Un sorpasso spericolato non è solo «peccato»

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Sembra ormai diventata una consuetudine nel nostro paese quella di deridere, o addirittura denigrare, alcune delle iniziative promosse dal Vaticano. Come se, a prescindere da tutto, dalla Chiesa non possa provenire nulla di buono per la società, nonostante nel corso nei secoli è proprio grazie al suo determinante contribuito se si è forgiata e costruita l’identità della civiltà occidentale nella quale tutti noi oggi ci beiamo di vivere.

Prediamo ad esempio il caso del “Documento pontificio sugli orientamenti per la pastorale della strada”: i vari commentatori hanno sparso il loro sarcasmo su quotidiani, riviste e trasmissioni con molta generosità. Come però spesso accade in queste circostanze, alla fine si è costretti a constatare come la Chiesa, nonostante lo scherno dei suoi oppositori, risulti sempre un passo avanti rispetto al resto del mondo, finendo quasi sempre per avere ragione. Che sia così, anche in materia di responsabilità nella guida, è dimostrato dai numerosi incidenti stradali che nelle ultime ore hanno insanguinato le strade del nostro paese. Incidenti causati, è bene ribadirlo, dall’incoscienza e dall’inciviltà di chi si mette al volante di un auto pur non essendo nelle condizioni adeguate per farlo. Dinnanzi al fiume di sangue che scorre nelle nostre strade, ecco allora emergere ancora una volta il buon senso della Chiesa la quale, nel citato documento, per evitare che si verifichino tali incresciosi e dolorosi episodi, ai guidatori propone un articolato decalogo per l’etica al volante. Con tale decalogo si suggeriscono comportamenti responsabili che possano contribuire, se non altro, a far diminuire sensibilmente il numero di 1.200.000 morti – che ogni anno incrementa il bollettino di guerra combattuta nelle nostre strade – che francamente è diventato inaccettabile per un paese che si dice civile.

Nonostante il documento sia complesso ed articolato, nondimeno l’attenzione dei più è finita per concentrarsi sui punti 59 e 60. In tali punti ai guidatori non solo viene precisato come il “ricorso ai nostri Intercessori celesti non deve far dimenticare l’ importanza del segno della croce, fatto prima di iniziare un viaggio”, segno che “ci affida a Gesù Cristo” e che “illumina la mente e concede, a chi Lo invoca, il dono della prudenza per giungere alla meta”, ma viene anche sottolineato il valore, “durante il viaggio”, della preghiera “anche vocale, alternandosi specialmente, nella recitazione, con chi ci accompagna, come per la recita del Rosario che, per il suo ritmo e la sua dolce ripetizione, non distrae il conducente”.

Ora, chi è dotato di buon senso, dinnanzi alle recenti tragedie, non può non riconoscere il profondo valore dei suggerimenti contenuti nel documento pontificio. Suggerimenti che tutti noi, anziché deridere, faremmo bene a prendere in seria considerazione rilanciandoli e favorendo la nascita di nuove idee che possano contribuire alla diminuzione degli incidenti stradali. Perché se da un lato sono estremamente importanti i controlli della polizia (che da noi in Italia sono più che ridicoli: 200mila l’anno, contro gli 8 milioni della Francia ad esempio), la giusta punizione carceraria per chi provoca incidenti mortali e la messa in sicurezza delle strade, altrettanto importante risulta l’educazione di ogni singolo cittadino. Un’educazione che abbia come primo punto la realizzazione del comandamento «non uccidere»: perché se un sorpasso spericolato può essere occasione di «peccato», esso può anche diventare fonte di inutili quanto dolorose tragedie.

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