Tutto il mondo è “”Bel Paese””…

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Sempre dalla Calabria il giovane amministratore Pietro Antonio Peta risponde ai commenti ricevuti nel numero scorso. Anche questa ci pare una riflessione dettata da un forte desiderio di riscatto.

Ho letto con molta attenzione i commenti che voi lettori avete lasciato alla “Lettera aperta al Bel Paese” e ritengo che abbiano arricchito l’argomento di nuovi spunti e punti di vista che vale la pena di approfondire.

Ho deciso di fare questo leggendo i vostri commenti insieme ai miei amici, giovani del Sud come me, per registrarne le impressioni e le interpretazioni, le sensazioni e le risposte più o meno piccate.

Di certo è innegabile che sono state scritte molte verità che assumono un valore costruttivo, tuttavia è parso a molti che alcuni commenti siano figli dei retaggi del passato, di quella contrapposizione Nord-Sud che ha prodotto lo stereotipo del meridionale mafioso e scansafatiche che non fa altro che sfruttare il lavoro onesto dell’onesto operaio del Nord.

In generale gli stereotipi non sono mai totalmente rappresentativi perché, altro non sono, che il tentativo di ridurre la molteplicità del reale attraverso categorie e schemi predefiniti che mal si adattano a spiegare un universo complesso come il Sud e i suoi abitanti, residenti o emigrati.

In particolare, è poco condivisibile che qualcuno scriva che il degrado crescente di molte città del nord sia da ascrivere totalmente alla “meridionalizzazione”: io direi che se le vostre città stanno diventando più violente, sporche e insicure, trovare un capro espiatorio non servirà a migliorare la situazione anzi sarà solo un modo per tapparsi gli occhi e non aprirsi alla possibilità di indagare tutte le cause reali. Molto onesta, dal punto di vista intellettuale, ci è sembrata la critica di chi denuncia i mali del Sud ma che vede anche al Nord motivi di preoccupazione, come gli scandali che di tanto in tanto “lambiscono” le integerrime cooperative.

Ergersi ad esempi di giustizia e moralità, pensare di essere migliori sempre e comunque, non consente un punto di vista obiettivo nell’analisi dei problemi: questa considerazione vale per tutti e a tutti i livelli. 

Di contro, ci siamo trovati d’accordo con chi ha analizzato i problemi del Sud con occhio critico ma senza pregiudizi: la condizione dei forestali calabresi, ad esempio, è l’emblema dell’inefficienza della pubblica Amministrazione che anche noi giovani percepiamo come un peso allo sviluppo e alla credibilità della nostra terra. Non è possibile che una regione che conta un terzo dei boschi del Piemonte, abbia più del doppio dei suoi forestali ed è ancora più inconcepibile che, a fronte di un numero così alto di lavoratori, le nostre montagne siano lasciate spesso nell’incuria.   

Tuttavia non è assolutamente vero che tutti i meridionali non sono lavoratori e che amano il clientelismo e la corruzione, bisogna solo cercare di premiare le buone iniziative e di affrancarsi da quel bisogno atavico  di protezione che impedisce di rompere con le pratiche sociali che impediscono lo sviluppo.

Visto che nel mio primo articolo avevo fatto un passaggio sulle gravi responsabilità della classe politica riguardo i molti problemi che affliggono il Sud e in generale tutto il Paese, vorrei commentare brevemente il teatrino a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni.

In Senato si è consumata la fine del Prodi bis, una coalizione elettorale che non aveva motivi per stare insieme se non l’opposizione a Berlusconi, si è consumata la fine di un governo durato meno di 20 mesi e che molto poco è riuscito a fare per risolvere le grandi questioni che preoccupano noi cittadini. Abbiamo assistito, poi, a bottiglie di spumante stappate in Senato, a risse e sputi, a leader che iniziano la nuova campagna elettorale prima ancora di salire al colle per le consultazioni con il Presidente della Repubblica.

Abbiamo assistito ad uno spettacolo brutto, ad un esempio lampante di come non si dovrebbe fare politica se si hanno a cuore i bisogni della gente. Stiamo imparando a nostre spese che un Paese mal governato deprime la sua economia e si rischia un livellamento verso il basso piuttosto che verso l’alto.

Scrivo questo nella convinzione che solo un rinnovamento della politica può dare un nuovo slancio a tutto il Sistema Italia, uno slancio che coinvolga anche il Sud e che non faccia sentire più i giovani meridionali come un fardello e un peso che il Nord deve sopportare, uno slancio che promuova la cooperazione e l’integrazione piuttosto che fomentare inutili ostilità.

Bisogna creare un clima nuovo e abbandonare i tutti i pregiudizi perché, se è vero che la gente del Sud è spesso troppo orgogliosa, è altrettanto vero che è sempre stata riconoscente verso chi l’ha accolta e gli ha dato un lavoro. Riconoscenza che alle volte è mancata a chi, sulla manodopera a basso costo, ha costruito le sue fortune…

 

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