Trattativa tra Alitalia e la compagnia emiratina Etihad

Condividi su i tuoi canali:

None

Sarà la salvezza  della Compagnia di Bandiera, o l’ennesima  delusione? E quali ripercussioni, anche politche avrà, eventualmente?

di Alberto Venturi

Possiamo stare tranquilli; il triangolo fra Alitalia, Air France-Klm e Etihad, comunque vada a finire, non avrà ripercussioni sulla politica italiana. Nel Paese dove le responsabilità non esistono, perché qualcuno dovrebbe pagare un qualsiasi prezzo? Non lo ha pagato Silvio Berlusconi quando, dichiarandosi ostile alla proposta, fece fallire l’accordo del Governo Prodi con Air France-Klm nel 2008, salvo poi chiudere con Cai, Compagnia Aerea Italiana, a condizioni peggiori, 700 milioni in meno e 7000 lavoratori (5000 in più) in una lunga cassa integrazione, oltre a due miliardi di bad company. E chi divenne poi il nuovo socio di Alitalia se non la stessa Air France? Non ha pagato alcun prezzo il segretario della Cisl Bonanni, anche lui in prima linea nel fallimento nella trattativa prodiana. Non hanno pagato prezzo i manager, i politici di riferimento e tutti coloro che nel tempo hanno contribuito ad affossare la compagnia di bandiera italiana, decantata per qualità e servizio, ma sempre con bilanci deficitari, come altri carrozzoni di stato. Basterà ricordare che alla CAI, Compagnia Aerea Italiana, la cordata nazionale voluta da Berlusconi, hanno partecipato Roberto Colaninno, i Benetton, i Riva dell’Ilva, i Ligresti, i Marcegaglia, i Caltagirone, il gruppo Gavio e da Marco Tronchetti Provera, Intesa Sanpaolo, diversi dei quali poi apparsi sulle pagine della cronaca giudiziaria: si sono presi la parte migliore della compagnia e hanno lasciato il torsolo allo stato. Ieri come oggi, che si parla dell’ingresso di Etihad per fare ritrovare entusiasmo anche ad Air France-Klm affinché continui ad investire in Alitalia.Ieri come oggi, con le acquisizioni di storici gruppi italiani, parte dei quali soltanto spolpati, sottoposti a spezzatino e quindi abbandonati. Oppure come la manovra di portata storica che sta rendendo ‘straniera’ la Fiat. Manca una politica industriale, manca il ‘governo’ da parte delle istituzioni per riuscire a favorire l’economia di mercato e le partnership internazionali, ma anche per difendere le eccellenze e le risorse italiane.Non è semplice per noi cittadini decifrare le volontà dei protagonisti di Alitalia, a un anno da Expo, con in gioco il futuro di Malpensa e Linate, il tramonto della rotta Milano-Roma, ormai appannaggio della ferrovia, lo shopping già fatto in Europa da Etihad (il 29% della tedesca Air Berlin e il 33% della svizzera Darwin Airlines (finendo per irritare Lufthansa, un nuovo ruolo per Fiumicino che si apre a est, oltre che sul Mediterraneo.Politica e sindacati approvano in genere l’operazione con Etihad, ma nessuno fa riferimento a una strategia italiana per il settore… forse perché non c’è e continuiamo ad affrontare l’emergenza con l’emergenza senza mai prepararsi ai passi successivi.

 

Alitalia agli arabi di Ethiad: operazione grimaldello per la conquista dell’Europa

                                                  

di Gianni Galeotti

Non credo ci sia bisogno di essere degli economisti o degli esperti di politica industriale per capire che anche Alitalia, presto di Italia non avrà più nulla o quasi. Ridotta talmente male da una lunghissima serie di fallimenti gestionali, la compagnia di bandiera, usata troppo spesso anche come bandiera elettorale, sarà svenduta agli arabi, per un paio di cotiche. Con 300 milioni gli arabi acquisterebbero il 49% della compagnia. Un nulla a confronto ai miliardi di euro che solo nel 2008 Air France avrebbe speso per il salvataggio del vettore italiano. Purtroppo e per questo l’affare Ethiad, salutato con toni trionfalistici dal Premier Letta, sembra rappresentare molto più di ciò che le cifre stanno ad indicare. L’affare ha infatti un alto valore simbolico, oltre che strategico. Il controllo di Alitalia, è segno di un ulteriore tassello dell’avanzata inesorabile del mondo economico arabo in Italia e, tramite questa, in Europa. Un avanzata che proprio dall’Oriente lo stesso premier Letta salutava con toni trionfalistici unendo guarda caso il contestuale annuncio della possibile apertura della cassa depositi e prestiti e della gestione delle reti ai fondi arabi. Un’operazione che si inserirebbe in una serie di altre già avviate in Italia. Altri fondi arabi sono già inseriti nelle pieghe finanziarie di alcune aziende private del paese. Si pensi al fondo  di Abu Dhabi col il 5% nell’Unicredit , banca che ha come Vicepresidente il Luca Cordero di Montezemolo, Presidente della Ferrari, società da anni con quote in mano araba che ha proprio ad Abu Dhabi il suo parco di divertimenti. E potremmo continuare per pagine e pagine.   In soldoni, il salvataggio di Alitalia, più che l’affare del secolo, appare più che altro come il grimaldello attraverso il quale i veicoli finanziari degli Emirati potranno ambire a mettere a segno colpi sempre più grossi. Ciò che lascia perplessi, per non dire desolati, è il fatto che l’Italia, e le sue grandi aziende private e di Stato, siano state spinte a questo punto non a seguito di una strategia chiara e di lungo periodo ma dell’assenza totale di qualsivoglia visione politica e strategica in grado di andare al di la di qualche giorno rispetto agli interessi contingenti ed elettorali del governo di turno. Per questo, oggi,  mentre altri Paesi si preparano a mettere le ali, l’Italia si prepara agli effetti di una liquidazione totale che non risparmierà purtroppo nemmeno i dipendenti al di la delle rassicurazioni fino ad oggi date.

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Fiera di San Rocco 2022

Dal 12 al 16 agosto: cinque giorni di festa, spettacoli e tanto cibo, ad ingresso gratuito! Ecco in arrivo la ultracentenaria Fiera di san Rocco,

Corso per Clown Dottori

Si parte a ottobre, ma gli incontri di presentazione del corso sono previsti il 6 e il 10 settembre L’associazione Dìmondi Clown organizza, a partire