Troppi colpevoli per il delitto Moro!

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Il delitto Moro in questo senso fu un delitto di stato, perché molti lo desiderarono, qualcuno lo aiutò, qualcun altro si girò dall’altra parte e troppi lasciarono fare; anche in questo caso la verità giudiziaria è soltanto parziale. La verità politica e della storia sono ancora da scrivere perché non basta guardare all’Italia, ma al mondo intero.

 


Non solo i brigatisti autori del massacro della scorta e poi della prigionia con la barbara esecuzione finale, che mai si sono pentiti e non hanno raccontato la verità; non solo i loro fiancheggiatori che sapevano e hanno taciuto per vicinanza ideologica od omertà; non sono meno colpevoli della morte di Aldo Moro i politici, i militari, i servizi segreti, i magistrati che sono venuti a conoscere la verità e hanno taciuto.

 

Ancora oggi nulla si sa dei mandanti e di chi ha depistato, ritardato, coperto pagine intere di un evento che rischiò di mandare all’aria la fragile democrazia italiana, così che restano dubbi su troppi scenari, con la probabilità che ognuno di essi contenga una parte di verità: il possibile coinvolgimento della P2 di Gelli e dei servizi segreti: il colonnello Guglielmi del Sismi presente sul ruolo dell’agguato; le macchine a stampa usate dalle Br che erano precedentemente di proprietà del Sismi e del Ministero dei Trasporti; l’appartamento di Via Gradoli abitato da uomini del Sismi e l’appartamento coinvolto fu saltato durante la perquisizione dei carabinieri ‘perché vuoto’.

 

Si è parlato di terrorismo internazionale, di Urss, degli Usa.

 

A proposito degli americani, di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta, la moglie dichiarò che Moro si sentì dire durante un incontro: “”Onorevole, lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo Paese a collaborare direttamente. Qui, o lei smette di fare questa cosa, o lei la pagherà cara. Veda lei come la vuole intendere””».

 

Steve Pieczenik dei servizi segreti Usa dichiarò che il suo compito era di “manipolare alla distanza i terroristi italiani così da far in modo che le BR uccidessero Moro a ogni costo”.

 

Un ruolo lo ha avuto anche l’ambiente della Banda della Magliana, con un falso comunicato che le Br interpretarono come le fine delle trattative con lo stato.

 

Troppi potenti nel mondo, politici e finanzieri, si sentivano minacciati da un coinvolgimento del Pci nel governo dell’Italia, per cui non sarà mai possibile restringere il campo dei sospetti.

 

Il problema parve essere a lungo il sì o il no alla trattativa; io, oggi come allora, rimango della convinzione che fosse impossibile mettersi ad un tavolo alla pari, casomai scambiando dei prigionieri, ma ogni tentativo di dialogare doveva essere tentato, come del resto si fa in ogni evento con ostaggi.

 

In realtà il problema fu che l’economia e la finanza avevano bisogno dei blocchi e Moro rappresentava uno capace di costruire un ponte fra le parti; non ci fu poi l’attentato a Giovanni Paolo II, soltanto tre anni dopo? Non si impegnarono le Br ad eliminare i portatori di dialogo e gli attentati neri non servirono a frenare quel dialogo?

 

Il delitto Moro in questo senso fu un delitto di stato, perché molti lo desiderarono, qualcuno lo aiutò, qualcun altro si girò dall’altra parte e troppi lasciarono fare; anche in questo caso la verità giudiziaria è soltanto parziale. La verità politica e della storia sono ancora da scrivere perché non basta guardare all’Italia, ma al mondo intero.

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