Una Nazione gestita da persone senza idee…

Condividi su i tuoi canali:

...veri e specifici incapaci che, unito alla poca, o nulla, considerazione dell’Unione Europea nei nostri riguardi, ci stanno facendo diventare i paria dell’Occidente. 

 


Le notizie delle formiche in un letto dell’ospedale San Paolo a Napoli, capitale del meridione, unita a quella del ritrovamento di nidi d’insetti nelle cucine dell’ospedale Le Molinette, nell’antica capitale sabauda di Torino, non dovrebbero stupire più di tanto. Semmai, è strano che solo ora ci si accorga del degrado che imperversa ormai da decenni nei settori gestiti direttamente dallo Stato. Ormai, dovrebbe essere chiaro che la classe politica che per anni ci ha governato, nessuna esclusa, ha preferito chiudere gli occhi su quello che faceva l’immenso serbatoio di consensi elettorali, lasciando che il menefreghismo e il pressapochismo occupassero il posto della meritocrazia, mettendo nei posti di comando persone che avevano un unico pregio: quello di avere la tessera politica giusta nella regione giusta. Dirigenti che spesso chiudevano  un occhio, o entrambi, per non vedere le scrivanie vuote causa l’assenteismo dei travet di turno. Non si spiegherebbero diversamente i continui scandali che nascono riguardanti proprio il mal vezzo di timbrare il cartellino per poi andare a fare la spesa o qualcosa d’altro.  Tare, che si badi bene, non nascono nel giro di una notte, ma sono state costruite negli anni, sgretolando pezzo per pezzo il senso dello Stato. Sì, perché una volta servire lo Stato, quello con la “s” maiuscola, era un onore e un privilegio come spiega in una lettera alla moglie, l’avvocato Giorgio Ambrosoli, curatore fallimentare della Banca Italiana privata di Michele Sindona e, per questo, fatto assassinare. Mi piace ricordarne alcuni stralci. – Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.), le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica in nome dello Stato e non per un partito-. Come lui, tanti altri servitori dello Stato, pochi se vogliamo, nel prato di gramigna. Abbiamo già detto che gran parte di questa situazione è dovuta ai politici di mestiere che hanno sfruttato o hanno favorito il fenomeno. Naturalmente, questo è andato a scapito del mandato per cui erano, una volta, stati eletti. Apro una parentesi per gli euro eurodeputati. Credo che sia giunto il momento che i nostri rappresentanti si tolgano di dosso la patina d’inferiorità nei confronti dei loro compagni di lavoro e rispondano anche con sonori no ai diktat dei loro colleghi europeisti. Riscoprano l’orgoglio, di essere italiani rispondendo duro (perché i tedeschi rispettano solo chi allo schiaffo metaforico reagisce con un doppio schiaffo). Giudizio troppo severo? Non direi. Ci dobbiamo rendere conto che senza un cambiamento della classe politica (sperando che non sia troppo tardi) non si va da nessuna parte. Ricordo, tornando ai diktat sopracitati che giornalmente dobbiamo subire, che questa è una storia antica. Prima, alcuni stati europei e poi anche gli Usa hanno avuto una politica d’ingerenza nello stivale (vedi la caduta del Regno delle due Sicilie o la vittoria mutilata alla fine della I guerra mondiale), per poi arrivare a quel capolavoro della pace di Parigi dopo la fine del secondo conflitto. In primis, lavorando a svalutare il prestigio della Corona e chiudendo entrambi gli occhi sui presunti brogli al referendum Monarchia Repubblica, sapendo che difficilmente con un Re, avrebbero avuto vita facile a imporre le durissime condizioni di pace all’Italia. Non lo dico mica io, ma lo scrive Paolo Puntoni aiutante di campo di Vittorio Emanuele III. Lo stesso Benedetto Croce che (benché monarchico) non lesinava critiche a Vittorio Emanuele III, concorda sull’intromissione degli alleati nella vita politica della nazione. La storia si ripete anche oggi. Ora tocca all’Unione Europea godere per una classe politica italiana imbelle e arrendevole tale da permettere il varo di leggi che servono solo a impoverire sempre di più la nostra povera economia. Un esempio eclatante sono le sanzioni alla Russia, in cui il nostro già traballante sistema produttivo, specialmente nel comparto agro alimentare, ha subito perdite, sia in termine di fatturato, sia dal punto di vista dell’occupazione. La nostra cecità politica arriva al punto di gioire per la vittoria di Emmanuel Macron in Francia. Ora, mi si spieghi perché c’è da gioire. Non mi sembra che, da quando Macron siede all’Eliseo, i profughi a Ventimiglia siano stati accolti in Francia con striscioni di benvenuto e relativo lancio di fiori. No, continuano a rimanere sul suolo italico. L’UE apre una procedura d’infrazione nei confronti di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca per i mancati ricollocamenti dei profughi da Italia e Grecia. Funzionerà? Non credo. Se la televisione italiana arriva nei paesi dell’Africa, dove con le sue immagini illude migliaia di persone e le convince a rischiare la propria vita in un viaggio pericoloso, altrettanto è vista nelle nazioni dell’UE. Di conseguenza, la visione delle nostre periferie devastate dall’immigrazione e dai campi Rom, non invoglierà certo alcuni Stati ad aprire le loro frontiere. Se poi osserviamo il problema dal punto di vista della religione, siamo messi ancora peggio.  Ora, però, non crediate che tutto ciò sia un caso. Nelle stanze dei bottoni, le decisioni, sono già state prese. Il discorso suona all’incirca così -Sacrifichiamo Grecia e Italia e tiriamo avanti. Sbarriamo le frontiere un po’ per volta. Poi si vedrà -. In effetti, non si spiega perché non si vuole intervenire in loco, cioè in Libia, per creare grandi campi d’accoglienza. Per un rigurgito di democrazia? Per non aggredire una nazione (si fa per dire)? Non mi sembra che Inghilterra, Francia e Usa abbiano avuto questi scrupoli quando si trattò di cacciare il Rais Gheddafi. Diciamo che non vogliono sacchi di plastica per aiutare l’Italia. In fondo in fondo, lo meritiamo!

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Il ragazzo del treno

I fatti, abbondantemente diffusi da ogni  notiziario, sono  assai  scarni nel loro  orrore. Nella stazione di Seregno, mercoledì 25 gennaio, scoppia  un diverbio, pare per