Umbria: Sinistra e Sanculotti si baciano in bocca

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A volte ritornano, seconda puntata. Non è un nuovo romanzo di Stephen King ma un cuccioletto di ""balena bianca"". Penoso: la fame di poltrone di PD e M5S non si arresta. Alleanza anche alle elezioni regionali. Il potere attira i grillini alla faccia degli ideali.  

 


Qualche giorno fa il mediceo e macchiavellico Matteo Renzi se n’è uscito con una frase: – Nel PD sono sempre stato considerato un intruso -. Può essere l’ennesima renzianata del tipo – stai sereno -, però, forse, qualcosa di vero può esserci.  Rileggiamo la storia. Il matrimonio fra il partito della Margherita e i Democratici di sinistra nel 2007, a mio personale avviso, fu solo d’interesse, come si faceva una volta quando l’aristocratico nobile si vedeva costretto a dare in sposa la figlia all’arricchito borghese per salvare quello che rimaneva del patrimonio di famiglia decurtato da una cattiva amministrazione. Non è un delitto affermare che la Margherita non era altro che il contenitore degli orfani della Democrazia Cristiana, quelli di sinistra. Altri democristiani, quelli definiti di destra, se ne andarono con Silvio Berlusconi. Altri ancora rimasero abbandonati e si affidarono al non voto, oppure, ad altri partitini così detti di centro ma di breve durata. In effetti, l’elettorato della DC era eterogeneo e aveva come collante l’intento di far da barriera, dietro allo scudo con la croce, alla sinistra che guardava all’est. In tutto ciò, anche numerose parrocchie svolgevano il loro compito. Questa era la base: la dirigenza era un’altra cosa.

Ora è normale che i nipotini di Stalin nel 2007 guardassero con sospetto coloro che nel bene e nel male avevano impedito loro di vincere per tanti anni le elezioni politiche. Proprio dalla Margherita che era diventata la nuova “casa e famiglia” dei democristiani di sinistra, proviene Matteo Renzi. Mica dalla casa del popolo! Che poi tal personaggio si sia messo alla testa di una corrente nel PD per rottamare chi ancora adesso, azzardo, tiene nel portafoglio il santino di Stalin (come io tengo quello di Padre Pio e della Madonna delle Grazie da buon mantovano), non l’ha reso certo simpatico. Per avvalorare tale tesi, vi racconto un piccolo aneddoto. Alle regionali del 2012 il PD modenese schierò una squadra, dove era inserito un altro ex margherita, Matteo Richetti, proveniente anche lui dalla parrocchia (attenzione, non c’è nulla di male nella provenienza, anzi!). Apro una parentesi: l’ho conosciuto quando scrivevo per un giornale modenese e devo dire che ho incontrato una persona per niente arrogante e disponibile al dialogo, cosa rara fra i politici. Chiusa parentesi. Richetti sbaragliò in termine di voti gli altri candidati rossi. Ora, un amico del PD mi confidò che questo causò molti mal pancia all’interno del partitone rosso con lunghe file di dirigenti e candidati davanti alla porta della toilette. Per la cronaca, attualmente, altri ex margheritine militano nel PD: Gianni Letta, Dario Franceschini ecc…. Queste persone, per farla breve, curano il proprio orticello e vivono bene senza dover tirare alla fine del mese. Che cosa potrà cambiare ora? Difficile decifrare le mosse del Valentino toscano, anche se una vocina mi dice che dopo la grande balena bianca (DC), ci può essere spazio per un più piccolo animale al centro dello schieramento politico. Tutto dipenderà da quale nuova legge elettorale partoriranno sanculotti, sinistroidi buonisti e terzomondisti che adesso ci governano. Ciò, solo per mettere fuori dai giochi Matteo Salvini, non certo per il bene degli italiani!  Non c’è da stare allegri! Un chiaro esempio è quello che sta succedendo in Umbria e che passa ogni senso del pudore e della coerenza mentale solo per tenersi ben stretti i vari incarichi ben retribuiti: vale sia per il Pd, sia per i M5S. Dividere il potere non è poi così male, anzi, è meglio che non averlo!

Terminando la valutazione del mediceo, vedremo cosa succederà dopo la Leopolda. Comunque, è più soddisfacente essere nella stanza dei bottoni, anche con un piccolo partito, che fuori. Ma quanto piccolo sarà il partito di Renzi? Alcuni sondaggi lo danno al 4,4%. Poco, tanto, non leggo il futuro, ma nella spartizione delle poltrone nella prossima primavera, lui, ci sarà.  

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