Un viaggio di pace tra venti di guerra

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Il Papa parte oggi per la sua visita apostolica in Turchia tra le mille tensioni di questa complessa nazione. Bice vi racconta la storia del “Malato d’Europa” per capire il suo presente e l’importanza della visita di Benedetto XVI°.

La penisola anatolica, per via della sua posizione geopolitica è sempre stata al centro dei più grandi scontri di civiltà della storia umana. Una storia di conflitti che si perdono nel mito e che continuano interrottamente nel corso dei secoli fino ad oggi: achei e troiani, greco-macedoni e persiani, cristiani delle origini e pagani, bizantini ed ottomani, mondo cristiano e mondo islamico, mondo occidentale e mondo comunista, ed oggi questa terra si ritrova in bilico tra un Medio Oriente che vede la rinascita dell’integralismo religioso più virulento ed un’Unione Europea che pur tra tante difficoltà interne continua ad allargarsi verso est. Per capire la Turchia di oggi è indispensabile spiegare come sia nata questa nazione. La fondazione dell’entità statuale e nazionale turca avviene all’indomani della dissoluzione dell’Impero Ottomano al termine della prima guerra mondiale. L’Impero della Sublime Porta (questo uno dei nomi col quale era conosciuto questo impero che aveva dominato ampli territori su tre continenti) aveva infatti partecipato a questo conflitto a fianco di Germania ed Austria-Ungheria in chiave antirussa ed antibritannica, e gli eventi bellici ne avevano accelerato la fine. Le molte etnie che lo componevano subivano da secoli l’oppressione culturale e materiale dei turchi che ricoprivano la posizione dominante, e la guerra aveva messo in luce queste disparità così come l’arretratezza tecnologica, politica ed amministrativa imperiale. Durante la prima guerra mondiale, avvenne anche uno dei fatti più controversi della storia: il genocidio armeno. Centinaia di migliaia di armeni (ma ancora oggi non è facile ricostruire la cifra esatta) furono infatti deportati e massacrati dalle autorità imperiali con modalità che saranno poi tistemente replicate negli anni ’40 dai nazisti in Europa a danno degli ebrei.

Su questo genocidio sono molte le controversie: le autorità governative che si sono succedute da allora non hanno mai riconosciuto il genocidio, così come sono solo una ventina i paesi del mondo (tra i quali l’Italia) ad avere pienamente riconosciuto la veridicità storica di questo evento sanguinoso e tragico.Dopo la sconfitta bellica del 1918, l’Impero era stato smembrato e l’Anatolia, cuore dello Stato Ottomano era stata occupata militarmente dalle truppe dell’Intesa. Iniziò così la fase di fondazione della Turchia contemporanea, il 19 maggio 1919 Mustafa Kemal , un ufficiale dell’esercito ottomano oggi meglio conosciuto come  Atatürk (letteralmente: Padre della Turchia), iniziò una lotta politica e militare per la formazione di uno stato turco indipendente. La guerra per l’indipendenza turca si concluderà nel 1922 dopo un conflitto combattuto contro la Grecia e contro le diverse potenze occupanti. La fase storica immediatamente successiva alla guerra per la piena indipendenza, fu essenziale per la Turchia, perché Atatürk introdusse tutta una serie di riforme radicali che traformarono profondamente sia lo stato che la nazione turca. Nella storia sono stati rarissimi i casi nei quali un solo uomo sia riuscito a trasformare così tanto una nazione in così poco tempo, ed ancora più rari sono i casi nei quali il ricordo ed il grande valore attribuito ad un’opera come questa, siano rimasti per così tanti decenni intatti e vivi nel corso delle generazioni.  Kemal al fine di creare una nazione moderna, democratica e secolarizzata, proclamò la Repubblica Turca nell’ottobre 1923, ed instaurò una democrazia rappresentativa basata sul principio della sovranità popolare. Esiliò i rappresentanti dell’aristocrazia ottomana ed abolì ogni titolo e privilegio nobiliare, riformò il sistema giuridico abolendo le corti islamiche ed introducendo un nuovo codice civile basato su quello in vigore allora in Italia (Codice Rocco) ed uno penale basato su quello svizzero, introdusse larghe riforme in campo educativo come ad esempio l’adozione dell’alfabeto latino e la creazione di un unico sistema educativo pubblico. Riplasmò il sistema economico, fiscale ed infrastrutturale al fine di porre le basi per una moderna nazione industrializzata. Ma le riforme più peculiari per una nazione la cui popolazione era costituita per la quasi totalità da musulmani, furono le innovazioni per la creazone di uno stato laico, tra le quali spiccano l’introduzione dell’assoluta separazione tra autorità civile e religiosa ed il riconoscimento della totale parità dei diritti tra i sessi e l’abolizione della poligamia. Altre riforme hanno riguardato aspetti culturali come ad esempio l’incoraggiamento della popolazione a vestire secondo canoni estetici occidentali.Si venne così a creare uno stato laico a maggioranza islamica, la cui élite dirigente  divenne sempre più fortemente occidentalizzata e le cui scelte in campo internazionale si allinearono sempre più con le democrazie liberali. La Turchia si schierò contro le potenze nazifasciste verso la fine del secondo conflitto mondiale e partecipò con l’Onu alla guerra di Corea nel 1950 ed entrò nella NATO nel 1952 divenendo un pilastro strategigo importantissimo dell’Alleanza Atlantica. La Turchia divenne negli ultimi 30 anni un paese industrializzato e moderno, ma non fu mai una democrazia compiuta, vi furono infatti  alcuni colpi di stato messi a segno dai militari, che rimasero per tutta la sua storia i veri custodi del modernismo kemalista. L’élite dirigente occidentalizzata aveva tra le sue componenti interne più forti quella della classe dei militari, e si venne così a formare nel corso degli ultimi decenni uno scollamento tra società e classe dirigente che è tutt’ora in pericolosa progressione. Paradossalmente l’ingerenza dei militari sulla vita politica turca è stata garanzia della non ingerenza di frange islamiste, ma i militari e gli organi di polizia proprio per questo motivo godono ancora oggi di una serie di poteri e prerogative impensabili in qualunque paese europeo, come ad esempio il potere di influire pesantemente sul governo (se non addirittura di determinare) sull’entità dei fondi pubblici destinati alle spese di difesa. Una questione, quella dei militari, che influenzerà non poco le decisione dell’Unione Europea prossimo sull’ammissione della Turchia  che avverrà il 6 dicembre.La sempre più forte scollatura tra classe dirigente e popolazione turca, ne ha fatto il terreno di coltura ideale per movimenti neo-nazionalisti e neo-islamisti. Il tanto famigerato movimento dei Lupi Grigi divenuto  tristemente famoso por aver ospitato tra le sue file Ali Agca, si è scisso nel corso degli anni in due fazioni, una con un accento nazionalista e l’altra religioso, ma sembra che negli ultimi mesi in vista della visita papale abbiano dimenticato le vecchie ruggini ed insieme hanno tentato di occupare Santa Sofia ad istambul la scorsa settimana. Lo stesso partito che regge il governo di Recep Tayyip Erdoðan, il Partito per la Giustiziae lo Sviluppo (AKP) al potere dal 2002, è il primo partito islamico moderato alla guida del paese da
lla fine dell’impero ottomano, all’interno del quale alcune correnti hanno strumentalizzato e distorto la lectio magitralis di Papa Ratzinger a Ratisbona, ed Erdoðan si è mostrato quantomeno freddo e distaccato riguardo all’importanza storica dell’arrivo in Turchia di un nuovo papa dopo ben 27 anni. Inoltre il Partito della Felicità, di chiara ispirazione islamista ha mobilitato la popolazione contro la visita apostolica, ma sembra finora aver ottenuto un’adesione popolare piuttosto limitata. Durante la visita apostolica che inizierà oggi, Benedetto XVI° si incontrerà forse all’aeroposto di Ankara con Erdoðan, un incontro “riparatore” dopo che il primo ministro turco si era malamente giustificato dichiarando che non avrebbe portuto incontrare il Papa a causa di un vestice della NATO che vi sarà oggi a Riga.

Il Papa dopo il suo primo giorno ad Ankara, visiterà poi Efeso ed infine andrà ad Istambul. In questa città a cavallo tra Europa ed Asia, visiterà Santa Sofia, la basilica eretta dall’imperatore Costantino, poi trasformata in moschea dagli ottomani ed infine in museo da Atatürk. E’ stato inoltre confermato dal Vaticano la visita dal Papa alla Moschea Blu suppur tra le tante proteste degli integralisti islamici.La visita di Papa Ratzinger avviene in un momento di difficilissima transizione per la Turchia, gli occhi del mondo sono ora puntati su quello che potrebbe succedere in questi quattro giorni di visita apostolica, che avviene dopo diverse manifestazioni di intolleranza verso i cristiani , prima tra tutte l’assassinio di Don Andrea Santoro lo scorso febbraio.

Ma questi giorni saranno anche importantissimi per valutare quale reazione vi sarà nel mondo politico e nella società turca, possiamo infatti affermare che a seconda di come l’intera nazione reagirà  alla visita di Benedetto XVI° sarà determinato il suo futuro oggi in bilico tra modernità ed integralismo ed influenzerà fortemente l’interò mondo islamico.

 

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