Troppe discriminazioni della maternita’ nel mondo del lavoro.

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Chi e’ responsabile di quegli aborti?

 

Mentre siamo ormai prossimi alla festa della donna, le cronache di questi giorni ci dicono che il mondo del lavoro si manifesta sempre più come un luogo pericoloso per le mamme, intensificando scelte e comportamenti di vera e propria discriminazione verso le donne incinte e con bimbi piccoli.

E’ discriminatorio costringere una donna incinta o che rientra dalla maternità alle dimissioni. Invece si tratta di una pratica ancora molto diffusa, come ci raccontava “Anna”, una mamma da noi incontrata:

 “Quando ho comunicato ai miei datori di lavoro di essere incinta, mi hanno risposto: “Noi ti avevamo assunto perché avevi dei figli già grandi, non ci aspettavamo questa gravidanza; ora ti lasciamo a casa!”

Allora mi hanno fatto vedere una lettera di dimissioni dove c’era già la mia firma.

Evidentemente quella firma l’avevo fatta io al momento dell’assunzione: in quell’occasione infatti mi avevano dato molte carte da firmare, e io non ho fatto caso a cosa c’era scritto su ognuno dei fogli.”

A questo proposito in questi giorni diversi tra noi stanno sottoscrivendo l’appello contro le dimissioni in bianco promosso in questi giorni dalla Campagna “188 firme per la 188”.

E’ discriminatorio stabilire per contratto che la gravidanza possa essere motivo di risoluzione del rapporto di collaborazione, come è emerso di recente a livello nazionale che avviene per i collaboratori della Rai. Ma probabilmente anche in altri posti più vicini a noi.

Chi ha questi contratti vive anche solo l’idea di una gravidanza con vero terrore. E se la donna resta incinta, in questi casi deve scegliere tra la perdita del lavoro e l’aborto! Ma chi sarebbe il responsabile ultimo di quell’omicidio? Diceva giustamente don Oreste Benzi: “L’aborto non è mai una scelta libera delle donne, ma forzata dalle circostanze.”

E’ necessario che venga introdotto nel nostro sistema giudiziario il reato di induzione all’aborto, in modo che i datori che licenziano donne incinte o risolvono i contratti possano essere denunciati per il loro comportamento che spinge le donne a considerare i loro figli come un peso e a privarsene.

E’ discriminatorio l’accordo in corso di contrattazione alla Maserati, in cui a differenza del passato le assenze per maternità e cura vengono conteggiate ai fini del raggiungimento del premio aziendale di presenza. Come se assentarsi dal lavoro per accudire il proprio piccolo fosse un lusso e non una necessità.

In conclusione un mondo del lavoro che si accanisce contro la mamma e il suo bambino, e anziché sostenere la donna in un momento così delicato, la grava di pesi ulteriori.

Non si riusciranno a ridurre gli aborti se anche il mondo del lavoro non valorizza le donne incinte e le neomamme anziché discriminarle.

La maternità va valorizzata, perché è il nostro futuro. A chi lasceremo tutte le creazioni del nostro mondo produttivo, se non avremo figli a cui affidarle?

Già alcuni imprenditori sensibili aprono strade nuove. Alcuni hanno assunto o dato la disponibilità ad assumere donne incinte perché esse fossero incoraggiate ad accogliere il loro piccolo.

Chiediamo a tutte le forze politiche, datoriali e sindacali di intervenire per promuovere invece comportamenti virtuosi, come sgravi o punteggi aggiuntivi nelle gare per le imprese che assumono queste persone. Come diceva don Milani, non è giusto fare parti uguali tra disuguali, occorre dare di più a chi più ha bisogno.

 

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII – Servizio Maternità Difficile e Vita

Federazione regionale dei Movimenti per la Vita dell’Emilia-Romagna

 

Per contatti e ulteriori informazioni:

Paola Dalmonte 347.4496412

Andrea Mazzi 348-2612771

Antonella Diegoli 340-2789159

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