Troppo avventurismo, troppi conflitti di interessi impediscono il dialogo.

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Angelo d’Aiello è forse l’incarnazione dei giovani politici under 30. Lui, a 29 anni, è già stato segretario dei Ds locali e da venerdì è ufficialmente al suo secondo mandato come assessore.Ora si occupa di urbanistica e di lavori pubblici, ossia un punto di riferimento constante per il paese e il suo rilancio infrastrutturale.

Assessore, intanto complimenti. Militi nel principale partito politico italiano che a Finale ha radici profonde e ben radicate. Quanto hanno influito sulla tua crescita politica i vecchi politici? Proprio per le amministrative i Ds hanno deciso di ringiovanire la propria squadra, è arrivato il momento di iniziare una nuova fase?

 

A Finale in effetti i DS hanno operato, almeno per ciò che riguarda i ruoli istituzionali in Consiglio Comunale ed in Giunta, un rinnovamento profondo. Tuttavia attenzione…come i finalesi sanno, coloro che hanno sostituito la “vecchia guardia” si può dire che non sono lì per caso! Sia il sottoscritto che gli altri compagni coinvolti provengono da un percorso di almeno 10 anni di partecipazione diretta alla vita politica della nostra comunità. Se mi è permesso…nel nostro partito difficilmente si lascia spazio alle “invenzioni” o alle “avventure”, un po’ per necessità – cioè essendo una forza qui da noi legata da sempre al governo è automaticamente sviluppato un senso di responsabilità forte – un po’ perché c’è ancora una selezione dei cosiddetti “quadri”. Inoltre, proprio per la sotterranea ed inevitabile competizione generazionale, chi fa politica si confronta, è stimolato, lavora parecchio per formarsi, quindi si può dire che in fondo si cresce! Aggiungo che il rapporto tra le generazioni, all’interno della nostra organizzazione, è garantito dai meccanismi attraverso cui si formano le decisioni e gli indirizzi. Per capirci, nelle assemblee e negli incontri vari c’è l’occasione reale per il formarsi di un pensiero direi collettivo che gli esecutori, cioè in questo momento noi, portano avanti, quindi c’è sia dialettica che ascolto. C’è un altro aspetto poi, che possiamo definire psicologico, che è questo: la vera leadership, a tutti i livelli, non si esercita esclusivamente ricoprendo un ruolo, è legata alla percezione che il gruppo, la comunità ha dei soggetti cui affida l’incombenza delle decisioni. E questo titolo impalpabile lo si guadagna sul campo, col carattere, con le piccole e grandi battaglie, con le idee nuove, oltreche con la presenza e la competenza. Per concludere a Finale nei DS, e i risultati elettorali anche personali lo dimostrano, si è effettivamente aperta una fase nuova, frutto sia di scelte condivise che di forzature, ma l’affermazione reale e riconosciuta non è da considerarsi cosa acquisita…ognuno di noi a modo suo se la guadagnerà e, come sempre, sarà la gente a decretarlo.

 

Sei entrato nel partito appena maggiorenne e in breve ti hanno concesso fiducia in tanti. Cosa pensi che sia effettivamente cambiato in questi dieci anni all’interno dei Ds locali e provinciali?

 

In effetti sono stati 10 anni veloci ed intensi. Non vorrei deludere ma le pratiche in politica non cambiano tanto velocemente. Alcuni meccanismi mi pare si ripetano. Di nuovo, oltre a tante personalità, vedo nel mio partito il desiderio di coinvolgere competenze e professionalità, di entrar nel merito…per questo forse a volte siamo troppo tecnici e meno diretti, anche se ciò è segno di serietà. Vedo anche il tentativo di far partecipare, anche se magari con forme un po’ cristallizzate…non mi riferisco alle primarie dell’autunno scorso: quando penso alla partecipazione mi riferisco soprattutto a ciò che avviene in un partito tra un’elezione e l’altra! Sta lì la partecipazione che conta sulle scelte di governo, di indirizzo, di controllo, ma anche la partecipazione che ti fornisce idee e rappresentanza. Proprio dalla crisi di questa partecipazione sono nate tante esperienze nuove di coinvolgimento. In alcune realtà territoriali si lavora per coinvolgere. Noi a Finale ci proviamo. A volte riusciamo, a volte no. Sta lì il compito reale del partito. 

 

I giovani come te sono sempre più animati da una sfiducia sostanziale verso la politica: i partiti sembrano sempre più lontani dalla gente comune. Tanto per fare un esempio i comizi in piazza o le iniziative culturali sono in calo continuo.            Cosa si può fare per evitare un ulteriore picco di sfiducia?

 

Domanda difficile! Chi fa politica non è fuori dalla società civile: chi fa politica, specie a livello locale, ha una famiglia normale, un lavoro normale eccetera. Chiunque può interessarsi alla cosa pubblica, purchè sia disponibile a dedicare un po’ del proprio tempo libero a questo. Partirei dalle origini, ovvero dallo scopo della politica: il suo motivo è e rimane la città, la propria comunità. Chi fa politica vuole migliorare, cambiare, difendere, rivoluzionare, conservare la propria città con ciò che ci sta dentro. Per fare questo ora come da sempre c’è un solo modo, cioè uscire di casa, ritrovarsi con coloro che hanno grossomodo idee simili, organizzarsi, studiare il problema, affrontarlo, affrontare l’avversario che non la pensa così, rendere pubbliche le proprie idee, trovare consenso su di esse e così via. E’ una questione di volontà, prima di tutto! Poi c’è un altro aspetto, ovvero che se si comincia a fare politica o a seguirla non si parte da zero: ci sono i partiti, le associazioni, i giornali ecc…Gran parte di questi strumenti va rimodernata, è vero, se ne possono inventare, così come è vero che c’è un linguaggio da aggiornare, certe liturgie vanno abolite. È vero anche che bisogna organizzare iniziative culturali, far vivere la cultura politica non come storia sacra ma come invito alla discussione ed al dibattito. Su questo dobbiamo fare di più. Però il problema della sfiducia non può essere un alibi: a livello locali si può partecipare, le persone si conoscono, c’è trasparenza e se non c’è la si può chiedere…insomma, la politica e i partiti hanno grossi limiti, ma chi vuole darsi da fare può farlo.  Vorrei aggiungere questo: ho cominciato a 16 anni a scuola a fare politica perché cercavo prima di tutto un senso per me, ed il canale è stato la lettura e l’incazzatura per le cose intorno che non  andavano. Forse è da lì che un teenager trova la spinta…e di cose che fanno incazzare ce ne sono molte!

 

 

Passiamo al tuo lavoro di assessore. Dovrai confrontarti con una questione scoppiata dopo 10 anni di silenzio: la Cispadana. Arteria fondamentale per offrire ad artigiani ed industriali locali un contatto più veloce con la “civiltà”. Partendo dal presupposto che la strada è necessaria, va fatta un’analisi sulle finalità ultime: l’impatto ambientale in primis ma anche la necessità di provare a servire tutti i paesi della Bassa e quindi non costruendo soltanto due caselli a Finale e Mirandola.

 

Il progetto esecutivo “asse autostradale cispadano” ancora non l’ho visto, per ora si ragiona di tracciato, ovvero si valuta la compatibilità del vecchio tracciato con le esigenze-impatti della nuova impostazione. Oltre a questo si valutano i meccanismi di accesso del territorio a tale arteria. Partiamo però da un dato: la Cispadana come strada normale di collegamento, la cui costruzione sia legata ad esclusivi finanziamenti pubblici, è una chimera. Questo sia le istituzioni che il mondo economico – sindacati ed associazioni – lo sanno bene! È altrettanto ben noto, non solo nella Bassa ma anche a livello regionale, che tale strada è di vitale importanza per tutti (non a caso si parla di “corridoio cispadano”): dare uno sbocco al basso reggiano, modenese e all’alto ferrarese e, aspetto ancora più “macro”, costruire l’alternativa al nodo di Bologna per i traffici transeuropei nord-sud che attraversano l’Italia e per quelli est-ovest che hanno come punti di riferimento la Pianura Padana e i due porti di Ravenna e La Spezia. Quindi la Cispadana da Ferrara a Rolo-Reggiolo va fatta velocemente, coinvolgendo i privati che ci stanno, costruendo un’autostrada con tante opere accessorie che garantiscano l’accesso dai poli industriali sparsi del nostro territorio, con un impatto ambientale misurato,  con investimenti ambientali di ri-equilibrio, con anche un numero superiore a 2 di caselli, con aree nuove in cui si sviluppi la nostra economia oggi penalizzata dall’essere “ai margini”. Non dimentichiamo poi che sarà anche l’occasione per liberare dal traffico e quindi dall’inquinamento le altre strade. Personalmente ho questo approccio: non amo le visioni nostalgiche da micro-cosmo conservato e protetto tal quale sotto una campana di vetro. Credo che si possa andare avanti se nelle opportunità che si intravedono ci sia del progresso per tutti, per chi lavora, per chi fa lavorare, per chi studia, per i giovani. La Cispadana è questo, ed è per noi la sfida dei prossimi 10 anni.

 

Siamo a pochi giorni dall’ennesima chiamata alle urne: oltre a spiegarci la tua indicazione di voto, vorremo anche conoscere la tua opinione su un tour de force così intenso. A Finale si è votato in due mesi tre volte. La gente forse è anche stanca e non dà valore ad un istituto di democrazia qual è il voto.

 

Come Unione di centro-sinistra e come DS siamo in ballo per portare i cittadini alle urne a votare No al progetto di riforma costituzionale del precedente governo. Mercoledì sera faremo un’iniziativa all’ex-Corni con Mezzetti, Cons. Regionale, e Orlando, Avvocato e Cultore di Diritto Pubblico, dove cercheremo di entrare nel merito. Poi faremo volantinaggio e comunicazione su questo appuntamento. Personalmente sono impegnato, credo però sinceramente che fare un Referendum il 25-26 giugno sia un errore incredibile. La gente è stufa di politica: la campagna elettorale delle El. Politiche è stata lunghissima e pesante, già il mese successivo, alle El. Comunali, ho registrato tra gli amici e gli elettori di Finale un certo livello di saturazione. Penso a quei Comuni come il vicino Cento in cui c’è stato anche il ballottaggio..! Oggi quel livello di saturazione è totale. Poi, non per mischiare sacro e profano, siamo in piena estate, fa un caldo terribile, ci sono i mondiali: l’attenzione purtroppo è scarsa…vedo che anche il sindacato è mobilitato…che dire: faremo il possibile con la speranza che, tra la percentuale esigua di votanti al referendum, prevalgano i No. È stato un errore non fare l’election day, cioè unire in un’unica data diversi appuntamenti elettorali (e magari risparmiare anche delle risorse!). Tengo a motivare il mio personale impegno per il NO. 1. Credo nel federalismo, anche fiscale e nell’autonomia dei Comuni e delle Regioni, vedo però un proliferare dei costi e delle duplicazioni di competenze insite nella riforma proposta dalla destra e dalla Lega: ci vuole ordine nei livelli istituzionali per far funzionare bene la macchina pubblica! 2. Una revisione della Costituzione è necessaria come per tutte le cose: siamo sicuri però che nel Paese ci sia quel sufficiente spirito costituente necessario per rivedere la Carta fondante…non lo so…c’è bisogno di un clima diverso, di un approccio diverso e non “quotidiano”, c’è bisogno di costruire un opera che valga per i prossimi decenni…

 

Sei laureato in filosofia: c’è un filosofo che più di altri ha influito nella tua formazione politica?

 

Ho letto e amato tanti filosofi, antichi moderni e contemporanei…per la verità tento ancora di andare avanti con la lettura! In assoluto però è Hegel quello che più mi ha dato strumenti intellettuali per guardare – nel mio piccolo intendiamoci – le cose del modo…La sua logica; la sua idea di dialettica; la sua idea di realtà come riserva di impulsi in potenza di trasformazione e superamento dello status quo, quindi idea progressista delle cose; la sua idea dello Stato come luogo di coincidenza di individuale e generale; la sua idea dei corpi intermedi della società  come luogo del progresso in quanto luogo del conflitto; la sua alta idea del lavoro come momento per l’uomo di costruzione di sé e del mondo ma anche come acquisizione degli strumenti di libertà. Hegel, pensatore tedesco borghese idealista e anche un po’ conservatore, a cavallo tra ‘700 e ‘800, ha in realtà ispirato gli strumenti concettuali del “cambiamento”. Aggiungo Foucalt, filosofo francese del ‘900 morto pochi anni fa: ho studiato e amato molto le sue idee di micro-storia e di decostruzione del potere da cui è nata la definizione di “biopolitica” a mio parere molto calzante come chiave di lettura delle strutture profonde e complesse del potere in senso ampio.

 

Come Ds siete chiamati nei prossimi cinque anni di Governo Prodi a dettare le linee guida del paese, ma le sensibilità all’interno della maggioranza (su tanti argomenti come politica estera ed infrastru
tture) sono molto eterogenee. Prodi può durare cinque anni oppure i famosi rimpasti di Governo sono indispensabili

.

 Le differenze tra le forze politiche sono tante e sicuramente, una volta superato l’antiberlusconismo ci sarà da ripensare un collante che motivi lo stare insieme. Però c’è un programma da seguire, se il governo sarà fedele agli impegni ed agli accordi sottoscritti potrà durare. Inoltre penso che i problemi della società italiana, in particolare dei giovani e delle famiglie dei lavoratori sono così gravi che ci vuole senso di responsabilità per rimanere uniti. La classe dirigente del centro-sinistra deve dimostrare questo senso di responsabilità, discutere sì ma trovare i giusti accordi. Sarà faticoso ma è l’unica strada.

 

Se dovessi scegliere un argomento su cui la maggioranza non potrà mai andare d’accordo quale individueresti? E quale invece potrebbe essere quello che vi potrebbe portare ad avere una visione comune con il centrodestra?

 

Distinguiamo subito tra centro-destra e Berlusconi. Credo che se l’ex premier dovesse uscire di scena potranno esserci i margini politici per alcuni provvedimenti largamente condivisi: infrastrutture, tutela del credito, concorrenza, ricerca. Forse anche sull’Europa, se i successori di Berlusconi dovessero superare l’idea un po’ “sordiana” di americanismo. Finchè c’è l’attuale leader di FI vedo impossibile ed infruttuoso ricercare il dialogo, troppe anomalie, troppo avventurismo e cultura non istituzionale, troppi conflitti di interessi impediscono il dialogo. Per quanto riguarda casa nostra, il centro-sinistra, di materie conflittuali se ne possono individuare diverse. Guardandomi intorno da DS ne vedo 2 grosse: 1. l’idea di sviluppo economico e di come promuoverlo così diversa tra l’area Ulivo e Verdi-RC; 2. il tema confessionale che torna centrale nell’agenda politica delle forze politiche cattoliche (Margherita) con la conseguente visione delle istituzioni condizionate da quell’orientamento religioso.

 

 

 

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