TRIBUNA APERTA (a tutti)

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Riserviamo questo spazio agli aggiornamenti o ai contributi di contenuto politico che solitamente e impropriamente vengono dirottati su Agorà: articoli di E.Salemme + Cittadini scontenti + Sarpedonte + Paziente inglese + Emanuela

Filari di biciclette abbandonate e rotte……

La recente campagna di comunicazione del Comune di Modena per togliere le biciclette abbandonate e rotte dai parcheggi cittadini è rimasta a metà. Girando per la città, si vedono rottami con il cartellino di avviso comunale che comunica al proprietario che la sua bicicletta verrà tolta dal parcheggio, gli avvisi oramai sono stati messi oltre un mese fa. Il degrado è ben visibile nel parcheggio antistante la stazione ferroviaria in Piazza Dante dove sono decine le biciclette abbandonate e da rimuovere, è una discarica non autorizzata!! E’ significativo il non impegno di 2 Cento stazioni””- vedi il comunicato del 13 marzo 2006- dove la Società si era impegnata con un investimento di 350.000 euro per qualificare la stazione ferroviaria, nella realtà piove sui marciapiedi, sono rotte – da anni- le calate delle pensiline,piove nei sotto passi e la presentazione per i viaggiatori è complessivamente di qualità scadente. Si poteva fare meglio con 350.000 euro?

Emilio Salemme

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11 giugno 08

A titolo informativo,considerando che la vicenda riguarda l’interesse comune, trasmetto alla redazione di Bice la risposta del Comune di Modena relativa alle Biciclette abbandonate.

Emilio Salemme   

 

(Martedì 10 giugno 2008

Gentile sig. Salemme,

riscontro la sua segnalazione all’URP del 10 giugno nella quale evidenzia il ritardo con cui stiamo procedendo alla rimozione delle biciclette rotte, dopo averne adeguatamente avvisato i proprietari.

In effetti, l’avvio dell’iniziativa (marzo 2008) ha messo in rilievo la

difficoltà di coordinare Polizia Municipale e Cooperativa Oltre il Blu, braccio operativo del Comune per la rimozione delle bici rotte. Ciò a causa dei numerosi impegni della Polizia Municipale.

E’ inoltre emerso che 20 giorni di durata minima dell’avviso sono certamente troppi, bastandone meno.

Dopo i primi interventi, che hanno comportato da marzo  la collocazione di circa100 avvisi e oltre 50 rimozioni effettive (altrettante sono in scadenza), abbiamo deciso di modificare il Regolamento specifico, dando la possibilità alla cooperativa di installare gli avvisi in autonomia e di ridurre il tempo minimo di attesa a 10 giorni. La rimozione avverrebbe invece sempre alla presenza della PM In tal modo, contiamo di contemperare il rispetto per la proprietà privata e l’esigenza di una maggiore efficacia dei nostri interventi.

Per quanto riguarda invece l’intervento della società ferroviaria nella manutenzione della stazione di Modena, occorre rivolgersi agli interessati per avere la tempistica delle manutenzioni cui fa riferimento nella sua e-mail.

La ringrazio per la sua attenzione e la sua segnalazione e la saluto cordialmente.

 

Giuseppe Marano)  

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COLONNINE CERCASI

Che fine ha fatto la nostra richiesta di installare colonnine a protezione dei marciapiedi?

Ormai da parecchio tempo, e  anche in occasione del Bilancio partecipativo, dove alcuni di noi erano presenti, abbiamo formulato la richiesta all’Amministrazione di installare colonnine a protezione dei marciapiedi lungo Viale Mazzoni.

In questo viale, in particolare di fronte al Pakistan Kebab, al Bar-Ristorante Glamour e al Phone Center, non vi è orario in cui non vengano parcheggiati mezzi di ogni tipo sui marciapiedi che, oltre ad averli  rovinati, spesso rendono difficoltoso o impossibile il passaggio ai pedoni con maggiori difficoltà deambulatorie, costringendoli ad avventurarsi per strada.

Questo naturalmente accade perché, nonostante tutto avvenga sotto l’occhio della telecamera
posta all’incrocio con Via Dell’Abate, raramente la Polizia Municipale sanziona i trasgressori.

Siamo molto felici per i lavori di ripavimentazione del piazzale del Tempio coi quali si è anche provveduto ad installare colonnine e paracarri a protezione dello stesso per evitare il parcheggio selvaggio di automezzi a ridosso della Chiesa.

Lo saremmo ancora di più se l’Assessore Guerzoni, esaudisse finalmente anche le nostre richieste, dopo quelle dei residenti di Via Bonasi e della Parrocchia: risparmierebbe parecchio lavoro ai centralinisti del Comando di Via Galilei e alle pattuglie della Polizia Municipale, lasciandole libere di espletare funzioni più importanti per la città.

E magari, oltre ad installare le colonnine richieste, non sarebbe male che Guerzoni facesse anche controllare quelle pochissime presenti: si accorgerebbe che una di esse è stata quasi divelta.

Forse a qualcuno interesserà poco, ma difficilmente presenzieremo di nuovo a iniziative del tipo del Bilancio partecipativo se il nostro sforzo propositivo si rivelerà inutile.

 

Cittadini modenesi scontenti

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Cronache di tutti giorni:  

 

1)Una coppia di piccoli imprenditori veneti, lui e la fidanzata, convincono il loro unico dipendente, un giovane rumeno, a stipulare una assicurazione sulla vita facendogli credere che architetteranno una sua finta sparizione per frodare la compagnia assicurativa e spartirsi i 900mila euro del premio. Il povero gonzo abbocca e già pregusta il ritorno in patria da ricco, ma la coppia diabolica aveva già pianificato il tutto da un anno e il rumeno doveva scomparire veramente: chi mai avrebbe indagato sull’apparente suicidio di un rumeno ? Così è stato, il poveretto, dopo esser stato narcotizzato, è stato dato alle fiamme nella campagna veronese. Scusate se insisto sul tasto, ma oggi leggo che il protagonista principale dell’orrenda vicenda nonchè ideatore dell’omicidio-truffa non era nativo di Verona, ma di Bitonto, provincia di Bari.

 

2) Rapina sull’autostrada A4 tra Milano e Brescia, sei automobili fatte esplodere per rapinare un furgone valori. Chi è stato ??!!?? Un commando formato da una decina di giostrai Sinti o Slavi, e non era certo il primo colpo per questa banda di protagonisti super-armati e super-attrezzati. Pensate che hanno ideato uno strumento, il FLEX, una specie di flessibile al quale viene applicata una sega circolare al widiam in grado di tagliare le lamiere blindate. Lo dicevano che certe etnie erano pratiche nell’uso dei metalli e degli attrezzi, e noi che insistiamo a dire che sono nullafacenti ! Chissà in quale campo nomadi o microarea sono fuggiti dopo a spartirsi il bottino! Come ben sapete adesso, povera gente, devono pagarsi anche le bollette di luce e acqua, mica possono farlo con solo le elemosine e quello che racimolano dalla vendita del rame ( metallo che, notoriamente, si trova disperso in ogni luogo ).

 

SARPEDONTE

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Raccolta differenziata a FORMIGINE: ancora un passo avanti!?!

Il 2007 si è chiuso con un nuovo balzo in avanti per la raccolta differenziata a Formigine, che ha raggiunto il 51,5% come si desume dalla comunicazione dei risultati complessivi della gestione rifiuti assestati e definitivi, inviata dalla Provincia di Modena a tutti i Comuni. Per Formigine è un ulteriore miglioramento rispetto alla percentuale del 2006, quando la raccolta differenziata si assestò sul 50,9%.

I rifiuti prodotti dai formiginesi nel 2007 sono stati pari a 19.517 tonnellate di cui 10.056 raccolte in modo differenziato ed avviate al ciclo di recupero; da sottolineare i 60 Kg. di carta e cartone raccolti in modo differenziato da ogni cittadino, i 110 Kg. di verde e organico, i 50 Kg. di vetro.

Questo il comunicato dell’Amministrazione comunale. ALLORA… supponendo che i calcoli sulla raccolta differenziata pro-capite siano stati fatti in base alla totalità della popolazione del capoluogo e delle frazioni, viene spontaneo chiedersi: a) dove sono finite le mille946 tonnellate di carta e cartone ? ( 60 kg. pro capite ) Sono state vendute ad una cartiera e se sì quale, o sono state avviate all’inceneritore? b) dove sono finite le mille622 tonnellate di vetro ? (50kg. a testa) sono andate a innalzare le montagne di cocci a San Cesario ( che incombono ormai sull’autostrada ), sono state utilizzate come sottofondo stradale, sono state vendute all’industria ceramica o sono finite in qualche discarica di inerti? Perchè parlare solo dei risultati della raccolta ? Parliamo di tutto il ciclo del riciclato, perchè è questa la parte che non viene spiegata ai cittadini che affrontano l’impegno ed i sacrifici ! C’è un effettivo recupero che possa quindi dare introiti diretti o indiretti sulle materie prime risparmiat
e? Qual’è il ritorno in euro per i cittadini impegnati nel porta a porta? Rispondere, grazie.

Sarpedonte

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Don Milani, chi era costui?

 

Mi inserisco nella diatriba in corso tra il direttore di Bice A. Broglia, M.Cavallini e Sarpedonte che ruota attorno alla figura di Don Lorenzo Milani citato nelle note dell’articolo “Fin che la barca va”

Mi chiedo , visto lo stato di analfabetismo culturale  che coinvolge addirittura aspiranti magistrati, mi chiedo se proprio tutti i lettori di Bice sono tenuti a conoscere il pensiero di Don Milani.

Per questo motivo, mi permetto di sottoporre alcuni stralci presi da una  sua lettera di difesa inviati ai Giudici, dalla quale si evincono facilmente alcuni fondamenti del suo pensiero.

Propongo questo mio  minuscolo contributo perché altri possano intervenire alla stimolante e avvincente scambio di idee tra il Broglia e il Cavallini  circa le idee di don Dilani

 

Paziente inglese

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Lettera ai giudici

Barbiana, 18 ottobre 1965

di don Lorenzo Milani

“Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. (Gv 3,17)

Signori Giudici,vi metto qui per scritto quello che avrei detto volentieri in aula. Non sarà infatti facile ch’io possa venire a Roma perché sono da tempo malato. Allego un certificato medico e vi prego di procedere in mia assenza. La malattia è l’unico motivo per cui non vengo. Ci tengo a precisarlo perché dai tempi di Porta Pia i preti italiani sono sospettati di avere poco rispetto per lo Stato. E questa è proprio l’accusa che mi si fa in questo processo. Ma esso non è fondata per moltissimi miei confratelli e in nessun modo per me. Vi spiegherò anzi quanto mi stia a cuore imprimere nei miei ragazzi il senso della legge e il rispetto per i tribunali degli uomini.(…)

 Verrò ora ai motivi per cui ho sentito il dovere di scrivere la lettera incriminata. Ma vi occorrerà prima sapere come mai oltre che parroco io sia anche maestro. La mia è una parrocchia di montagna. Quando ci arrivai c’era solo una scuola elementare. Cinque classi in un’aula sola. I ragazzi uscivano dalla quinta semianalfabeti e andavano a lavorare. Timidi e disprezzati. Decisi allora che avrei speso la mia vita di parroco per la loro elevazione civile e non solo religiosa. Così da undici anni in qua, la più gran parte del mio ministero consiste in una scuola. Quelli che stanno in città usano meravigliarsi del suo orario. Dodici ore al giorno. 365 giorni l’anno. Prima che arrivassi io i ragazzi facevano lo stesso orario (e in più tanta fatica) per procurare lana e cacio a quelli che stanno in città. Nessun
o aveva da ridire. Ora che quell’orario glielo faccio fare a scuola dicono che li sacrifico. La questione appartiene a questo processo solo perché vi sarebbe difficile capire il mio modo di argomentare se non sapete che i ragazzi vivono praticamente con me. Riceviamo le visite insieme Leggiamo insieme: i libri, il giornale, la posta. Scriviamo insieme.

Eravamo come sempre insieme quando un amico ci portò il ritaglio di un giornale. Si presentava come un “”Comunicato dei cappellani militari in congedo della regione toscana””. Più tardi abbiamo saputo che già questa dizione è scorretta. Solo 20 di essi erano presenti alla riunione su un totale di 120. Non ho potuto appurare quanti fossero stati avvertiti. Personalmente ne conosco uno solo: don Vittorio Vacchiano, pievano di Vicchio. Mi ha dichiarato che non è stato invitato e che è sdegnato della sostanza e della forma del comunicato.(…)

 

Ora io sedevo davanti ai miei ragazzi nella mia duplice veste di maestro e di sacerdote e loro mi guardavano sdegnati e appassionati. Un sacerdote che ingiuria un carcerato ha sempre torto. Tanto più se ingiuria chi è in carcere per un ideale. Non avevo bisogno di far notare queste cos ai miei ragazzi. Le avevano già intuite. E avevano anche intuito che ero ormai impegnato a dar loro una lezione di vita.(…)

 

Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “”I care””. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “”Me ne importa, mi sta a cuore”” il contrario esatto del motto fascista “”Me ne frego””. Quando quel comunicato era arrivato a noi era già vecchio di una settimana. Si seppe che nè le autorità civili, nè quelle religiose avevano reagito. Allora abbiamo reagito noi.

Una scuola austera come la nostra, che non conosce ricreazione ne vacanze, ha tanto tempo a disposizione per pensare e studiare. Ha perciò il diritto e il dovere di dire le cose che altri non dice. È l’unica ricreazione che concedo ai miei ragazzi. Abbiamo dunque preso i nostri libri di storia (utili testi di scuola media, non monografie da specialisti) e siamo riandati cento anni di storia italiana in cerca d’una “”guerra giusta””. D’una guerra cioè che fosse in regola con l’articolo 11 della Costituzione. Non è colpa nostra se non l’abbiamo trovata. Da quel giorno a oggi abbiamo avuto molti dispiaceri: ci sono arrivate decine di lettere anonime di ingiurie e di minacce firmate solo con la svastica o col fascio. Siamo stati feriti da alcuni giornalisti con “”interviste”” piene di falsità. Da altri con incredibili illazioni tratte da quelle “”interviste”” senza curarsi di controllarne la serietà. Siamo stati poco compresi dal nostro stesso Arcivescovo (Lettera al Clero 14-4 1965). La nostra lettera è stata incriminata. (…)

 

Una di queste conquiste morali e sociali è l’articolo 11: “”L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli””. Voi giuristi dite che le leggi si riferiscono solo al futuro, ma noi gente della strada diciamo che la parola ripudia è molto più ricca di significato, abbraccia il passato e il futuro. È un invito a buttare tutto all’aria: all’aria buona. La storia come la insegnavano a noi e il concetto di obbedienza militare assoluta come la insegnano ancora. Mi scuserete se su questo punto mi devo dilungare, ma il Pubblico Ministero ha interpretato come apologia della disobbedienza una lettera che è una scorsa su cento anni di storia alla luce del verbo ripudia. È dalla premessa di come si giudicano quelle guerre che segue se si dovrà o no obbedire nelle guerre future. Quando andavamo a scuola noi i nostri maestri, Dio li perdoni, ci avevano cosi bassamente ingannati. Alcuni poverini ci credevano davvero ci ingannavano perché erano a loro volta ingannati. Altri sapevano di ingannarci, ma avevano paura. I più erano forse solo dei superficiali. A sentir loro tutte le guerre erano “”per la Patria”. Esaminiamo ora quattro tipi di guerra che “”per la Patria”” non erano. I nostri maestri si dimenticavano di farci notare una cosa lapalissiana e cioè che gli eserciti marciano agli ordini della classe dominante. In Italia fino al 1880 aveva diritto di voto solo il 2 % della popolazione. Fino al 1909 il 7%. Nel 1913 ebbe diritto di voto il 23%, ma solo la metà lo seppe o lo volle usare. Dal ’22 al ’45 il certificato elettorale non arrivo più a nessuno, ma arrivarono a tutti le cartoline di chiamata per tre guerre spaventose. Oggi di diritto il suffragio è universale, ma la Costituzione (articolo 3) ci avvertiva nel ’47 con sconcertante sincerità che i lavoratori erano di fatto esclusi dalle leve del potere. Siccome non è stata chiesta la revisione di quell’articolo è lecito pensare (e io lo penso) che esso descriva una situazione non ancora superata. Allora è ufficialmente riconosciuto che i contadini e gli operai, cioè la gran massa del popolo italiano, non è mai stata al potere. Allora l’esercito ha marciato solo agli ordini di una classe ristretta. Del resto ne porta ancora il marchio: il servizio di leva è compreso con 93.000 lire al mese per i figli dei ricchi e con 4.500 lire al mese per i figli dei poveri, essi non mangiano lo stesso rancio alla stessa mensa, i figli dei ricchi sono serviti da un attendente figlio di poveri. Allora l’esercito non ha mai o quasi mai rappresentato la Patria nella sua totalità e nella sua eguaglianza. Del resto in quante guerre della storia gli eserciti han rappresentato la Patria? Forse quello che difese la Francia durante la Rivoluzione. Ma non certo quello di Napoleone in Russia. Forse l’esercito inglese dopo Dunkerque. Ma non certo l’esercito inglese a Suez. Forse l’esercito russo a Stalingrado. Ma non certo l’esercito russo in Polonia. Forse l’esercito italiano al Piave. Ma non certo l’esercito italiano il 24 maggio. Ho a scuola esclusivamente figlioli di contadini e di operai. La luce elettrica a Barbiana è stata portata quindici giorni fa, ma le cartoline di precetto hanno cominciato a portarle a domicilio fin dal 1861. Non posso non avvertire i miei ragazzi che i loro infelici babbi han sofferto e fatto soffrire in guerra per difendere gli i
nteressi di una classe ristretta (di cui non facevano nemmeno parte!) non gli interessi della Patria. Anche la Patria è una creatura cioè qualcosa di meno di Dio, cioè un idolo se la si adora. Io penso che non si può dar la vita per qualcosa di meno di Dio. Ma se anche si dovesse concedere che si può dar la vita per l’idolo buono (la Patria), certo non si potrà concedere che si possa dar la vita per l’idolo cattivo (la speculazione degli industriali). Dar la vita per nulla è peggio ancora. I nostri maestri non ci dissero che nel ’66 l’Austria ci aveva offerto il Veneto gratis. Cioè che quei morti erano morti senza scopo. Che è mostruoso andare a morire è uccidere senza scopo. Se ci avessero detto meno bugie avremmo intravisto com’è complessa la verità. Come anche quella guerra, come ogni guerra, era composita dell’entusiasmo eroico di alcuni, dello sdegno eroico di altri, della delinquenza di altri ancora. Lo dico perché alcuni mi accusano di aver mancato di rispetto ai caduti. Non è vero. Ho rispetto per quelle infelici vittime. Proprio per questo mi parrebbe di offenderle se lodassi chi le ha mandate a morire e poi si è messo in salvo. Per esempio quel re che scappò a Brindisi con Badoglio e molti generali e nella fretta Si dimenticò perfino di lasciar gli ordini.(…)

 

Quando scrivevamo la lettera incriminata abbiamo visto che i nostri paletti di confine sono stati sempre in viaggio. E ciò che seguita a cambiar di posto secondo il capriccio delle fortune militari non può esser dogma di fede nè civile nè religiosa. Ci presentavano l’Impero come una gloria della Patria! Avevo 13 anni. Mi par oggi. Saltavo di gioia per l’Impero. I nostri maestri s’erano dimenticati di dirci che gli etiopici erano migliori di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini mentre loro non ci avevano fatto nulla. Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non so, preparava gli orrori di tre anni dopo. Preparava milioni di soldati obbedienti. Obbedienti agli ordini di Mussolini. Anzi, per esser più precisi, obbedienti agli ordini di Hitler. Cinquanta milioni di morti.E dopo esser stato così volgarmente mistificato dai miei maestri quando avevo 13 anni, ora che sono maestro io e ho davanti questi figlioli di 13 anni che amo, vorreste che non sentissi l’obbligo non solo morale (come dicevo nella prima parte di questa lettera), ma anche civico di demistificare tutto, compresa l’obbedienza militare come ce la insegnavano allora? Perseguite i maestri che dicono ancora le bugie di allora, quelli che da allora a oggi non hanno più studiato ne pensato, non me. Abbiamo voluto scrivere questa lettera senza l’aiuto d’un giurista. Ma a scuola una copia dei Codici l’abbiamo. Nel testo stesso dell’art. 40 c.p.m.p. e nella giurisprudenza all’art. 51 del c.p. abbiamo trovato che il soldato non deve obbedire quando l’atto comandato è manifestamente delittuoso. Che l’ordine deve avere un minimo d’apparenza di legittimità. Una sentenza del T.S.M. condanna un soldato che ha obbedito a un ordine di strage di civili (13-12-1949, imputato Strauch). Allora anche il Vostro ordinamento riconosce che perfino il soldato ha una coscienza e deve saperla usare quando è l’ora. Come potrebbe avere un minimo di parvenza di legittimità una decimazione, una rappresaglia su ostaggi, la deportazione degli ebrei, la tortura, una guerra coloniale? Oppure, può avere un minimo di parvenza di legittimità un atto condannato dagli accordi internazionali che l’Italia ha sottoscritto? Il nostro Arcivescovo Card. Florit ha scritto che “”è praticamente impossibile all’individuo singolo valutare i molteplici aspetti relativi alla moralità degli ordini che riceve”” (Lettera al Clero 14-4-1965). Certo non voleva riferirsi all’ordine che hanno ricevuto le infermiere tedesche di uccidere i loro malati. E neppure a quello che ricevette Badoglio e trasmise ai suoi soldati di mirare anche agli ospedali (telegramma di Mussolini 28-3-1936). E neppure all’uso dei gas. Che gli italiani in Etiopia abbiano usato gas è un fatto su cui è inutile chiudere gli occhi.(…)

 

A Norimberga e a Gerusalemme sono stati condannati uomini che avevano obbedito. L’umanità intera consente che essi non dovevano obbedire, perché c’è una legge che gli uomini non hanno forse ancora ben scritta nei loro codici, ma che è scritta nel loro cuore. Una gran parte dell’umanità la chiama legge di Dio, l’altra parte la chiama legge della Coscienza. (…)

 

 A dar retta ai teorici dell’obbedienza e a certi tribunali tedeschi, dell’assassinio di sei milioni di ebrei risponderà solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perché pazzo. Dunque quel delitto non è mai avvenuto perché non ha autore. C’è un modo solo per uscire da questo macabro gioco di parole. Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo ne davanti agli uomini ne davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto. (…)

 

Ho tentato di educare i ragazzi così. Li ho indirizzati per quanto ho potuto verso i sindacati (le uniche organizzazioni che applichino su larga scala le tecniche non violente). Ma la non violenza non è ancora la dottrina ufficiale di tutta la Chiesa. Mentre la dottrina del primato della coscienza sulla legge dello Stato lo è certamente Mi sarà facile dimostrare che nella mia lettera ho parlato da cattolico integrale, anzi spesso da cattolico conservatore. Cominciamo dalla storia. La storia d’Italia fino al 1929 nella mia lettera è identica a come la raccontavano i preti in seminario prima di quella data. Il mio vecchio parroco mi diceva che “”La Squilla””, il giornale cattolico di Firenze, aveva in vetta e in fondo uno striscione nero. Portava il lutto del Risorgimento! In quanto alla storia più recente cioè al giudizio sulle guerre fasciste, può anche darsi che qualche mio confratello sia intimamente un nostalgico, ma è notorio che la gran maggioranza dei preti sostiene un partito democratico che fu il principale autore della Costituzione (dunque anche della parola ripudia). Veniamo alla dottrina.

 

 La dottrina del primato della legge di Dio sulla legge degli uomini è condivisa, anzi glorificata, da tutta la Chiesa. Non andrò a cercare teologi moderni e difficili per dimostrarlo. Si può domandarlo a un bambino che si prepara alla Prima Comunione: “”Se il padre o la madre comanda una cosa cattiva bisogna obbedirlo? I martiri disobbedirono alle leggi dello Stato. Fecero bene o male?””. C’è chi cita a sproposito il detto di S. Pietro: “”Obbedite ai vostri superiori anche se sono cattivi””. Infatti. Non ha nessuna importanza se chi comanda è personalmente buono o cattivo. Delle sue azioni risponderà lui davanti a Dio. Ha pero importanza se ci comanda cose buone o cattive perché delle nostre azioni risponderemo noi davanti a Dio. Tant’è vero che Pietro scriveva quelle sagge raccomandazioni all’obbedienza dal carcere dove era chiuso per aver solennemente disobbedito. Il Concilio di Trento è esplicito su questo punto (Catechismo III parte, IV precetto, 16° paragrafo): “”Se le autorità politiche comanderanno qualcosa di iniquo non sono assolutamente da ascoltare. Nello spiegare questa cosa al popolo il parroco faccia notare che premio grande e proporzionato è riservato in cielo a coloro che obbediscono a questo precetto divino”” cioè di disobbedire allo Stato! (…)

 

 

E infine affrontiamo il problema più cocente delle ultime guerre e di quelle future: l’uccisione dei civili. La Chiesa non ha mai ammesso che in guerra fosse lecito uccidere civili, a meno che la cosa avvenisse incidentalmente cioè nel tentare di colpire un obiettivo militare. Ora abbiamo letto a scuola su segnalazione del “”Giorno”” un articolo del premio Nobel Max Born (Bullettin of the Atomic Scientists, aprile 1964). Dice che nella prima guerra mondiale i morti furono 5% civili 95% militari (si poteva ancora sostenere che i civili erano morti “”incidentalmente””). Nella seconda 48% civili 52% militari (non si poteva più sostenere che i civili fossero morti “”incidentalmente””). In quella di Corea 48% civili 16% militari (si può ormai sostenere che i militari muoiono “”incidentalmente “”). Sappiamo tutti che i generali studiano la strategia d’oggi con l’unità di misura del megadeath (un milione di morti) cioè che le armi attuali mirano direttamente ai civili e che si salveranno forse solo i militari. Che io sappia nessun teologo ammette che un soldato possa mirare direttamente (si può ormai dire esclusivamente) ai civili. Dunque in casi del genere il cristiano deve obiettare anche a costo della vita. Io aggiungerei che mi pare coerente dire che a una guerra simile il cristiano non potrà partecipare nemmeno come cuciniere. Gandhi l’aveva già capito quando ancora non si parlava di armi atomiche. “”Io non traccio alcuna distinzione tra coloro che portano le armi di distruzione e coloro che prestano servizio di Croce Rossa. Entrambi partecipano alla guerra e ne promuovono la causa. Entrambi sono colpevoli del crimine della guerra”” (Non violence in peace and war. Ahmedabad 14 vol. 1). (…)

 

………….don L. Milani

(Paziente inglese)

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Le valutazioni di una casalinga

 

Abito a Baggiovara vicino al nuovo distributore Conad, con la benzina offerta oggi 11.06.08 a 1,398 al lt,che ha sempre la fila di automobilisti per il rifornimento.

Non sono un tipo paziente e così, oggi, sono andata a fare il pieno presso il distributore dove vado di solito con il prezzo al lt 1.499 .

Ho fatto il pieno cioè ho speso 50Euro per ottenere circa ,poco meno, 34 litri di benzina.

Ho fatto un  conto della serva e più o meno ho speso in più € 3.40 ma non ho fatto fila , ho scambiato due chiacchiere amichevoli con il gestore che molto gentilmente mi ha controllato i livelli dell’olio, messo l’acqua nel radiatore e controllato la pressione delle gomme. Il benzinaio dove vado di solito è sulla strada che percorro abitualmente perciò è ricompresso nei km percorsi. Ebbene la domanda che mi pongo è questa. Le auto che si recano al  distributore Conad di Baggiovara  lo scelgono perché “è di strada” oltre che per il prezzo ?

Emanuela

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