Tredici conigli

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Nel 1859 una coppia di coloni inglesi, trasferitasi in Australia, decise di portare con sé anche una gabbietta con tredici conigli.

Giunti a destinazione essi liberarono le bestiole che presero, con la prolificità che è loro caratteristica, a moltiplicarsi.

Nessuno, in un primo momento, si rese conto del problema, ma dopo pochi anni i conigli avevano raggiunto un numero tale da costituire una calamità. Distruggevano le colture, attiravano i predatori, in particolare i serpenti che in Australia sono particolarmente pericolosi per il loro veleno.

Qualcuno decise di intervenire proponendo di uccidere un certo numero di animali all’anno, ma dovette desistere per le proteste degli animalisti di allora che sostenevano come non si potesse pensare di uccidere delle bestiole così carine ed innocue per l’uomo. Ed il numero continuò a crescere.

Ciclicamente qualcuno lanciava il suo grido di allarme ma sistematicamente questo cadeva nel vuoto.

Nel 1950 i conigli avevano raggiunto l’incredibile numero di un miliardo e duecento milioni di esemplari e l’intero ecosistema australiano giunse al collasso. Di fronte allo sterminio delle produzioni agricole, alle malattie che essi portavano, all’abnorme aumento di predatori di ogni tipo, e soprattutto al gravissimo danno economico risultante, quantificato in cinquecento milioni di euro all’anno, il governo australiano decise di intervenire e di non tener conto delle proteste animaliste. Infettarono gli animali con mixomatosi, in un primo tempo, e poi con calicivirus e questo servì a decimare in maniera risolutiva il numero dei conigli. Oggi il problema è considerato risolto.

Bene, questa è la storia che intendevo raccontarvi. Non ho difficoltà ad ammettere che essa sia piuttosto noiosa e del tutto priva di interesse. Se ho voluto raccontarla ai miei venticinque lettori è perchè ritengo che da essa si possano trarre alcune conclusioni.

Innanzitutto che, come diceva il Manzoni, “”le disgrazie quando non vengono da sole, siamo noi che andiamo a cercarle””. Poi che sottovalutare un problema ha come logico e certo epilogo la catastrofe, sempre.

Quindi che certi atteggiamenti di falso pietismo, di malinteso senso di solidarietà o per dirla con termine attuale di “”correttezza politica””, finiscono sempre col ritorcersi contro chi li esercita.

Ed infine che io vedo in questa storia una strabiliante analogia con un’altra invasione, questa volta non in Australia ma in Europa, ove l’introduzione, una ventina di anni fa, di pochi conigli sta lentamente ma costantemente minando le radici culturali degli indigeni. E non vorrei che l’unico intervento possibile sia, a questo punto quello utilizzato dagli Australiani, anche se mi rendo conto che i conigli australiani non tagliavano la gola a nessuno.

Si può agire diversamente? Si deve agire? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i lettori di Bice.

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