Un mestiere che oscilla tra il sublime e l’immondo

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Parafrasando la  poesia di Eugenio Montale, si può sostituire alla  parola vita la parola mestiere ... più precisamente quello di giornalista. Il mestiere di giornalista  oscilla,  tra il sublime e l’immondo,  con qualche propensione per il secondo.

 


Nell’uso comune, ormai, si usa la parola mestiere benchè sia corretto definire “”professione”” e non  “”mestiere”” quello di giornalista. Questo perchè,  secondo la distinzione tradizionale, i mestieri e le professioni  corrisponderebbero rispettivamente al lavoro manuale e a quello  intellettuale, con i  “”mestieri””  che si basano su  capacità e competenze soprattutto  pratiche, mentre le “”professioni”” si basano su conoscenze e attitudini di tipo intellettuale.

Credo non sia la cosa più importante, adesso, definire correttamente l’attività del giornalista quanto giudicare il suo operato. Il giornalismo d’inchiesta, l’approfondimento delle notizie, l’informazione quanto più corretta e veritiera   devono  essere l’unico scopo e, data la rarità,  appaiono come  medaglie, appuntate  sul petto di tanti giornalisti onesti. A fare da sgradevole contraltare,  ci sono  gli specialisti nel sensazionalismo, i dispensatori di verità parziali e distorte, i parolai interessati, per non dire al servizio, di questo o quel potente.

Il giornalista onesto deve far paura a chi onesto non è… l’ informazione non deve essere utile a qualcuno, a scapito di qualche altro… esula dagli interessi di chiunque, eccetto dall’interesse dei cittadini.  Cittadini  che  sono alla mercè, purtroppo, di quello che viene loro propinato, così sovente  filtrato e manipolato, fino  allo snaturamento delle notizie. Il giornalista non deve  essere un sostenitore politico di  Tizio o Caio, tantomeno uno sfegatato avversario. Ma il giornalista non deve fare sconti, non deve fare favori, non deve  cercare l’approvazione di nessuno, non deve enfatizzare o, al contrario, sfumare notizie ed eventi.

In queste ultime settimane, con picchi elevatissimi in questi ultimi giorni,  i giornalisti sono stati definiti nei modi più vari, dall’elogio  fino all’insulto. Parafrasando la  poesia di Eugenio Montale,(che riporto a fine pagina) si può sostituire alla  parola vita la parola mestiere … più precisamente quello di giornalista. Il  mestiere di giornalista  oscilla,  tra il sublime e l’immondo,  con qualche propensione per il secondo.

Ma è proprio sempre  e soltanto colpa dei giornalisti?

La politica, toccata sul vivo, nella fattispecie il M5S e le ben note vicende romane, tormentone di questo inizio 2017, si è schierata apertamente contro una certa maniera di fare informazione.  Secondo i suoi esponenti, il movimento di Grillo lamenta frasi riportate sommariamente, intercettazioni estrapolate, tali da snaturare completamente il senso di una discussione.  Le più aspre  critiche  sono state fatte al giornalista che ha carpito, con una registrazione,  il giudizio, squalliduccio e malevolo fino all’insinuazione, decisamente “”tranchant”” dell’assessore Berdini al suo Sindaco Virginia Raggi; dichiarazioni che Berdini non ha potuto  ovviamente smentire, sfogandosi comunque  nel definire , tout court, “”mascalzone””  il giornalista  spregiudicato e abile che l’ha diffusa. 

Altrettanto, è stata criticata la diffusione del fuori onda, protagonista il Ministro Del Rio, apertamente critico nei confronti di quello che era, fino a ieri, il segretario del suo partito, Matteo Renzi, e del quale, a telecamere accese, mostrava di essere il più leale sostenitore.

Mi chiedo:  è colpevole il giornalista che  porta a conoscenza della più vasta platea queste notizie, senza aggiungere nè togliere, senza modificarle in alcun modo… oppure, chi, dietro una facciata accattivante e amabile, dietro l’ostentazione di idilliaci rapporti di leale collaborazione, rivela  giudizi feroci e opposizione?

 

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Come di consueto,  qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto portano direttamente ai relativi pezzi.  Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più facilmente il giornale.

 

Un mestiere che oscilla tra il sublime e l’immondo

di A.D.Z.

MODENANTIQUARIA 2017

di Massimo Nardi

XXXI edizione di MODENANTIQUARIA. Ne parliamo con Pietro Cantore Presidente degli antiquari modenesi

Quarant’anni fa soffiava il vento dell’alternativa

di Alberto Venturi

Il 17 febbraio 1977 Luciano Lama fu contestato violentemente durante un comizio all’Università di Roma e quella giornata rappresentò lo strappo definitivo contro il Pci e la sinistra storica, da parte degli studenti, sia quelli come me sognanti la rivoluzione della fantasia e dell’ironia, sia quelli già segretamente armati.

Lettera a Michele

“”Caro Michele,ho letto la tua lettera e non posso che piangere per l’ennesima morte provocata da questa cultura dello scarto. Siamo una società che scarta i nascituri, gli “inutili”,  i giovani, gli anziani, i morenti.””

Deja vu, Le Pen

Ogni volta ci hanno sempre detto che in caso di vincita della fazione ostile all’establishment sovranazionale sui mercati finanziari si sarebbe scatenato l’inferno.Aspettando la fine dell’euro, a  rischio disintegrazione eurozona.

 

Auguro a tutti buona settimana e buona lettura del n. 550-224.

 

La Vita Oscilla

di Eugenio Montale

 

La vita oscilla

tra il sublime e l’immondo

con qualche propensione

per il secondo

ne sapremo di più

dopo le ultime elezioni

che si terranno lassù

o laggiù o in nessun luogo

perchè siamo già eletti

tutti quanti

e chi non lo fu

sta assai meglio quaggiù

e quando se ne accorge

è troppo tardi.

Les jeux sont faits

dice il croupier, per l’ultima volta

e il suo cucchiaione

spazza le carte.

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