Un sorriso che sprizza genialità

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Ne hanno parlato stampa, radio e tv e sono convinto che anche a voi la notizia non è sfuggita: il fattaccio è accaduto a Roma, in Piazza Colonna.

Mentre sta rientrando pedibus calcantibus, o, se preferite, “a piotte”, a Palazzo Chigi in compagnia della Prima Signora, il Presidente del Consiglio viene così “apostrofato duramente da un’anziana e vispa signora, capelli biondi e pelliccia: «Cosa ci stai a fare ancora? Perché vai ancora in giro? Devi andare a casa!»”. La screanzata, affrontata dalla Prima Signora che ha reagito con grinta in difesa del marito, alla fine ha avuto solo la dabbenaggine di balbettare: «Non mi tocchi! Siamo in democrazia e io dico quello che mi pare!»[1].

Questi i fatti. Da questi eventi si evince a quale livello di inciviltà e degrado siamo giunti in poco tempo. Avere l’ardire di pronunciare frasi tanto offensive nei confronti di colui che, con ineffabile capacità e impareggiabile genialità, sta riportando in auge un’Italia disastrata è non solo sintomo di grave mancanza di rispetto, ma anche di somma ingratitudine.

Solo qualche anno fa il comportamento fu ben diverso, ricordate? Rivolgendosi al Presidente del Consiglio di quel tempo, incoloro, sciapo ed affettuosamente chiamato “nano” (non solo per la statura fisica) dall’alta, gigantesca Sinistra, un distinto signore, tale Pietro Ricca, disse: “Buffone, fatti processare come tutti!”[2].

Quanta intelligenza, quanta incisività e quanta eleganza in quell’incipit.

E che dire della raffinata metafora, della sublime nobiltà racchiusa nella carriolata di letame coraggiosamente rovesciata davanti all’abitazione privata dell’odiato “nano” e, virtualmente, sulla testaccia vuota degli ipodotati che lo avevano votato?

Un vero scrigno di signorilità, una lezione di stile: occorre ammettere che la classe della Sinistra non è acqua.

In pochi anni tutto è cambiato. La situazione politica si è capovolta. La cultura, l’intelligenza (ma che dico intelligenza? La genialità!), la dignità, la nobiltà d’animo, la competenza, la capacità, la coerenza, la serietà e la verità si sono finalmente insediate sul trono e regnano sovrane sui sudditi.

Agli impiegati dello Stato che, con scarso buon senso, osano aprire inchieste indebite, viene messa la mordacchia.

Ai soggetti con l’uniforme che hanno osato indagare sulla purezza cristallina degli affari sinistri, siano essi colonnelli o generali, spetta in premio un bel trasferimento.

Insomma, i ribelli, i non allineati, coloro che c’erano prima al governo (incapaci e incompetenti), che avevano tentato di portare alla rovina l’Italia e gli italiani tutti, sono stati messi in condizione di non nuocere grazie alla clamorosa, esorbitante sconfitta elettorale subita da parte degli Esseri di natura superiore.

Una signora scriteriata che si permette di dire al Genio per antonomasia, alla verità fatta persona, al salvatore della Patria e delle patrie finanze, allo strenuo difensore della dignità delle istituzioni: «Vattene a casa!» e che poi ha anche l’ardire di soggiungere: «siamo in democrazia e io dico quello che mi pare!», senza un insulto, senza nemmeno un’aulica assimilazione al contenuto della carriola, comprova ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, l’enorme divario culturale, comportamentale, intellettuale fra gli intelligentissimi sostenitori dell’attuale maggioranza ed i volgari, zotici deficienti che si ostinano a stare dall’altra parte, in minoranza.

Deficienti, beninteso, è scritto non con intento offensivo, ma nel senso puramente etimologico di “mancanti”.

La cronaca del fattaccio si conclude raccontando che il Presidente del Consiglio, per nulla lambito dalla plebea istanza, anzi, con il consueto sorriso sesquipedale manubriato[3], si è poi introdotto a Palazzo Chigi, al braccio dell’eroica Prima Signora, per assidersi sul trono.

Dimenticavo di specificarvi di che cosa mancano, oltre naturalmente alla buona creanza, all’intelligenza, alla cultura, alla dignità, gli zotici deficienti che fanno parte dell’attuale minoranza: qualcuno, fra i miei cinque lettori avrà mali
ziosamente pensato al terzo buco nel naso: sì certo, anche di quello, ma, soprattutto, non hanno e non possono quindi indossare la mitica maglietta con la scritta trionfale: “Io sono un Genio”.



[1] cito testualmente dalla Gazzetta di Modena del 20 dicembre 2007 pag. 3

[2] lunedì 5 maggio 2003, mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi esce dall’aula del Tribunale di Milano, dalla folla arriva chiara una voce che dice: ‘Buffone! Fatti processare come tutti!’. La voce è di tale Pietro Ricca.

[3] Vogliate apprezzare il riferimento alla classicità del tardo Romano impero: il “sesquipedale manubriato” è un tegolone, un laterizio piatto, di smisurata grandezza (un piede e mezzo) di pietra priva di qualunque valore, se non di quello derivato dal peso. Con incredibile capacità premonitoria gli avi prefigurarono le tre narici.

 

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