…un buon libro, un buon amico e una buona bottiglia di vino…

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""Il brindisi è un gesto carico di significati positivi e benauguranti. Non si mangia alla stessa tavola, né si alza il calice, con un nemico.""
art. di Ago D’Alessandro Zecchin


Gli esseri umani hanno fatto di un gesto istintivo, indispensabile, ma in un certo senso sgradevole, come l’imbottirsi di cibo, qualcosa di elevato, che riunisce, esalta e cementa i legami familiari, l’amicizia, la collaborazione.

Quando accogliamo qualcuno alla nostra tavola, quando mangiamo con le persone che amiamo, con amici o con persone a noi vicine nell’attività lavorativa, è come se idealmente iniziassimo a camminare insieme.

Dopo non saremo più degli estranei gli uni per gli altri, perché abbiamo condiviso il primario bisogno, quello di nutrirci, sublimato e reso nobile con la conversazione, con lo scambio delle idee e delle emozioni, con il brindisi, a volte solenne, a volte scherzoso, che i commensali si concedono, con il sorriso sulle labbra e i bicchieri sollevati. Perché il vino, che è a sua volta prezioso alimento, è allo stesso tempo anche “sfizio” , è un premio, è un gradito pretesto, è occasione di convivialità, suggello di patti amicali, risalto per le occasioni festose.

Occasioni nelle quali, ad un amico caro, a chi vogliamo bene, ad una persona che rispettiamo e ammiriamo, facciamo onore, stappando una bottiglia speciale, che contenga un vino pregiato e buono, per il rito del brindisi a cui nemmeno le persone astemie si sottraggono mai, perché è un gesto carico di significati positivi e benauguranti, negli affetti, nella salute, negli affari.

Non si mangia alla stessa tavola, né si alza il calice, con un nemico.

“Grande è la fortuna di colui che possiede un buon libro, un buon amico e una buona bottiglia di vino”

Potrebbe essere la ricetta della felicità, o della buona fortuna, e non solo per Molière, al quale queste parole sono attribuite.

Il vino fa parte della nostra civiltà e della nostra cultura, così profondamente che, per la ricchezza di vigneti, l’ Italia era anticamente chiamata Enotria.

Proprio la profonda e antica cultura del vino, radicata in ogni regione d’Italia, è una delle nostre prerogative e l’eccellenza, con una tale ricchezza di risorse, naturali e umane, per il vino italiano è una meta raggiunta.

E davvero pochi alimenti sono, come il vino, legati agli eventi grandiosi della vita e insieme alla normalità, alla quotidianità degli esseri umani.

Conoscerlo, saperlo abbinare, sorseggiarlo con moderazione e rispetto è segno di civiltà… Conoscerne l’origine geografica e storica, la lavorazione, le persone che lo producono, che “stanno dietro” a tutto questo è, invece, un privilegio.

Nelle nostre giornate, costellate di impegni familiari e di lavoro, dove ogni cosa è all’insegna della fretta, acquisti alimentari compresi, abbiamo perduto, o meglio smarrito, il piacere di conoscere ciò che mangiamo, beviamo, ciò che diamo ai nostri figli.

Nella globalizzazione esasperata è grande il rischio di perdere la nostra identità, le nostre radici, le nostre tradizioni, come pure le nostre abitudini alimentari. Ogni iniziativa che ne promuova la conoscenza è perciò la benvenuta.

All ’incanto della natura, addomesticata, blandita e curata dall’uomo, dobbiamo il rispetto che si deve alle opere d’Arte.

E, così come i restauratori con la loro maestria restituiscono al nostro sguardo ammirato l’abbacinante bellezza dei dipinti, o la maestosità di antiche dimore, con la stessa passione, con lo stesso amore, con la stessa dedizione, c’è chi riporta a nuova vita antichi sapori, antichi cibi, antichi vini. Talvolta proseguendo un’attività di famiglia, mai interrotta, come accade per il produttore del famoso formaggio “erborinato Blu del Montefeltro”[1] o per l’inventore del “cheese-party” all’italiana,[2]. Oppure tradizione ripresa, come per chi, folgorato e misteriosamente attratto dal paesaggio che, da Firenze, lo portava a Torino, a studiare Filologia romanza, ha ripreso le antiche tradizioni di famiglia, tornando a produrre il superbo Lessona.[3]

All’uomo, soprattutto negli ultimi decenni, viene imputato il degrado del Pianeta, lo sconvolgimento del clima, l’umiliazione della Natura, sfruttata ma non rispettata. Tornare a produrre, secondo antiche regole, darà prodotti migliori, per la nostra sopravvivenza, per la nostra salute, per il nostro buon umore, per la nostra vita.

Il cibo, genuino, gustoso, sano, semplice o elaborato con cura… il vino, altrettanto genuino, gustoso, sano, semplice o elaborato con cura.

Il produttore che ha una così ricca tradizione alle spalle non ambisce soltanto a vendere… desidera farlo rispettando i destinatari di questi prodotti, rendendoli partecipi del lavoro, della cura e della sapienza che sta dietro ognuno di essi.

Quando si è anonimamente serviti da chi sta dietro un banco e  che talvolta nemmeno sa ciò che sta vendendo, conoscere tutto questo non è possibile e non è possibile neppure trovarlo sempre nella quantità sterminata di proposte di vendita sul Web. Anche qui, come in ogni settore, è saggio operare una scelta. La tecnologia, che è al servizio dell’uomo, ci consente di essere più informati, perché l’esigenza primaria è quella di essere non semplici acquirenti, ma consumatori, da tutelare e servire, persone alle quali trasmettere anche la cultura e la conoscenza, presenti  in ogni attività umana.

Cito e consiglio, a questo proposito, di visitare il sito Il Vinauta,[4] nel quale, alle proposte commerciali, ai tour enogastronomici, si fondono armoniosamente la ricchezza di contenuti, la professionalità e l’entusiasmo, cosa rara, in questi tempi in cui è più facile essere pessimisti.

Mi piace, infine, riprendere un concetto che cito a memoria, quindi non  con le esatte parole, di Andrea Sinigaglia[5] che esalta il rapporto tra l’Uomo e la Vite…una pianta strisciante, che l’uomo con la coltivazione,  ha innalzato, facendola diventare pianta aerea, nobilitandola.

Il vino è la sua ricompensa.

       

            Ago D’Alessandro Zecchin  



[2] Gabriele Invernizzi ha inventato un nuovo modo per degustare i suoi  formaggi, piccoli bocconcini di taleggio, latteria, caprini e altri di sua produzione, abbinati a frutta, verdura e spezie.

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