Tutto bene, cio’ che finisce bene. Grazie allo Stato che pero’ dimentica i Maro’

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La liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite da uno dei tanti gruppi islamici, mentre portavano aiuti umanitari in Siria. 

Dal titolo, copiato da una commedia di William Shakespeare, il lettore avrà già capito che mi riferisco alla liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite da uno dei tanti gruppi islamici, mentre portavano aiuti umanitari in Siria. La televisione ci ha mostrato le immagini delle due sorridenti ragazze che hanno posto l’accento sul fatto di essere state trattate bene. In effetti, e non per fare una facile ironia, dopo sei mesi di prigionia in un’area dove i viveri scarseggiano, il viso delle due ragazze non mostra alcun segno di patimento, se messo a confronto con altre foto in cui le due cooperatrici sfilano in corteo per la salvezza della Siria dal cattivo dittatore di turno, il bieco Bashar al-Assad. A prescindere dalla vicenda, che ha notevoli buchi neri, la verità su quanto accaduto si saprà come solito alla scadenza che verrà apposta sul fascicolo segreto di stato della vicenda. Quindi, la mia generazione sarà già morta e sepolta e quella successiva sarà troppo impegnata a fare quadrare il pranzo con la cena. Però, ci sia almeno risparmiato il loro sfilare nei tanti talk show, magari a pagamento, che le televisioni ci propinano al pomeriggio e la sera. Ci venga anche risparmiato il loro libro di memorie. Se proprio non si potesse fare a meno di tutto ciò, auguriamoci che almeno le due “crocerossine” contribuiscano, con gli eventuali compensi, a rimborsare il salato riscatto (si parla di 12 milioni di euro), se riscatto è stato pagato, per la loro liberazione. Da genitore aggiungo, che avrei fatto di tutto per riportare a casa il figlio o la figlia da quella situazione. Ma aggiungo, anche, che una volta rientrati sani e salvi avrei dato loro tanti scapaccioni. Portare aiuti umanitari, in zona di guerra, non è uno scherzo. Si corrono dei rischi e capita anche di lasciarci la pelle. L’Italia ha altri precedenti: uno fra tutti quello di Kindu, località che si trova nella Repubblica Democratica del Congo ex Congo Belga, in cui l’11 o il 12 novembre 1961, 13 militari dell’aviazione italiana, mentre portavano aiuti umanitari e senza armi, furono sequestrati, picchiati a sangue, uccisi a raffiche di mitra e poi fatti a pezzi con i machete, da uno dei tanti gruppi di ribelli che si contendevano il potere dopo la decolonizzazione di quella nazione. Andare in zona di guerra con soldi, ma anche solo con viveri o medicinali, senza scorta, credo che sia la cosa più incosciente, ma bisognerebbe usare altre parole, che si possa fare. Speriamo che quanto accaduto sia di monito a eventuali altri giovani che spinti, si da pur buoni sentimenti e altissimi ideali, non si vadano a mettere nei guai. Purtroppo, credo che quest’appello non servirà a niente.

Terminiamo accennando alla prossima elezione del sedicesimo capo dello Stato, ricordando che l’Italia ha avuto, dalla sua costituzione, 4 re e 11 presidenti. Lo dico, anticipando eventuali critiche, di non sapere contare. Mi rivolgo ai politici: cercate di eleggere una persona che ci rappresenti veramente tutti. Principalmente, evitiamo politici trombati che, per di più, hanno già pensioni d’oro.

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