Un melanconico augurio.

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Per un insieme di ragioni che sarebbe troppo lungo elencare, ho evitato accuratamente fino ad oggi di parlare della vicenda di Eluana.Avrei mantenuto il silenzio fino alla sua fine, nonostante avessi molte cose da dire, se non fosse accaduto ciò che è accaduto.

Sono peraltro doverose, in quanto essenziali al non fraintendimento, alcune premesse sia di ordine generale, sia inerenti alla vicenda. Premesse che, a costo di apparire aridamente schematico, elencherò in modo estremamente succinto.

          In quanto credente in Dio credo che la vita di Eluana sia nelle Sue mani e solo nelle Sue mani.

          Riconosco a chi non crede il diritto di valutare la tragedia secondo una propria personale prospettiva.

          Anche se da credente non accetto di buon grado che su questioni etiche si legiferi in virtù di maggioranza, ammetto che, smarrita la pietas[1], si debba ricorrere almeno al voto parlamentare.

          Ritengo di conseguenza che l’assenza di leggi statuali in materia sia una lacuna di gravità inaudita.

          Ritengo che il silenzio di parlamentari sedicenti cattolici (di ogni schieramento politico, beninteso) sia un’omissione di gravità ignominiosa.

          Ritengo che l’intervento, attraverso il pedestre tambureggiamento dei “media”, di soggetti certamente qualificati nella loro materia di competenza, ma assolutamente incompetenti in campo etico, sia una forzatura di gravità altrettanto ignominiosa.

          Ritengo che i dieci sacerdoti friulani che hanno assunto, pubblicamente e per iscritto, nei confronti di Eluana una posizione etica divergente da quella del Santo Padre, debbano essere altrettanto pubblicamente sospesi a divinis.

          Riconosco al signor Englaro un’attenuante sconfinata per il dolore che ha provato al tempo dell’incidente e per quanto ha dovuto patire in tutti questi anni.

          Riconoscerei al signor Englaro l’indulgenza e la pietas che si devono a tutti coloro che hanno l’animo sconvolto dal dolore, se non cogliessi nelle sue parole e nella sua algida determinazione una lucidità agghiacciante.

          Non ho ancora ben compreso per quale motivo questo signore, visto che è confortato da tante certezze e da cotanta determinazione, non risolva personalmente il problema che lo affligge: firmi[2], porti a casa sua Eluana, e, senza bisogn
o di “staccare” alcun sondino, smetta di alimentare e dissetare Eluana.

          Ritengo di abominevole arroganza il fatto che alcuni soggetti, incaricati e stipendiati solo ed esclusivamente per applicare la legge e non per legiferare, si siano arrogati l’inesistente diritto, in quanto inesistente è la legge, di emettere una sentenza. Poco importa che la sentenza sia pro o contro la vita di Eluana: l’unica sentenza che avrebbero dovuto e potuto emettere era ed è di incompetenza giurisdizionale.

          Ne consegue che, per quanto mi concerne, quello scritto è destituito ogni valore legale e amministrativo e coloro che si sono arrogati quel diritto andrebbero processati e condannati per abuso di potere.

Fine delle premesse.

Ora veniamo al motivo per cui mi sono deciso a scrivere.

Si tratta della dichiarazione pubblica del dott. Sergio Canavero, neurochirurgo alle Molinette di Torino, che afferma di avere riportato Greta, una ragazza che da due anni versa in stato di coma dichiarato irreversibile[3], ad uno stato di “coscienza minima”. La ragazza, lo si è visto nel servizio del TG, reagisce agli stimoli vocali: comprende e alza il braccio, e, a detta del cronista che dichiara di aver visto il filmato, mangia, anche se imboccata, si regge in piedi da sola, seppur sorretta dalla madre[4]. Il dott. Canavero ha affermato, senza mezzi termini e con chiara fermezza, che  “questo intervento, alla luce del risultato, può essere esteso a pazienti in stato vegetativo permanente che si chiamino Eluana, Maria, Giuseppa etc.”

Mi sarei aspettato che il signor Englaro, di fronte a questo fatto tangibile, divulgato dai mezzi di informazione e pubblicato sul Journal of neurology[5], avesse un moto, se non proprio di esultanza, almeno di speranza e sospendesse immediatamente il suo proposito di morte.

Chi ha perso per una malattia incurabile una persona amata, amata come si può amare la propria madre ad esempio, sa che negli anni tetri della sofferenza e dello sconforto, anche se i medici non offrono alcuna speranza di guarigione, la prima e unica speranza a cui ci si aggrappa, che si creda o meno in Dio, è che in qualche università o in qualche centro di ricerca si trovi il medicamento nuovo, l’intervento risolutore per salvare quella vita tanto amata. Speranza molto spesso vana, purtroppo.

Chi ha patito il dolore più grande che possa toccare ad un essere umano, qual è la perdita di un figlio, sarebbe disposto, che creda o meno in Dio, a dare tutto ciò che ha di più caro e la propria vita, pur di rivedere, seppure in un letto di ospedale, seppur senza udirne la voce, il proprio figlio o la propria figlia alzare il braccio, stringere la mano.

Forse sono stato ingenuo ad aspettarmi una reazione di umana speranza da parte del signor Englaro, così incrollabilmente certo del suo intento.

Ora, se le cose andranno avanti come purtroppo da troppo tempo vanno avanti in questa sciagurata nostra Italia, Eluana morirà di fame e di sete, lentamente, pur essendoci persone che vorrebbero continuare a prendersene cura con amore, pur essendoci un medico neurochirurgo che ha provato con i fatti di avere trovato una via per rendere non più “irreversibile e permanente” lo stato di coma.

Dal mio punto di vista, quindi, quello di Eluana è un omicidio volontario, anzi pervicacemente voluto, e premeditato, anzi lungamente preordinato, con la complicità attiva e diretta di laureati in medicina, dimentichi del giuramento di Ippocrate e del tutto ignari del significato di pietas, nonché di laureati in giurisprudenza, che, dopo aver vinto un concorso per accedere al pubblico impiego, sono afflitti da delirio di onnipotenza.

Attenuanti dopo la dichiarazione del dott. Canavero: nessuna.

Aggravanti: in quantità i
ndustriale e pesanti come macigni.

Ma questo è solo un mio punto di vista.

Solo Dio, dopo aver letto nelle loro anime, giudicherà le loro intenzioni e, forse, nella Sua infinita misericordia, li perdonerà.

A Eluana, che vive in una dimensione a noi sconosciuta ma vive, rivolgo il mio melanconico augurio: il Santo Natale è alle porte e gli uomini hanno fretta di compiere ciò che hanno deciso: ruit hora, il tempo fugge, l’ora precipita; Colui che è padrone del Tempo e che tutto può, forse deciderà di farti risvegliare, per annichilire l’insulsa alterigia di quegli uomini (e non solo di quelli), o di accoglierti fra le Sue braccia prima che il proposito mortifero si compia, o, infine, lascerà che la tracotanza, come accadde agli albori dell’umanità, faccia il suo corso.

In ogni caso, Eluana, tu sarai felice.



[1] Pietà: il vocabolo latino richiama e sottolinea il significato intrinseco del termine:  la pietà è il sentimento di chi è pio. Pio e colui che aderisce ad una religione e ne osserva i precetti. Devoto. Caritatevole. – D.I.R.

[3] Rifiuto l’impiego dell’aggettivo “vegetativo”: di vegetale c’è solo l’erba che cresce nella testa di coloro che lo hanno inventato.

[4] TG5 ore 20 del 18 dicembre 2008

[5] La rivista di Neurologia fra le più accreditate al mondo. Non si tratta quindi di una sorta di “siero Bonifacio” o di una delle tante patacche che qualche cialtrone, speculando in modo abietto sull’altrui disperazione, mette in circolazione.

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