Un Liberismo pieno di Statalismo

Condividi su i tuoi canali:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print
Condividi su whatsapp

Viene voglia di riprendere quella frase di Che Guevara sul libero mercato, che meglio si adatta al liberismo più spinto: ‘Libera volpe in libero pollaio’, perché quando le regole sono poche vincono i più forti e anche la distribuzione degli ‘aiutini’ finisce per favorire i potenti. 


Quarant’anni fa i commercianti dicevano all’unisono, rivolti ai comuni: ‘Lasciateci lavorare, non vi chiediamo altro’. Oggi guai se non si finanziano iniziative e attività di promozione, se non si studiano incentivi e contributi. Almeno però i ‘bottegai’ (nel senso migliore del termine) possono lamentare una trentennale crisi squassante, dovuta prima alla diffusione della grande distribuzione e oggi al e-commerce, capace di rivoltare il settore come un calzino. Perfino la tanto sospirata liberalizzazione delle licenze comincia a mostrare l’altra faccia della sua accattivante medaglia: turnover di negozi con de specializzazione dei gestori; surplus di supermercati ed iper che, prima o poi, finiranno come gli sportelli bancari a ridimensionarsi e soprattutto a licenziare il personale.

Altrettanto bisognose di un ‘aiutino’ si dimostrano le grandi imprese e non solo attraverso un uso dilatato della cassa integrazione, ma anche con forme del tutto nuove come la necessità dei territori di foraggiare le compagnie aree perché scelgano quelle città come scalo. Ryanair riceveva cinque milioni di euro dall’aeroporto di Trapani, sette da Bari e Brindisi (soldi anche a Easyjet), tre ad Ancora, trenta a Bergamo. Verona garantiva a Ryanair e alle altre lowcost ventiquattro euro a passeggero, Rimini dodici.

Ho scelto questi due esempi, commercio e linee aeree, ma non c’è settore economico che non guardi a Roma come a una grande mammella, nonostante stiamo vivendo i decenni del più spinto liberismo, secondo il quale l’intervento dello stato dovrebbe limitarsi alle infrastrutture a sostegno della società, compreso il suo settore economico e produttivo.

Invece più il villaggio è globale e il mercato è libero, più c’è bisogno dello stato, ma non a livello di scelte (Guai a mettere becco nel libero regno autonomo di ogni imprenditore ed è giusto) , soltanto di portafogli.

Viene voglia di riprendere quella frase di Che Guevara sul libero mercato, che meglio si adatta al liberismo più spinto: ‘Libera volpe in libero pollaio’, perché quando le regole sono poche vincono i più forti e anche la distribuzione degli ‘aiutini’ finisce per favorire i potenti. E scrivo ‘potenti’ non a caso, perché posseggono le armi vincenti da mostrare o da attuare: la delocalizzazione, la riduzione del personale, l’esternalizzazione. E’ pura forza contrattuale; così l’aiutino, da straordinario, diventa strutturale e dovuto, da contemplare nei bilanci di previsione.

E’ una ben strana forma di liberismo.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...