UN OMICIDIO VOLONTARIO CHIAMATO ESPIANTO RIMASTO IMPUNITO

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Non dobbiamo dimenticare che un omicidio volontario chiamato espianto, consumato in ospedale con diagnosi inventata, è rimasto impunito.
 
Per 15 anni il fratello e la moglie di Pietro hanno lottato per un processo penale regolare, ove le prove potessero ottenere la garanzia del contraddittorio, ma è stato loro sistematicamente negato.
Per cui resta tutt’ora inspiegato come mai la Neurochirurgia dell’ospedale di Bergamo ha ignorato la diagnosi corretta emessa dal Pronto Soccorso di Vaprio d’Adda da cui proveniva Pietro: “sospetta frattura della base cranica, otorragia e rinorragia bilaterale”, sostituendola di colpo all’atto d’entrata in NCH con la diagnosi prefabbricata di “grave trauma cranio-cerebrale. Frattura C2” (2^ vertebra cervicale). Diagnosi letteralmente inventata e mai documentata ma funzionale alla dichiarazione di “”morte cerebrale””.
 
Dalla cartella clinica si rileva che non sono state eseguite né cure, né trattamenti, né monitoraggi del paziente sotto ventilazione, tolti perfino gli antiedemigeni iniziati al Pronto Soccorso. Chiesti subito gli esami di laboratorio urgenti “X ESPIANTO” e trasferito col timbro “DONATORE D’ORGANI” alla rianimazione nonostante l’opposizione ribadita da tutta la famiglia. Un coma classificato irreversibile sotto Atropina, farmaco che provoca dilatazione fissa delle pupille e proibito dalla scienza internazionale. All’insaputa dei famigliari emessa illegale dichiarazione di “morte cerebrale” ed espiantato durante la notte: cuore e reni inspiegabilmente col “nulla osta” della Procura, pancreas senza “nulla osta” e dall’autopsia si scopre fegato e aorta trafugati.
 
Sembra che la volontà di effettuare il trapianto abbia preso il sopravvento” scrive un perito del PM. Ciononostante l’iter processuale ha subito tattiche dilatorie, ritardi, disguidi, rinvii, amnistie, omissioni, richieste di archiviazione, opposizioni e riaperture, perfino due richieste di avocazione del Pubblico Ministero per mancato esercizio dell’azione penale.
 
Il procedimento è stato chiuso d’autorità dopo un incidente probatorio-farsa richiesto dagli inquisiti. Nell’udienza hanno parlato esclusivamente i due periti del giudice, rianimatore e medico legale, entrambi coinvolti nei trapianti, in assenza di contradditorio con veto di parola e minaccia di espulsione dei quattro Consulenti di Tarantino. Il PM dopo 15 anni chiede per la 6^ volta l’archiviazione del caso.
 
Il GIP in luogo di invitare ex ufficio il PM a formulare il capo d’imputazione per passare alla fase del processo, nonostante nella sentenza riconosca che gli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari non sono esaustivi su fatti importanti (per es. riguardo all’intervento dei medici del Pronto Soccorso di Vaprio-mai interrogati), dichiara che “la richiesta di archiviazione da parte dei 5 medici indagati deve essere accolta” perché “tali carenze non possono essere più integrate”Falso, potevano essere integrate, dovevano essere integrate. Si tratta di denegata giustizia.
 
Nell’anniversario dell’espianto/omicidio di Pietro, familiari, amici, soci e cittadini non dimenticano e condannano l’atroce crimine istituzionale sanitario, giuridico.
“Repetita iuvant” www.antipredazione.org “Casi Principali”.
 
Nerina Negrello – Presidente
Lega Nazionale Contro
la Predazione di Organi
e la Morte a Cuore Battente
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