poliziotte, droga e lap dance. Ci sono anche le persone normali, ci sono le passioni e i sentimenti normali, i divertimenti e le feste normali, a far parte della sacralità della privacy.

Per giustificare e sdoganare i comportamenti di alcuni, non portiamo all’ammasso la dignità di molti, bollando per moralismo deteriore il ritegno, la pulizia morale, la rettitudine e la decenza.

Non accetto, ad esempio,  che per rendere “normali” telefonate, frasi e concetti che normali non sono, si dica che tutti al telefono parliamo così.

Un bel niente.

Qui, come il altre circostanze, il “così fan tutti” assolutorio è una balla inaccettabile, che ha il solo  scopo, appunto,  di assolvere chi lo fa…ma non è un dogma. Inoltre, una parola pesante, o una battuta salace, possono effettivamente sfuggire, in un momento d’ira, o in una conversazione confidenziale, ma il turpiloquio usato abitualmente, le offese, i giudizi impietosi, sulla vecchiaia, sulla flaccidità o meno di qualche parte del corpo…sono ben altro.

Neppure la più grande confidenza, neppure la più grande indignazione, porterà una signora a fare piazzate da meretrice o usare termini da pescivendola. E, pur trovando ingiusto e spiacevole che vengano pubblicate indiscriminatamente le intercettazioni, di chicchessia, quando sono oggetto di indagine, dico che da esse si apprendono cose altrettanto importanti, non solo quando si tratta di mafia o altri reati gravissimi.

Che ci sia chi allegramente commenta, come un inatteso affarone, un bel terremoto disastroso…che ci sia chi prende accordi per tangenti su opere pubbliche, facendo la cresta alla spesa dello Stato, che graverà poi su ciascun ignaro cittadino…che la banca cui abbiamo affidato i nostri risparmi abbia al suo vertice un fior di mascalzone…che siano reclutate, per prestigiosi incarichi istituzionali, persone abili in ben altre attività, quando i giovani normali passano le giornate a studiare per costruirsi il futuro… non è più un affare privato,  è di interesse generale. Non si risolverà nulla, probabilmente, credo sia comunque un bene, nella vita, sapere con chi si ha a che fare, oltre la facciata.

 

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