Un grande giorno per la libertà

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Lo fu per le migliaia di tedeschi che scesero in strada, per milioni di uomini e donne dei paesi dell’est europeo che sentirono riaccendersi nei loro cuori la fiamma della speranza di giorni migliori. Non ricordo invece particolari scene di entusiasmo tra le famiglie italiane, né corposi cortei di popolo che sollecitavano a scrivere questa nuova pagina della storia europea.

Nel 1994 la musica dei Pink Floid nell’album “ The division bell” ci riproponeva l’evento con il brano

 

      A Great Day For Freedom. (ascolta)

 

Ma quel giorno era già diventato un ricordo lontano, anzi per molti  italiani il crollo del muro era propaganda. Ripropongo quel famoso brano musicale come ideale antidoto alle forvianti melodie  delle tante nostrane “ sirene”

                                                                              

Nel giorno in cui i muri caddero
Gettarono i lucchetti a terra
Ed alzando i bicchieri,
levammo un grido perché era arrivata la libertà.

Nel giorno in cui i muri caddero
La Nave dei Folli s’era finalmente arenata
Le Promesse accendevano la notte
come colombe di carta in volo.

Ho sognato che non eri più al mio fianco
Non restava calore, né orgoglio
E anche se avevi bisogno di me
Era chiaro che non potevo fare niente per te

Ora la vita si svaluta giorno per giorno
Mentre amici e vicini se ne vanno via
E c’è un cambiamento che, pur con rimpianto,
non può non essere fatto

Ora le frontiere si spostano come deserti di sabbia
Mentre le nazioni lavano le loro mani insanguinate
Di lealtà, di storia in sfumature di grigio

Mi sono svegliato al suono dei tamburi
La musica suonava, il sole del mattino entrava
Mi sono voltato e ti ho guardato
E tutto tranne un piccolo residuo è scivolato via, ….scivolato via.

 

Ripensando a quei giorni devo ammettere che il grande terremoto politico che avrebbe portato il crollo dell’impero sovietico, con i suoi annessi e connessi, era nell’aria, ma ad essere sinceri non pensavamo che giungesse così presto.

In particolare, per quanto concerne in particolare “Berlino”, non bisogna dimenticare che l’anelito di libertà che stava percorrendo i paesi dell’est europeo, poneva tuttavia  degli interrogativi a parte, per quanto  si riferiva alla possibile riunificazione del popolo tedesco sotto un’unica bandiera.

Nonostante tutto questo, una accelerazione degli eventi avrebbe sgretolato in modo così repentino il muro di Berlino che ci colse di sorpresa, per lo meno noi piccoli  e insignificanti democristiani di provincia.

Fu una accelerazione della storia planetaria  che fece dire e predire incautamente a diversi commentatori che ci trovavamo di fronte alla “fine della storia” in quanto ormai eravamo in presenza di un nuovo ordine che azzerava di fatto tutte le conflittualità mondiali degne di questo nome.

Al contrario, i fatti poi dimostrarono che eravamo invece alla vigilia di nuovi conflitti e di nuove tensioni sia mondiali che nazionali.

C’è a tutt’oggi una mancanza di analisi storica seria su chi e che cosa eravamo noi italiani del tempo e cosa siamo poi diventati dopo il crollo del muro.

Al contrario, in carenza di questa seria ed onesta disanima, ci troviamo in presenza di una approssimazione sulle verità ed i fatti così come si sono sviluppati , una sommatoria  di omertà, di ipocrisie rimosse o inconfessate che fanno apparire l’attuale realtà italica lontana dal vero.

Di fronte al muro che     crollava il popolo italiano , nella sua maggioranza , ha preferito scavalcare le macerie e passare oltre. Ha fatto ciò che si è visto fare nel recente macabro video tele-trasmesso sull’esecuzione a Napoli! Ha scavalcato “l’ingombro” come se non fosse anche u
n problema suo! Figuriamoci cosa può riservare il futuro ad un popolo quando tratta la storia del suo paese come un “ingombro” che non lo riguarda!

Sono convinto , per esempio, che  quando crollò il muro di Berlino il destino che ci aspettava come forza politica era ormai  irrimediabilmente segnato.

Affermo questo pur convinto e rivendicando il merito di aver fatto parte, in quei tempi, di una categoria di militanti della politica che non “era tale”perché cooptata, incaricata, prescelta, investita o nominata dal “capo”, ma per sue indubbie peculiarità.

Infatti, in quegli anni, eravamo nelle assemblee pubbliche, così tanto numerose e partecipate, con solo il nostro personale “peso specifico”. Se eri un “fessacchiotto” tale rimanevi anche se militante in un grande partito! Il consenso dovevamo guadagnarcelo sul campo, volta per volta, anche nei confronti del nostri potenziali elettori presenti che giustamente  non ci garantivano l’applauso a prescindere.

Tuttavia, ciò nonostante, non siamo stati in grado di mantenere non tanto le promesse dei nostri capi, ma di garantire quei cambiamenti che la gente si aspettava da noi. Elezione dopo elezione fummo massacrati anche se tanti sconfitti ( già ex vincenti) si sono poi fatti riciclare in altre “parrocchie” e cantano ancora.

Prima o poi anche “i muri più solidi” pur fatti di  robusta convenienza, di appaganti furberie, di inganni, di omertà, col tempo sono destinati a crollare.

Dalle macerie del crollo del muro del 1989 è stata ricostruita una grande Berlino.

Solo sbriciolando l’attuale muro costruito ad immagine e a misura  di una casta di vari potentati, senza arte ne parte, se non per garantirsi privilegi, potrà ergersi una grande e rinnovata penisola italica. Sarà anche quello “un grande giorno di libertà!”

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