Una giornata al mare

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A richiesta, Bice pubblica questo ""pensiero"" nel quale l'Autore, con rara  levità parla del tempo che passa e dell'accettazione di ogni fase della vita,  con gratitudine consapevole per ogni dono che essa riserva. 


Ieri ho trascorso una giornata al mare, bellissima con la signora accanto a me, che da 37 anni esatti mi sopporta (37 con la fede, 42 con la speranza), bellissima come lo è settembre, con il sole che scalda ma non brucia, l’aria con già la nebbiolina autunnale, poca poca, solo per rendere indefinito l’orizzonte, l’acqua tepida come una carezza, la spiaggia nostra e di pochi altri, in un contorno di colori maturi, pastosi, non acrilici, forse ad olio. E’ la maturità avanzata della stagione, mentre inizia a scivolare nella anzianità autunnale e vedi i primi negozi chiusi, le finestre sigillate, la cooperativa portare al coperto il pattino del salvataggio, i negozi proporre gli sconti, il giorno corto quasi fatichi a reggere la luce.  L’ho sentito mio e l’ho goduto il mare di settembre, nonostante, canta Paolo Conte nella sua ‘Giornata al mare’: “Cerco ragioni e motivi di questa vita ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore”. Lo so (ovviamente che le ore siano il più possibile), ma non mi spaventa camminare da molto tempo nel terzo quarto della mia vita. Il mio settembre è consapevolezza, serenità e misericordia verso me stesso; sarà quel che sarà.

 

Anch’io, oziando tra un bagno e l’altro, guardo come Conte “questa acqua e la gente che c’è”, indaffarata a camminare sulla riva, con o senza racchette, a cercare la forma migliore, agitando i più, nei passi ritmati, carni flacide, muscoli cadenti, epe invadenti.

 

Per molti di loro è anagraficamente  già autunno avanzato, ma non vogliono arrendersi al mare d’inverno. “È un concetto che il pensiero non considera; è poco moderno, è qualcosa che nessuno mai desidera: alberghi chiusi; manifesti già sbiaditi di pubblicità –  canta Enrico Ruggeri – E io che non riesco nemmeno a parlare con me”. Io credo invece di riuscire a parlarmi, consolarmi, incitarmi, coccolarmi, raccontarmi che un giorno arriverà l’inverno e l’unica vita dovrà passare sottoterra per rigermogliare. Lo so e credo che, se sapessi di morire domani, oggi continuerei a fare quello che ho sempre fatto, perché, ogni giorno, quel giorno, lo metto in conto. Intanto bevo alla fontana della vita; quando posso, come ieri, con piacere.

 

 

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