Una goccia nel mare

Condividi su i tuoi canali:

Nulla è più lontano dalle alture ardite e dalle ripide discese dei Pirenei ma, a una goccia
nel mare, si pensa, di fronte al gesto sportivo di un ciclista che, lanciatissimo, quando si
accorge che il suo diretto rivale  è caduto, rallenta, lo aspetta e si fa raggiungere per poi

riprendere insieme. La cronaca è colma di ben altri gesti… bassezze, tradimenti, efferatezze
inenarrabili cui non ci abitueremo mai. Certo, si dirà, in fondo, è solo un gesto di fair play
fra atleti… ma apprezziamola comunque, quella goccia in mezzo al mare.  

Non accade sovente che si stacchino gli occhi  a malincuore da uno schermo televisivo… decisamente, è più facile che si arrivi a distogliere lo sguardo, nauseati o inorriditi, da quello che, come singoli e come società, gli esseri umani riescono a combinare, orrori  dei quali la cronaca è infarcita.

Lungo l’impegnativa discesa dopo il Col de Spandelles due ciclisti, pressoché affiancati, alternativamente si superano a grande velocità.  Sono lo sloveno della l’UAE Team Emirates Tadej Pogacar, vincitore delle ultime due edizioni del Tour de France e il danese del team Jumbo-Visma Jonas Vingegaard, maglia gialla. Si sono alternati anche nei successi, nelle giornate precedenti. Un duello splendido, insomma. In una curva, l’insidia del brecciolino a bordo strada  fa cadere Tadej Pogacar  e Vingegaard, immediatamente dietro di lui, lo supera in velocità… ma, accortosi  della caduta, immediatamente rallenta, lo  aspetta, fino a quando  risale in bicicletta e lo raggiunge… Affiancati, i due atleti si tendono le mani, va  tutto bene, conferma Tadej Pogacar   con il pollice alzato… e subito per entrambi  riprende la corsa, che vede poi vittorioso Vingegaard, un’anticipazione del successo  finale di Parigi, qualche giorno  dopo.
In molti hanno accostato questo gesto a quello, iconico, leggendario, della borraccia d’acqua passata da Bartali a Coppi…di certo, è un gesto anche questo di rassicurante sportività, uno sprazzo di luce confortante in un panorama assai buio…

Le altre notizie di questi giorni ci  confermano che siamo in balia di politici inadeguati, incapaci, voltagabbana e in vario modo anche traditori del mandato popolare; dobbiamo fare i conti  con un virus la cui  diffusione è fonte di costante preoccupazione,  alternando brevi rassicurazioni a nuovi  allarmi; una guerra non nostra, irrompendo di riflesso  anche nelle nostre vite, ci mette di  fronte a sacrifici nel presente e nell’immediato futuro che appare  incerto più che mai; una bimba di poco più di un anno, è lasciata sola dalla madre, sola per sei giorni, sola, con la compagnia di un biberon… sola a morire. Decisamente il mondo non sembra un gran un bel posto per viverci… poi, ci incantiamo, per ciò che abbiamo visto su quelle ripida discesa, al Tour de France.
Certo, si dirà, per noi non cambia nulla, in fondo, è solo una manifestazione di fair play fra atleti…ma apprezziamola comunque, quella goccia in mezzo al mare.

^^^^^^^^^^
Vi raccomando la lettura di

La stanchezza delle parole   di Alberto Venturi

Campionato politico italiano di Ugo Volpi

Non ci resta che piangere    di Nicola Rega

Forza Italia perde due pezzi da 90 di P.D

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^.

Buona settimana e buona lettura del n. 809 – 502

[ratings]

Una risposta

  1. La lealtà sportiva dovrebbe essere la norma

    La lealtà nello sport, sia a livello dilettantistico che a livello professionistico, dovrebbe essere la norma.
    Ed invece da anni è diventata un optional perché in tutte le competizioni sportive a tutti i livelli è andato a farsi friggere lo spirito olimpico perché ormai la fa da padrone il dio denaro.
    Uno sport per essere definito tale dovrebbe appagare il fisico e lo spirito.
    Dovrebbe essere una sana competizione nella quale , rispettando tutte le regole, dovrebbe vincere il più bravo e più forte.
    E tutti gli altri dovrebbero essere contenti, dal secondo all’ultimo, di aver partecipato alla gara.
    In fondo è lo spirito olimpico così come lo intendeva Pierre de Coubertin fondatore dei Giochi olimpici moderni, il quale sosteneva che l’importante non era vincere ma partecipare
    De Coubertin era convinto che lo sport potesse aiutare gli uomini a superare i loro limiti, ma anche ad avvicinarsi e a capirsi meglio, indipendentemente dalle differenze etniche, sociali, culturali, di costume.
    Invece qui in Italia ,ma non solo, quello che conta non è competere ma vincere e per fare questo si è capaci di tutto, soprattutto in ambito calcistico , settore nel quale girano troppi soldi.
    E si sa che il vile danaro “omnia et omnes corrumpit”
    Negli stadi di calcio ed anche fuori spesso e volentieri assistiamo ad episodi di violenza inaudita.
    La rivalità sportiva tra le tifoserie ha superato il livello di guardia e spesso ci scappa anche il morto.
    Questa non è sana rivalità , questa è guerra senza esclusione di colpi, figlia forse della cultura della “vittoria a tutti i costi perché è l’unica cosa che conta “, messaggio inquietante e sinistro che, recepito da menti bacate e da soggetti incolti, può portare a gesti inconsulti fino all’omicidio.
    Per questo io dico : sarebbe meglio ridimensionare l’importanza del calcio e dare più spazio agli altri sport , definiti minori ma solo impropriamente perché, a partire dai giochi olimpici che mi appassionano da sempre, sin dalla tenera età, per me sono quelli veramente sport.
    Ma so che la mia sarà vox clamans in deserto perché intorno al calcio girano troppi interessi, non solo economici, ma anche un mare di debiti che si continuano ad accumulare perché l’importante è vincere anche se la società arriva sull’orlo del fallimento e spesso oltre.
    Ed ecco che da decenni ormai al posto dei presidenti spendaccioni ( Agnelli, Moratti, Berlusconi eccet.) sono subentrati fondi di investimenti, miliardari arabi, russi, americani , cinesi, eccet.. che non buttano soldi ma fanno investimenti e sono quasi sempre sull’orlo del fallimento, pur vincendo scudetti e coppe.
    In un contesto come questo gesti di lealtà sportiva come quelli di pochi giorni fa posti in essere da parte di un danese, nei confronti di uno sloveno al tour de France , o di tre quarti di secolo fa quando Bartali passò la borraccia a Coppi, suo acerrimo rivale, costituiscono un’anomalia.
    Ma riconciliano con lo sport, quello vero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Fiera di San Rocco 2022

Dal 12 al 16 agosto: cinque giorni di festa, spettacoli e tanto cibo, ad ingresso gratuito! Ecco in arrivo la ultracentenaria Fiera di san Rocco,

Corso per Clown Dottori

Si parte a ottobre, ma gli incontri di presentazione del corso sono previsti il 6 e il 10 settembre L’associazione Dìmondi Clown organizza, a partire