Una marcia verso il nulla.

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Con la retorica buonista non si va da nessuna parte Ormai appare chiaro che ci sono categorie di profughi che hanno diritto all’accoglienza e altri no. Ostinarci a credere che accogliere tutti sia segno di civiltà, è sbagliato. 

 


Erano 100.000 le persone che sabato 20 maggio sono sfilate a Milano per l’accoglienza e l’integrazione di coloro che vogliono venire in Europa. Politici, ex politici, italiani malati di buonismo e stranieri più o meno in regola con il permesso di soggiorno, si sono dati appuntamento per una giornata di festa e di solidarietà. 

Fra loro (pochi), anche i pasdaran italiani (appartenenti ai centri sociali, che sono sempre presenti per contestare Matteo Salvini) che questa volta erano lì per disapprovare uomini e donne del PD, causa il decreto Minniti. Una bella festa colorata per chi crede che l’accoglienza di tutti sia la panacea per risolvere i problemi del mondo, pulendoci così la coscienza, gridando niente muri e diritti uguali per tutti. La parola diritti, ripetuta più volte dal sindaco della città meneghina Giuseppe Sala, chissà perché, in bocca a lui, mi fa scappare da ridere. Ora, pensiamo e riflettiamo pacatamente senza toni accesi, che tanto non servono. Un migrante ci costa 35 euro. Un grande affare per coloro che si aggiudicano la loro quota giornaliera di profughi. Forse, il Sindaco, a proposito della parola diritti, si dimentica che abbiamo tanti anziani e pensionati che avrebbero anche loro il diritto a una vecchia serena e che vivono con molto meno. Apro una parentesi: quando sarà il momento, sarò curioso di sapere quanto sarà la pensione di Giuseppe Sala, visto la sua brillante carriera come manager d’importanti gruppi e altro. Sicuramente, sarà superiore ai 750 euro mensili (fonte Inps), con cui mediamente si deve arrangiare un italiano. Non ci vuole un genio in matematica per fare due conti e scoprire che chi viene dall’estero ha diritto a una cifra superiore. Che poi questa cifra sia spesa bene o male, non lo dico io. Lo dicono i fatti di cronaca. Ricordiamo un vezzo italiano: quello della frase “tengo famiglia”. Se poi la famiglia è allargata in una cooperativa di solidarietà, trovano posto anche il parente e l’amico dell’amico in politica. Tutto ciò fa parte del gioco. Ormai, credo sia chiaro che ci sono categorie di profughi che hanno diritto all’accoglienza e altri no. Ostinarci a credere che accogliere tutti sia segno di civiltà, è sbagliato. L’hanno capito già diversi paesi europei, quelli cattivi, che tirano su dalla mattina alla sera i muri. Sarà, ma io lo chiamo solo sano buon senso. Noi, i muri non possiamo farli, tuttavia potremmo dire qualcosa all’Europa o all’Onu affinché si parli finalmente di emergenza umanitaria. Ma qui, entra in campo la politica e quindi la cosa si fa un po’ più complicata. Perché? Chiudo in maniera allegra. Semplice: manca la classe politica! Affermazione forte? Eppure guardatevi attorno. I casi di persone che siedono alla Camera dei Deputati, al Senato o al Parlamento Europeo, provengono da altre esperienze lavorative? Ci sono o ci sono state però anche persone che non sanno ancora cosa fare da grande. Prendete il caso di Walter Veltroni, che alla sua età s’inventa un nuovo lavoro (il regista), dopo aver fatto tante altre attività al di fuori della politica. Mi domando se non fosse stato della sinistra radical chic se avrebbe avuto tante opportunità lavorative fra televisione, case editrici e chi ne ha più ne metta. 

Questo spiega qualcosa e anche il perché l’Italia non abbia un film in concorso a Cannes. 

 

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