Un motivo molto frequente che spinge le donne ad abortire: non si sentono pronte ad affrontare la maternità

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Silvana Borsari, direttrice dei consultori di Modena “ Sulla legge 194 non c’è bisogno di alcuna indagine: di dati ce ne sono già abbastanza, basta leggerli”

Un motivo molto frequente che spinge le donne ad abortire è il non sentirsi preparate di fronte ad una gravidanza inaspettata, non si sentono pronte ad affrontare la maternità, provano un senso di inadeguatezza anche se le condizioni socio – economiche potrebbero consentirlo.

 

 

Cosa pensa dell’indagine conoscitiva sulla legge 194 richiesta dal presidente della Camera  Pier Ferdinando Casini?

 

Noi che lavoriamo all’interno dei consultori non abbiamo nulla da nascondere. Non capisco il bisogno di fare un ulteriore indagine quando ci sono a disposizione già molti dati relativi al funzionamento dei consultori all’applicazione della 194.Per la verità, credo non si sia trattato di una legge poco monitorata nel corso degli anni anzi….bisognerebbe magari leggere i dati già esistenti ed eventualmente prendere provvedimenti se necessario. Purtroppo la discussione sulla legge 194 e in genere sulla salute delle donne viene fatta esclusivamente in campagna elettorale  e con altri obiettivi che esulano dalla volontà di risolvere il problema.

 

  Dott.ssa  Borsari lei è convinta, quindi, che l’indagine sia uno strumento per far propaganda politica?

 

Mi sembra abbastanza evidente, se devo dire la verità…. Come operatore non posso non esternare la mia rabbia di fronte a questa  situazione perché tocco da vicino ogni giorno nel mio lavoro al consultorio i problemi di salute, di difficoltà economiche e di paura che le donne vivono sulla propria pelle. La cosa strana è che le mie valutazioni così come quelle dei miei colleghi non vengono mai prese in considerazione, non vengano mia ascoltate. Improvvisamente, però,  quando ci sono questioni politiche che garantiscono grande visibilità veniamo sempre “strattonati” e tirati in ballo.

 

  Ricorrono all’aborto più le donne modenesi o le immigrate?

 

 Il tasso di abortività delle donne italiane è superiore a quello delle donne immigrate così come il tasso di natalità. Dal 94’ al 2004 il numero di donne immigrate ricorse all’interruzione di gravidanza è aumentato progressivamente ma al tempo stesso non bisogna dimenticare che è aumentato anche il numero di quelle che hanno partorito. Come popolazione le donne immigrate, hanno un numero di aborti, su mille casi in età feconda, decisamente più alto di quello delle donne italiane.

 

Quali sono le cause più frequenti che spingono una donna a decidere di interrompere la gravidanza?

 

Innanzitutto l’instabilità economica. Un concetto molto soggettivo e diverso dalla donna immigrata a quella italiana. Per quest’ultima è necessario affrontare una gravidanza avendo alle spalle un lavoro a tempo indeterminato o un marito che garantisca una situazione di sicurezza con una casa e uno stipendio fisso tutti i mesi. La donna immigrata percepisce un senso di stabilità anche in condizioni peggiori rispetto a quelle ritenute indispensabili dalla donna italiana. E’ sufficiente un lavoro a termine e una casa precaria. Un altro motivo molto frequente che spinge le donne ad abortire è il non sentirsi preparate di fronte ad una gravidanza inaspettata, non si sentono pronte ad affrontare la maternità, provano un senso di inadeguatezza anche se le condizioni socio – economiche potrebbero consentirlo. Da ultimo il fatto di non avere una relazione stabile con un compagno affidabile che infonda loro sicurezza sotto tutti i punti di vista.

 

Cosa pensa dell’ ru 486? La considera una forma di aborto soft ?

 

E’ una metodica diversa d’interruzione di gravidanza rispetto al metodo tradizionale. Essa non cambia nulla rispetto all’applicazione della legge 194 perché avviene dopo la decisione della donna di abortire. Prima la donna affronta un colloquio con un consulente, un ginecologo o con il medico di fiducia poi matura la sua scelta. Se la decisone finale  è interrompere la gravidanza potrà decidere se farlo con metodo farmacologico o chirurgico con anestesia totale. Non defini
rei l’ ru 486 un metodo soft perché il percorso non è meno doloroso. E’ senz’altro una valida alternativa ma non meno dolorosa, anzi da un certo punto di vista potrebbe essere più doloroso interrompere la gravidanza attraverso l’assunzione del farmaco piuttosto che con l’intervento chirurgico.

 

Dottoressa Borsari come giudica la decisone di Storace di bloccare la sperimentazione dell’ru 486?

 

Non c’è niente da sperimentare a mia avviso! Si tratta di un farmaco già utilizzato da più di dieci anni in altri pesi europei. Basti pensare che in Inghilterra se un farmaco è già in commercio in altri paesi non è previsto che lo si sperimenti prima di adottarlo ma si va a prenderlo nel luogo di produzione e si inizia la commercializzazione. Lo stesso avviene anche in Francia.

 

E’ favorevole o contraria all’apertura dei consultori ai volontari per la vita?

 

Dipende da cosa significa aprire! I nostri consultori sono già aperti! Abbiamo incontri frequenti all’interno dei piani di zona poi abbiamo sviluppato alcuni progetti con volontari di associazioni cattoliche e non cattoliche relativi ai percorsi per le donne in difficoltà. Certo che se aprire significa avere la presenza fisica di persone appartenenti alle diverse associazioni sono contraria perché altrimenti dovremmo aprire le porte del consultorio non solo alle associazioni cattoliche ma anche a quelle laiche, ai mussulmani, agli ebrei e così via. Il consultorio di per sé è un servizio pubblico che dovrebbe rispondere a tutte le esigenze della società. Qualora attraverso il colloquio di consulenza evidenziamo la possibilità d’intervento delle associazioni laiche o cattoliche noi stessi indirizziamo la donna a chiedere il loro aiuto.

 

Quando una donna si rivolge al consultorio è ad un bivio come l’aiutate a prendere la decisone più giusta per lei?

 

La donna va aiutata in tutti i modi possibili. Lei stessa ha bisogno di sapere che esistono alternative come, ad esempio, la possibilità di portare avanti la gravidanza. L’aborto sia per una donna laica che per una donna cattolica è un evento traumatico non facile da affrontare. E’ necessario pertanto mettere la donna in condizioni di conoscere e valutare tutte le alternative esistenti. Attraverso il colloquio possiamo comprendere se la donna ha preso in considerazione anche l’idea di proseguire la gravidanza oppure lo esclude a priori. Abortire non è mai una scelta semplice, è un’esperienza che ti segna. Molte donne infatti lo fanno una volta sola e  mai più.

 

Dopo un aborto può seguire una depressione?

 

 Si certamente soprattutto se non si è riusciti ad elaborare il lutto.   

 

 

 

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