Una lettera da Auschwitz

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Lascio ai Lettori il giudizio su questo breve scritto.

Massimiliano Maria Kolbe scrisse alla madre, nel maggio del 1941 questa testimonianza di amore filiale e di fiducia in Dio:

 

Mia amata Mamma, verso la fine del mese di maggio sono giunto con un convoglio ferroviario nel campo di Auschwitz. Da me va tutto bene. Amata Mamma, stai tranquilla per me e per la mia salute, perché il buon Dio c’è in ogni luogo e con grande amore pensa a tutti e a tutto.

 

Sapendo come andò a finire, un’anima cinica potrebbe dire che si trattò di fiducia mal riposta. Noi speriamo che non sia così.

Massimiliano Maria Kolbe “”sa”” che non è così.

A.Z.

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San Massimiliano Maria Kolbe Sacerdote e martire

Zdunska-Wola, Polonia, 8 gennaio 1894 – Auschwitz, 14 agosto 1941

Massimiliano Maria Kolbe nasce nel 1894 a Zdunska-Wola, in Polonia. Entra nell’ordine dei francescani e, mentre l’Europa si avvia a un secondo conflitto mondiale, svolge un intenso apostolato missionario in Europa e in Asia. Ammalato di tubercolosi, Kolbe dà vita al «Cavaliere dell’Immacolata», periodico che raggiunge in una decina d’anni una tiratura di milioni di copie. Nel 1941 è deportato ad Auschwitz. Qui è destinato ai lavori più umilianti, come il trasporto dei cadaveri al crematorio. Nel campo di sterminio Kolbe offre la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Muore pronunciando «Ave Maria». Sono le sue ultime parole, è il 14 agosto 1941. Giovanni Paolo II lo ha chiamato «patrono del nostro difficile secolo». La sua figura si pone al crocevia dei problemi emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la riconciliazione, il bisogno di dare senso alla vita e alla morte. http://www.santiebeati.it/dettaglio/34050

 

 

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