Tutto il mondo è Web e tutti siamo Down

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Michelangelo, con un copricapo che sorreggeva una candela, vegliava levigando la Pietà, Bernadette si impiastricciava il viso col fango, Francesco si spogliò davanti al Papa…Sono questi alcuni “diversi”, descritti con profonda sensibilità, insieme ad altri, diversi per aspetto, per genialità, per spiritualità, per malattia, isolati o irrisi. Articolo di Maria

Le persone crudeli, vigliacche, stupide e inutili, affollano la Rete, il Web,  come la vita reale.

La differenza sta nel fatto che, quando su Facebook o un altro dei social network suoi  omologhi, l’infinita  stupidità, la cattiveria, la falsità  umana si manifestano, è possibile “tappare la bocca” agli idioti che berciano, è possibile oscurare le loro parole, è possibile  rintracciarli e forse anche punirli,  per il male che fanno, per il dolore che provocano a persone  innocenti e alle loro famiglie.

Ma, nella vita di ogni giorno, quando queste stesse cose intossicano i rapporti umani, la vita sociale, la dignità delle persone,  non c’è scampo, non è possibile difendersi, non è possibile oscurare le parole che queste persone vomitano addosso al prossimo, né i loro pensieri crudeli, né le loro insinuazioni meschine.

Fa vergognare di appartenere al genere umano, che ci sia, (cito solo l’ultima in ordine di tempo fra le aberrazioni in Rete), chi prende di mira le persone forse più maltrattate,  quelle affette dalla sindrome di Down. Mi rendo conto, scrivendo così, di dispiacere sia queste persone sia i loro cari, e chiedo loro scusa. Questi bambini  non si dovrebbero definire come  “affetti da trisomia 21” o da “ sindrome di Down”, bisognerebbe chiamarli per nome, il nome che è stato scelto per loro dai genitori che li amano, quanto e più, di figli perfetti.Forse non ricompensati da strabilianti successi scolastici o da altri primati, ma da tesori di tenerezza e affetto, molti più preziosi.

In questa nostra insulsa società, quando si vuole offendere qualcuno  gli si dice mongoloide, ma fino a qualche decennio fa, quando ancora il “politically correct” non era arrivato,  dire mongoloide non era un insulto, era semplicemente riportare la definizione che il dott. Langdon Down, nel 1866 usò, distinguendo quei neonati secondo una tipologia etnica, quella mongolica. Questo perché la forma della  loro testina,  i loro occhi a mandorla, il loro nasino schiacciato, ricordavano i tratti somatici delle popolazioni mongole.

Ma l’isolamento, l’ingiusta discriminazione sociale riservata a questi bambini, cui negli anni passati la parola venne associata, l’ha fatta decadere e non solo nessun medico, ma nessuna persona civile la usa più.

Ma ora, da quando l’ipocrisia o, come dicevo, il politically correct,  ci fa pudicamente  evitare questo termine, paradossalmente esso viene usato come insulto, quando ce ne sono già tanti a disposizione, per annientare una persona, assai più comodi, come darle della cretina, o più crudeli,  come darle della squilibrata, e molti altri ancora. L’Italiano è una lingua ricchissima.

Comunque, la grancassa mediatica attorno ai decerebrati che osano fondare un gruppo simile  su Facebook è,  a mio avviso, molto dannosa, perché in qualche modo li si premia, si dà loro il  miserabile quarto d’ora di celebrità che cercavano.

L’aspetto positivo è che questo clamore, portando il tutto a conoscenza di milioni di persone, censura  queste belle imprese e sollecita a far oscurare il sito.  Ai benpensanti che si sono indignati per la poca tempestività, gioverà sapere che l’oscuramento non è avvenuto in tempo reale, perché  il server di Facebook non è in Italia e nemmeno in Europa, ma in USA.

Tuttavia, e di questo sono amaramente convinta, la cosa più grave è che rimangono impunite nella vita reale persone che abbondantemente superano per insensibilità, vigliaccheria, meschinità e crudeltà persino i fondatori di questo indecente gruppo.

Non frequento Facebook, se non per segnalare l’uscita  settimanale di Bice, e il suo aggiornamento il giovedì, quindi non posso dire di conoscerlo bene, ma trovo incomprensibile che si colpevolizzi il mezzo, quando a macchiarsi delle più varie nequizie sono  le persone. Sarebbe come definire assassino un bastone da passeggio, con il quale, invece di sorreggere dei passi incerti, si  spacca la testa a qualcuno … o un bisturi, che invece di servire ad un’operazione salvavita, taglia la gola di qualcun altro che sta sullo stomaco.

Non serve a nulla dire a chi, con molta superficialità, considera Facebook  e in generale i social network, soltanto come una congrega di ragazzini scoppiati, di perdigiorno, di ochette isteriche e palloni gonfiati, che molte persone debbono ad essi la vita. E’ cosa  nota che nelle calamità n
aturali essi  talvolta sono il solo mezzo per comunicare con i soccorritori.

Né servirà far presente che, fra gli iscritti compaiono  persone di grande valore, scrittori, politici,rettori universitari, sindaci, associazioni di volontariato, gruppi culturali…

Né, sicuramente, serve  ricordare che ogni associazione, ogni gruppo, ogni consesso,ovunque sia, non solo in Rete, è rappresentativo della società umana, e i soggetti che li compongono derivano da essa.

Perchè non è Facebook, o il Web in generale, a creare dei mostri.

I mostri, sia quelli che si servono di esso, sia altri che nemmeno sanno cos’è Internet, sono comunque tra noi, impuniti, riveriti e rispettati, anche dalle loro ignare e incolpevoli vittime.

Per questo dico che tutto il mondo è Web  e tutti siamo Down per qualcun altro.

Chi, per aspetto, per genialità, per spiritualità, per malattia, è in qualche modo diverso, viene  isolato, temuto, molto più spesso irriso.

Se gli esseri umani sono stati capaci di irridere Michelangelo che, lacero, con un buffo  copricapo a sorreggere una candela, dopo una giornata di lavoro vegliava nella notte, per levigare  la Pietà, o Bernadette, che si impiastricciava il viso col fango, ubbidendo alla Signora che lei sola vedeva, o Francesco, che parlava  con un lupo e si spogliò davanti al Papa …come possiamo pensare che siano sensibili di fronte al bambino che  a scuola legge con difficoltà, a chi, per una malattia, ha visto la sua voce affievolirsi, la sua verve oratoria attenuarsi, la sua sicurezza nel trovare i termini appropriati scemare…o di fronte alla persona in sovrappeso che ansima anche a fare due gradini, al ragazzo con le orecchie a sventola, alla giovane con un brutto naso o,  ancora di più, di fronte a chi è triste, chi è debole, chi è brutto (secondo i loro discutibili canoni) chi è vecchio, chi è povero, chi non è à la page, chi  non è cosmopolita, chi non è, insomma, perfettamente omologato con il resto della società che vuole tutti allegri, tutti vincenti, tutti sani, tutti perfetti, tutti ricchi, tutti uguali.[1]

Chi non ha queste caratteristiche è out…

I mostri, crudeli e ingiusti quanto e più di quelli presenti  sul Web, con le loro ingannevoli facce bonarie, con la loro falsa amicizia,con la loro mendace bontà, sono fra noi, e il loro è un gruppo da  cui i non omologati vengono esclusi, come degli appestati. Questi mostri non conoscono la pietà, la vera amicizia, la carità, ma nemmeno la lealtà.  

Non c’è posto, per chi non è come loro, nella società, e meno ancora per i Down, che sono solo dei parassiti,  stando al giudizio di queste menti anguste, di queste anime meschine.

Quanto a questo, basta guardarsi intorno e ne vediamo tanti, che di cromosomi ne hanno 46, eppure sono soltanto delle nullità privilegiate, loro sì, dei veri parassiti.

Peccato non sia possibile, come per i gruppi criminali che nascono su Facebook, oscurare, tappare la bocca, isolare, allontanare queste persone dalla società e dalle nostre vite.

Maria

 

 



[1] Tutti idioti?

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