Tubercolosi ed extracomunitari a Bologna

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Negli ultimi dieci anni si è verificato un aumento di incidenza della Tubercolosi (TB) nei paesi industrializzati. Negli USA questo incremento è stato attribuito soprattutto alla comitante diffusione del virus HIV ed alla riduzione degli stanziamenti sanitari per le classi sociali più povere, mentre in Europa, ed in Italia in particolare, sembra correlato all’immigrazione da paesi ad alta endemlatubercolare. Sono stati esaminati i ricoveri nella Divisione Tisiatrica dell’ospedale Belluria di Bologna tra il 1989 e il 1993: in questo periodo gli extracomunitari hano rappresentato il 18.3% dei ricoveri totali, con una puntata massima del 17% nel 1991. Si è trattato in gran parte di giovani uomini provenienti soprattutto dai paesi del Magreb, dall’Africa sub-Sahariana e dal Pakistan; sono prevalenti le localizzazioni polmonari, specie di tipo nodulare, mentre tra le TB extrapolmonari sono più numerose le linfondali e peluriche, specie nei pazienti Pakistani e Filippini. La lunga durata dei ricoveri degli stessi è attribuibile sia alla gravità dei quadri clinici, che ai problemi sociali ed assistenziali che ne impediscono di fatto le tempestive dimissioni. Per prevenire efficacemente il diffondersi del contagio sarebbe opportuno che gli immigrati dei paesi ad alta endemia tubercolare fossero controllati con un radiogramma del torace ed una “Mantoux” al loro ingresso in Italia, e che fosse possibile assicurare gratuitamente la terapia antitubercolare e l’assistenza medica anche gli immigrati “clandestini”. La tubercolosi non va sottovalutata, è ancora tutt’oggi una malattia endemica nei paesi in via di sviluppo, ove rappresenta una delle principali cause di morte: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1992 i casi di TB nel mondo sono stati circa 8 milioni, con una mortalità di 3 milioni, mentre oltre un miliardo e mezzo di persone sono cutipositive alla tubercolina. E non si prevede un sostanziale miglioramento nei prossimi 20 anni, ma addirittura un aumento dei casi di malattia in alcune regioni della terra, come l’Africa. Ora, benché la TB sia una malattia soggetta a denuncia obbligatoria, in Italia il numero delle notifiche è molto al di sotto della sua reale incidenza, che, secondo stime prudenti è di 28 ogni 100.000, ovvero quasi 20.000 nuovi casi all’anno, di cui circa la metà bacilliferi e contagiosi. A Bologna l’incidenza della TB polmonare si è ridotta progressivamente fino al 1986, anno in cui si è verificata un’inversione di tendenza, passando dai 21 casi del 1988 al 43 del 1989. Le ragioni dell’aumento in Italia sono state attribuite a numerosi fattoria, tra i quali:

-aumento del flusso migratorio dai paesi in via di sviluppo ed aumento in genere degli spostamenti della popolazione in queste aree.

-incremento dei gruppi a rischio, come soggetti senza fissa dimora, rifugiati, minoranze etniche, anziani ospiti di case di riposo o di Istituti per lungodegenti ecc.

esaminando le denunce di TB polmonare giunte all’Ufficio di Igiene di Bologna nel 1992 si riscontra che nella nostra città è risultata rara l’associazione tra TB e AIDS: solo tre casi di TB tra i 96 pazienti affetti da HIV al momento della rilevazione, mentre gli extracomunitari residenti rappresentano il 7.6% dei casi di TB denunciati ed il 13.5% se consideriamo gli extracomunitari domiciliati. Ma parlare di tubercolosi negli extracomunitari residenti in Italia è difficile innanzitutto perché non si conosce esattamente il loro numero. I dati per il 1988 variabili tra 824.00 e 1.060.000, appaiono fortemente sottolineati e si calcola che la quota dei clandestini corrisponda circa al 40% di quelli regolarmente denunciati. Visto che il periodo più pericoloso per l’insorgenza della malattia corrisponde all’arrivo in Italia, sarebbe razionale approvare un programma nazionale di sorveglianza peri neo-immigrati che oltre a proteggere del contagio tutta la popolazione permetterebbe una diagnosi precoce ed un risparmio anche economico, sulle cure necessarie. A tal proposito va ricordato che la durata media del ricovero degli stranieri è di oltre 40 giorni, sia per le forme polmonari che per quelle extrapolmonari, rispetto ad una media totale del reparto compresa tra i 28 giorni del 1990 ed i 24 giorni del 1993

 

Articolo pubblicato sulla stampa nazionale nel 1996 

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